Le coop salvano le (proprie) pensioni

di Carlo Valentini
Il governo fa pastrocchi col decreto Dignità e vacilla sulle pensioni? Corrono ai ripari Legacoop, Confcoop e Agci, assieme a Cgil, Cisl e Uil. Tutti insieme appassionatamente hanno fuso vari organismi e fatto nascere uno dei fondi pensione più grandi (112 mila iscritti) e patrimonializzati (1,9 miliardi di euro). Così le pensioni, almeno quelle dei lavoratori delle cooperative, dovrebbero essere assicurate. Si chiama Previdenza Cooperativa, è in funzione dal 1° luglio e da metà mese le aziende associate alle tre centrali cooperative dovranno effettuare i versamenti contributivi complementari (in riferimento ai contratti di lavoro sottoscritti con Cgil, Cisl e Uil) per i propri dipendenti al nuovo fondo. L’obiettivo è sia migliorare le performance degli investimenti (la media nel periodo 2007-2017 dell’incremento patrimoniale dei fondi che si sono fusi è stata del 520%) che ridurre le spese di gestione (tra il 5% e il 10%). Coop e sindacati sperano di dare il buon esempio: «È importante per i fondi pensione italiani», dice il neo presidente del fondo di previdenza, Stafano Dall’Ara, «proseguire sulla strada delle aggregazioni per raggiungere assetti dimensionali più solidi e consistenti». Loro lo hanno fatto. Insomma le coop, diventate pluraliste, strizzano l’occhio, secondo alcuni sondaggi (anche), ai grillini. Ma intanto cercano di mettere le proprie pensioni in salvo.
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