Risparmio gestito col fiatone

di Roberta Castellarin

Il risparmio gestito in Italia ha un po’ di fiatone. In base ai dati di Assogestioni, nei primi cinque mesi dell’anno la raccolta è stata pari a 9 miliardi di euro. Un risultato positivo, beninteso, ma che lascia prevedere che nel 2018 non si potrà replicare il boom di flussi che ha caratterizzato gli ultimi cinque anni (si veda tabella). E le azioni quotate delle principali realtà del wealth management italiano a Piazza Affari stanno soffrendo (si vedano grafici). La maggioranza dei titoli dell’industria della consulenza finanziaria e del risparmio gestito quotati a Piazza Affari hanno da inizio anno perso dal 17 al 21% da inizio anno. Fa eccezione FinecoBank che da gennaio si è apprezzata del 19%. Ma questo è anche l’unico caso in cui la raccolta del primo semestre è risultata superiore a quella dello stesso periodo del 2017. E questo può aver fatto la differenza, assieme a un profilo di business più diversificato rispetto ai competitor, in quanto in Fineco l’attività nel risparmio gestito si affianca a quella di banca online, che trae invece beneficio da una maggiore volatilità dei mercati.
La natura stessa degli asset manager quotati fa sì che siano degli amplificatori di quanto avviene sui mercati. E in particolare nel caso italiano di quanto avviene nel mercato dei bond, che ancora rappresentano una fetta importante nei portafogli dei risparmiatori. L’allargamento dello spread Btp-Bund, salito di circa 100 punti da maggio in poi, ha quindi penalizzato questi titoli, molto sensibili al livello di fiducia verso il Paese. E questo anche se, in realtà, il progressivo spostamento degli investitori italiani dall’investimento diretto in titoli verso i prodotti del risparmio gestito è un trend destinato a favorire proprio reti e asset manager. Non è un caso che anche il colosso francese Amundi, quotato alla borsa di Parigi ma con una forte presenza in Italia in seguito all’acquisto di Pioneer, registri la stessa sorte in borsa con il titolo che da inizio anno si è deprezzato del 17%. «Per gli asset gatherer l’andamento dei mercati è centrale perché influenza, assieme alla raccolta, l’andamento del patrimonio di asset in gestione in base al quale vengono valutati. Ma anche perché l’attesa sui mercati influenza le aspettative riguardo la raccolta futura», dice Mario Spreafico, chief investment officer di Indosuez Wealth Management Italia e di Banca Leonardo e Head of Southern Europe Discretionary Portfolio. «Questi titoli amplificano il mercato sia nelle fase di rialzo sia nelle fasi di maggiore incertezza come quella attuale».

In ogni caso i flussi realizzati a giugno fotografano un sistema che tiene nonostante la maggiore incertezza sui mercati. Si conferma quindi il trend emerso dai dati elaborati da Assoreti sul bilancio del sistema a fine maggio, quando si attestava che la raccolta netta delle reti di consulenti finanziari è stata pari 3,3 miliardi, segnando un +28,5% rispetto al mese precedente. Da inizio anno il saldo complessivo è positivo per 14,3 miliardi. E per quanto riguarda la componente fondi comuni e sicav, da inizio anno a fine maggio l’apporto delle reti sale a 6,8 miliardi e rappresenta il 75,3% degli investimenti netti complessivi realizzati sulle gestioni collettive aperte (9 miliardi).

I dati di Assoreti si fermano a fine maggio, ma reti e asset manager quotati hanno già comunicato i numeri di giugno e in diversi casi la raccolta registrata è stata superiore o in linea alle attese. Per esempio, Banca Generali ha realizzato a giugno una raccolta netta di 502 milioni con un saldo da inizio anno di 3,15 miliardi. La raccolta netta gestita è stata di 1,6 miliardi da inizio anno. «Nonostante le mutate condizioni dei mercati, continuiamo a crescere migliorando ulteriormente il ritmo di raccolta rispetto al trend», ha dichiarato l’amministratore delegato Gian Maria Mossa. Mediobanca , che assegna al titolo Banca Generali un giudizio outperform e un prezzo obiettivo a 28 euro, sottolinea: «La raccolta netta totale resta solida nel 2018, anche se inferiore a quella del 2017, con un business mix che migliora a giugno rispetto a maggio, quando era stato maggiore l’impatto della volatilità del mercato». Secondo Mediobanca la Banca Generali potrà raggiungere a questo ritmo i 5 miliardi di raccolta nell’intero anno, che è il dato atteso dagli analisti.

Per Banca Mediolanum giugno è risultato il mese migliore del 2018 con 472 milioni raccolti e un saldo da inizio anno di 2,1 miliardi. Mediobanca , che assegna al gruppo guidato da Massimo Doris un giudizio neutral con un prezzo obiettivo di 6,6 euro, sottolinea che proprio grazie all’accelerazione del mese scorso la società potrà raggiungere i 4 miliardi di raccolta 2018 attesi dagli analisti di piazzetta Cuccia. Per Banca Imi il giudizio sul titolo è add e il prezzo obiettivo si attesta a 7,1 euro.

Dal canto suo Anima ha chiuso il semestre con una raccolta negativa per 355 milioni di euro. «La raccolta del mese di giugno ha risentito delle condizioni avverse e della forte volatilità dei mercati finanziari, che hanno comportato un atteggiamento più cauto da parte di collocatori e clienti, oltre che dell’atteso disinvestimento di un cliente istituzionale», ha commentato Marco Carreri, amministratore delegato di Anima . Il quale, però, si mostra fiducioso verso il secondo semestre. «Siamo estremamente fiduciosi in un secondo semestre positivo, anche grazie all’apporto atteso dai nuovi accordi di partnership stipulati nei mesi scorsi e che stanno trovando concretezza, come dimostrato dal perfezionamento dell’acquisizione da Banca Aletti di mandati per la gestione in delega per 9,4 miliardi di euro», ha detto Carreri. Banca Imi assegna al titolo un giudizio buy con un prezzo obiettivo di 6,8 euro.

Nel caso di Finecobank , che da inizio anno conta su una raccolta netta di 3,6 miliardi di euro, il modello di business piace agli analisti, che ancora una volta a giugno sono rimasti sorpresi da un flusso mensile superiore alle attese, ma a questi prezzi l’azione non è a buon mercato e per questa ragione prevalgono i giudizi neutrali. Secondo Banca Akros, che assegna al titolo della società guidata da Alessandro Foti un giudizio neutral e un prezzo obiettivo a 9,3 euro, i dati di raccolta rappresentano una notizia positiva. «I numeri di giugno sono stati superiori ai 500 milioni che ci aspettavamo, si tratta del terzo mese di seguito in cui vengono superate le nostre attese. Si tratta di una società di qualità e di un modello di business eccellente, ma l’azione non tratta a buon mercato», dicono gli analisti di Banca Akros. Da qui il giudizio neutrale sul titolo. Fa eco Mediobanca , che assegna al titolo un giudizio neutral con un prezzo obiettivo a 8,5 euro. (riproduzione riservata)

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