Le malattie del ceppo fanno fuori i vitigni francesi. Piano da 10 mln

La perdita per il settore può raggiungere un miliardo di euro

di Angelica Ratti
Un ceppo di vite vittima della malattia dell’esca
In Francia un ceppo di vite su dieci è minacciato dalla malattia dell’esca e la situazione è abbastanza grave. Tanto che la perdita per il settore della viticoltura può arrivare a un miliardo di euro, circa il 10% del montante totale. Una ferita aperta tra i vignaioli francesi. Tutti sono alla ricerca di una soluzione, dal momento che il deperimento dei vigneti interessa dal 15% al 20% dei vigneti della Francia e non risparmia neppure i ceppi all’estero. La causa principale è la malattia dell’esca, la più preoccupante fra le malattie del legno, dovuta a una serie di funghi di varia provenienza segnalati nei territori coltivati a vigneti dell’America del Nord come in quelli dell’America del Sud, oltre che in Europa, Australia, Libano, Africa del Sud. La sua comparsa risale ad almeno una dozzina di anni fa in alcune regioni coltivate a vigneti della Francia, in Touraine e Jura, prima di toccare l’insieme delle regioni viticole del paese d’Oltralpe.

La malattia, conosciuta da molti secoli, si manifesta con la necrosi del legno. Sulla pianta si nota per la colorazione anomala delle foglie che diventano secche. Il ceppo può morire in qualche giorno. Alcuni viticoltori hanno effettuato una tecnica di raschiamento del ceppo, ma il ritorno alla piena produzione richiede almeno un paio d’anni. Infatti, la malattia dell’esca riduce del 5% l’anno il rendimento della pianta.

Tuttavia la malattia continua a svilupparsi anche in ragione delle condizioni climatiche. All’inizio degli anni 2000 ha conosciuto un’accelerazione nei vigneti francesi e le perdite ammontano a un ceppo su dieci. Una enormità per il settore, che cerca di correre ai ripari.

La filiera ha immaginato un piano nazionale e sono stati lanciati cinque nuovi programmi dal ministero dell’agricoltura e dal comitato francese dei professionisti del vino. In totale dovranno essere investiti 10,4 milioni di euro, secondo questo piano, nel periodo fra il 2017 e il 2022. Tre le linee di ricerca: le intereazioni tra la pianta e il suolo; le leve socio-economiche necessarie al cambiamento delle pratiche viticole e il trasferimento di conoscenze.
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