Risparmio gestito, il semestre chiude in rallentamento

A giugno raccolta in rosso per 579 milioni dopo i -6,91 miliardi di maggio, per un totale di +9,3 mld da inizio anno, rispetto ai +56,9 mld dei primi sei mesi del 2017. Positivi i fondi aperti (990 milioni) trainati dai monetari, flessibili e bilanciati, negativi obbligazionari e azionari
di Paola Valentini

Secondo risultato consecutivo di raccolta in rosso per l’industria italiana del risparmio gestito, anche se con deflussi in calo rispetto a maggio. Giugno, in base alla mappa di Assogestioni, si è chiuso con un saldo di -579 milioni di euro dopo i -6,91 miliardi del mese precedente, portando il bilancio dei primi sei mesi dell’anno a +9,32 miliardi, rispetto ai +56,9 miliardi del primo semestre 2017. Procede quindi incerta la dinamica del mercato quest’anno che ha visto anche febbraio in negativo (-900 milioni) per via di riscatti dai fondi monetari.

Mentre a maggio e a giugno a causare le perdite sono stati movimenti una tantum nei portafogli. E se nel primo caso avevano inciso negativamente operazioni di spostamento di masse infragruppo all’interno del Credem , rilevate come uscite da Assogestioni (-3,67 miliardi), il mese scorso invece il focus è su Bnl Bnp Paribas che ha accusato deflussi per 6,24 miliardi.

Queste uscite derivano, spiega il gruppo, “dalla revoca di un mandato, assegnatoci da un cliente assicurativo dal 2010, per una scelta strategica non dipendente dalle performance. Col cliente stesso, infatti, Bnp Paribas Am continuerà ad avere significativi rapporti di gestione”.
D’altra parte ci sono le Poste che invece hanno chiuso il mese con un saldo positivo per oltre 5,51 miliardi. Quindi in questo caso, a differenza di maggio quando i movimenti interni non avevano prodotto nella mappa saldi a compensazione, a giugno invece c’è un riscontro tra le uscite di Bnl Bnp Paribas e quelle di Poste.
E’ quindi innegabile che, anche al netto di questi passaggi, l’industria quest’anno è alle prese con una tendenza in netto rallentamento rispetto all’andamento degli ultimi anni.

A sostenere la raccolta del mese sono i fondi aperti con un contributo di 990 milioni per un totale da inizio anno di +10 miliardi (negativi per 11 milioni i fondi chiusi), sotto la parità invece le gestioni di portafoglio a quota -1,55 miliardi, pari a -1,26 miliardi da gennaio.
Il patrimonio gestito totale a fine giugno si mantiene sopra quota 2.060 miliardi, ma in calo rispetto ai 2.064 miliardi di fine maggio. Le masse investite nelle gestioni collettive sono pari a 1.059 miliardi (il 51,4% del totale), mentre quelle delle gestioni di portafoglio si attestano a 1.002 miliardi (il 48,6% del totale).
Sul fronte delle singole categorie dei fondi aperti, guidano la raccolta dei fondi aperti i prodotti monetari (+3,92 miliardi, in netta ripresa dai -55 milioni di maggio ), i bilanciati (+913 milioni, in linea rispetto al miliardo di maggio) e i flessibili (+587 milioni, in recupero rispetto ai 392 milioni del mese precedente). Segno che gli investitori nei momenti di tensione dei mercati si affidano ai gestori che si possono muovere e diversificare il più possibile tra le varie asset class, come nel caso dei flessibili o dei bilanciati. Mentre la scelta dei monetari appare curiosa dal momento che con i tassi ancora ai minimi questi prodotti fanno fatica a dare rendimenti positivi tolte le commissioni.

Restano sempre bersagliati dai riscatti i fondi obbligazionari a quota 3,51 miliardi (dai -3,56 miliardi di maggio), per via delle attese di rialzo del costo del denaro, e gli azionari che peggiorano il rosso di maggio (-157 milioni) chiudendo a -861 milioni a causa di mercati che anche a giugno sono rimasti incerti.
Per quanto riguarda invece il passaporto dei fondi, i prodotti di diritto italiano hanno avuto un bilancio negativo per 513 milioni (+1,75 miliardi da inizio anno), quelli di diritto estero sono risultati in positivo per 1,502 miliardi (+8,29 miliardi da inizio anno).
Guardando ai risultati delle singole società di gestione, i big hanno tutti avuto una raccolta netta mista. A partire da Generali , primo in classifica per masse, che ha archiviato giugno a +1,63 miliardi (-1,38 miliardi a maggio). Anche questa volta, la compagnia spiega che il risultato è dovuto principalmente ad operazioni infragruppo.

Per Intesa Sanpaolo il mese si è chiuso a -716 milioni, dopo i -206 milioni di maggio, (di cui -816 milioni relativi a Eurizon e +100 milioni di Banca Fideuram), per Amundi a +297 milioni (dai -310 milioni di maggio), Anima -503,6 milioni (-670,6 milioni a maggio). Brillano, come si diceva, invece le Poste con flussi per oltre 5,51 miliardi (+99 milioni a giugno), mentre il gruppo Ubi Banca segna -165 milioni (372 milioni a maggio), Mediolanum +244 milioni (129,3 milioni a maggio) e Azimut -219 milioni (+31,3 milioni a maggio).
Il primo estero per raccolta del mese è Morgan Stanley con 520 milioni, tutti in fondi aperti, che continua sul sentiero di crescita (514,9 milioni a maggio). Tra i gruppi internazionali frena Jp Morgan Am (-46,5 milioni dopo i 151,5 milioni di maggio, anche in questo caso tutti riferiti agli aperti). Nonostante il rosso del mese, Jp Morgan Am si conferma al primo posto in Italia per masse (36,8 miliardi) tra gli asset manager esteri senza una rete propria di distribuzione. Sopra la parità anche Axa Im (1,44 miliardi dai 338,2 milioni di maggio).

Tra le altre case straniere hanno registrato deflussi Schroders (-189 milioni dai -701,2 milioni di maggio), il gruppo Deutsche Bank (-524 milioni dopo i -383,1 milioni di maggio) e Franklin Templeton (-224 milioni dai -236 milioni di maggio). Quest’ultima società di gestione continua a perdere terreno e rispetto a qualche anno fa ha visto il patrimonio dimezzarsi al livello attuale di 15,5 miliardi. In rosso anche Invesco (-137,4 milioni, +7,1 milioni a maggio) e M&G (-35,8 milioni, +205,9 milioni a maggio).
Fonte: logo_mf