Il piano M5S per il private equity

di Andrea Pira
Per rilanciare venture capital e private equity in Italia il governo pensa alla creazione di un fondo dedicato alle startup innovative, capace di attirare investimenti di assicurazioni e fondi pensioni. Al momento si tratta soltanto di un’ipotesi di lavoro, della quale però il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha parlato ieri in due occasioni, ribadendo alcuni concetti-chiave. Lo ha fatto da prima intervenendo all’assemblea annuale dell’Ania, rivolgendosi quindi alle compagnie assicurative.
Il tema è quindi tornato in chiusura della presentazione della Relazione annuale dell’Inps, evocando in questo caso il possibile ruolo dei fondi pensione, con un riferimento all’esperienza statunitense e alla spinta che a loro tempo diedero al mercato a stelle e strisce. Per il leader pentastellato compito del veicolo dovrà essere quello di convogliare risorse a favore dell’innovazione, dando «una mission» precisa alle startup indirizzandone l’attività verso settori che abbiano uno sbocco futuro, così da calmierare il tasso di mortalità delle aziende e garantendo in questo modo redditività agli investimenti fatti. «Dobbiamo trovare il modo di utilizzare i grandi capitali per far germogliare le startup», ha sottolineato il vicepremier al termine della presentazione del presidente Inps Tito Boeri.

Il decollo del mercato italiano del venture capital è uno dei pallini dell’ala grillina della maggioranza pentaleghista. Proprio dalle colonne di MF-Milano Finanza lo scorso 24 marzo, nel bel mezzo dello stallo politico provocato dall’esito del voto di venti giorni prima, Davide Casaleggio aveva evocato la necessità di «razionalizzare gli interventi e concentrare gli sforzi per creare un sistema tutto italiano di finanziamento dell’innovazione». L’imprenditore della Casaleggio Associati, punto di riferimento dell’associazione Rousseau, perno della piattaforma dell’M5S, portava come esempio la Francia e l’opera di persuasione sulle grandi aziende affinché attivassero un processo di «corporate venture capital» e di sostegno all’ecosistema. A detta dell’eminenza grigia del Movimento è quindi necessario «creare cultura attorno al finanziamento di capitale di rischio» e ricorrere a formule come il private debt.
Da uno studio della stessa Casaleggio Associati emerge infatti che per ogni milione investito dal venture capital in Italia sono stati creati 12 posti di lavoro nelle aziende coinvolte e 60 nell’indotto. Mentre in totale l’importo medio raccolto è stato di 3,8 milioni di euro. Posizioni che nel contratto di governo siglato da Lega e M5S venivano declinate parlando di «particolare attenzione» che sarà dedicata anche in sede di Unione Europea per «innescare e favorire processi di sviluppo economico sostenibili, basati soprattutto su innovazione, startup e impresa giovanile».
Davanti alla platea delle assicurazioni Di Maio ha quindi evocato sinergie tra pubblico e privato che spazino dalle nuove rivoluzioni scientifiche in ambito sanitario alle innovazioni nella previdenza sociale, alla lotta contro i cambiamenti climatici, mettendo in comune l’esperienza accumulata dalla imprese d’assicurazione. Un modello evocato dal titolare del Mise e del Lavoro è il fondo per le infrastrutture proposto nei mesi scorsi dall’Ania, per valutare le opportunità d’investimento, e che per Di Maio potrebbe essere riproposto anche in altri settori, a partire dall’innovazione tecnologica. (riproduzione riservata)
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