Dopo il maxi piano di vendita e il riassetto in Germania nelle casse del gruppo ci sono ora 3,4 miliardi da puntare sulla crescita. Nel mirino Asia e Turchia, dice il numero uno dell’internazionale de Courtois
di Anna Messia

In agenda c’è ancora qualche altra operazione, ma di piccolo cabotaggio. Con la cessione annunciata giovedì 19 della società in Guernsey, nel canale della Manica, e di Link in Irlanda si è di fatto completato il maxi piano di Generali di dismissione di asset considerati non più core per il gruppo assicurativo. L’obiettivo, come aveva annunciato il group ceo Philippe Donnet durante l’investor day di novembre 2016, era di incassare un miliardo di euro, che sarebbe poi stato reinvestito sulla crescita delle compagnia in mercati strategici e promettenti. Ma le vendite hanno portato a un incasso per il Leone decisamente più alto di quanto previsto. Considerando l’ultimo riassetto in Guernsey e Irlanda, che dovrebbe fruttare 409 milioni, cui si potrebbero aggiungere altri 10 milioni, le dismissioni hanno portato alla compagnia più di un miliardo e mezzo di euro nell’ultimo anno, e la cifra potrebbe crescere ancora un po’. «Il piano di riassetto che avevamo annunciato al mercato a novembre di due anni fa è quasi completato e lo chiuderemo come previsto entro la fine del 2018», spiega a MF-Milano Finanza, Frédéric de Courtois, group ceo global business lines & international di Generali che della maxi riorganizzazione del Leone nel mondo è stato il regista.
Sono stati ceduti, tra gli altri, gli asset in Belgio (540 milioni) e in Olanda (143 milioni), ma anche in Irlanda (286 milioni), Guatemala, Colombia e Panama. «Vogliamo focalizzarci nei mercati dove siamo già tra i primi cinque player assicurativi o dove abbiamo le potenzialità per raggiungere quei livelli», continua de Courtois. Con questa logica, per esempio, il Leone ha deciso di siglare un importante accordo distributivo in Brasile, dove la compagnia è ancora lontana dal traguardo dei top five. «Nel Paese abbiamo siglato una partnership di durata ventennale con Banco Bmg, una società finanziaria specializzata nel settore degli anziani e dei dipendenti pubblici, in un’ottica business to business to consumer che abbiamo attuato anche in India», spiega il manager. In pratica la compagnia firma accordi con società, che a loro volta distribuiscono i prodotti e i servizi assicurativi al cliente finale. In un anno e mezzo l’accordo con Bmg ha consentito a Generali di raggiungere indirettamente 3 milioni di clienti. Operazioni come queste possono consentire alla compagnia di raggiungere velocemente le posizioni sperate, anche in altri Paesi.

Del resto una parte del maxi incasso Generali ha già iniziato a reinvestirlo, per puntare pedine su mercati ad alta potenzialità di crescita. Come nel caso dell’India, dove di recente il Leone ha deciso di salire dal 25,5% al 49% della storica joint venture siglata con Future Group, investendo 120 milioni. Una mossa che non è stata solo il modo di aumentare la presa sulla società, arrivando al limite del 49% consentito nel Paese alle società estere. Anche in India l’intenzione è di far fruttare le enormi potenzialità di Future Group, il colosso della distribuzione fondato da Kishore Biyani, primo retailer del Paese. Oggi il Leone è il decimo operatore estero Danni in India e nel Vita è ancora più indietro, ma l’intenzione è di crescere rapidamente, grazie proprio alla relazione più forte con Future. «Abbiamo già fatto dei progetti pilota per mettere a frutto l’enorme banca dati del nostro partner che hanno dato buoni risultati e ora siamo pronti ad allargarne la portata per crescere in un mercato ad alto potenziale», spiega de Courtois.
L’India non è stata però l’unica operazione realizzata da Generali in questi mesi in cui le dismissioni si sono affiancate ai nuovi acquisti. Rilevando Adriatic Slovenica, a fine maggio scorso, il Leone, già terzo in graduatoria, è diventato il secondo operatore assicurativo della Slovenia. Mentre in Polonia, dove Generali è l’ottava compagnia, c’è stata una doppia acquisizione sia nel Danni sia nel Vita, con cui il Leone si è avvicinata all’obiettivo dei top five. Una spinta a Est che, secondo dati non ufficiali, ha comportato investimenti per circa 245 milioni.

La prova che il gruppo assicurativo è pronto a reinvestire i frutti del maxi piano di cessioni appena si presentano le occasioni giuste. Le aree di interesse restano l’Europa, dove il gruppo ha già una posizione di leadership, ma anche l’Asia, a partire dalla Cina e il Sud America (Argentina e Brasile). Insieme alla Turchia, come spiega il manager: «Nel Paese siamo l’unica compagnia diretta cui si aggiunge una rete di agenti e puntiamo a crescere». Nei mesi scorsi si era parlato di un accordo con le poste turche, ma nulla è stato per ora confermato. Si vedrà.
In questi mesi c’è stato anche il mega riassetto in Germania, dove Generali ha ceduto l’89,9% di Leben, la compagnia che vendeva polizze a capitale garantito, incassando 1,9 miliardi, per un portafoglio di 37 miliardi. Si è trattato della cessione del più grande portafoglio garantito vita mai avvenuto in Europa che ha consentito alla compagnia, rimasta comunque il secondo operatore del mercato tedesco, di ottimizzare la gestione del capitale.
Gli occhi restano a questo punto inevitabilmente puntati su quegli 1,9 miliardi che si sono aggiunti (anche senza farne parte) al maxi piano dismissione. Tra l’uno e l’altro la compagnia ha ora circa 3,4 miliardi da spendere per crescere. L’Asia resta tra i principali mercati cui guardare, come dimostra la recente visita di Donnet e de Courtois in Vietnam, dove hanno incontrato il primo ministro Nguyen Xuan Phuc. Ma non solo. «Abbiamo 25 mercati di riferimento (dei circa 60 in cui opera complessivamente il gruppo, ndr) nei quali vivono complessivamente 5 miliardi di abitanti», dice de Courtois, «vogliamo rafforzarci lì, anche se non escludiamo opportunità esterne, ma sempre con l’obiettivo di essere tra i primi cinque player». Mentre i mercati e gli azionisti sperano inevitabilmente che una parte di quei 3,4 miliardi possa contribuire a far salire anche un po’ la cedola. (riproduzione riservata)

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