Dai rifiuti agli incendi, in Italia 84 illeciti ambientali al giorno

I dati nel Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente. Record di arresti dopo la legge 68/15

Pagine a cura di Tancredi Cerne
L’Italia dice no agli ecoreati. Nel corso del 2017 l’intervento delle forze dell’ordine ha portato a un record storico nel numero di arresti per crimini contro l’ambiente e all’apertura di inchieste sui traffici illeciti di rifiuti. I numeri elaborati da Legambiente, nel Rapporto Ecomafia 2018 (edito da Edizioni Ambiente) parlano chiaro. Lo scorso anno sono state emesse 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo, frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68/2015 (158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno precedente), sia del balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).
Proprio il settore dei rifiuti è stato quello dove si è concentrata la percentuale più alta di illeciti, che hanno sfiorato il 24% del totale. «Abbiamo fatto passi da gigante nel contrasto ai crimini ambientali grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel codice penale, ma servono anche altri interventi, urgenti, per dare risposte concrete ai problemi del paese», ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente secondo cui la lotta agli eco criminali deve essere una delle priorità inderogabili delle istituzioni, così come delle organizzazioni sociali, economiche e politiche.
A completare il quadro, un fatturato dell’ecomafia salito a quota 14,1 miliardi, il 9,4% in più rispetto a un anno prima a causa soprattutto della lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.

Entrando nello specifico dei dati elaborati da Legambiente si scopre che l’applicazione sempre più efficace e diffusa della legge 68/15 e l’impennata delle inchieste sui traffici illegali di rifiuti hanno generato un vero e proprio boom di illeciti ambientali, saliti nel 2017 del 18,6% a quota 30.692. Questo vuol dire che lo scorso anno, in Italia, si è registrata una media di 84 illeciti al giorno, (più o meno 3,5 ogni ora), mentre il numero di persone denunciate è salito del 36% arrivando a superare quota 39 mila. Forte impennata anche per il numero dei sequestri effettuati, saliti in un solo anno del 51% a quota 11.027. «Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso è stato verbalizzato il 44% del totale nazionale di infrazioni», si legge nel documento redatto da Legambiente secondo cui la Campania si è messa in luce come regione a più alta concentrazione di illeciti ambientali (4.382 che rappresentano il 14,6% del totale nazionale). Seguono Sicilia (3.178), Puglia (3.119), Calabria (2.809) e Lazio (2.684). Cosa dire delle città? Secondo Legambiente, in testa alla lista dei cattivi ci sarebbe Napoli. Lo scorso anno, in città, sono state accertate 1.351 illegalità ambientali, seguita da Roma (1.260) e da Cosenza (1.074). Troviamo poi, Salerno, Palermo, Avellino, Genova, Bari, Foggia e Lecce, per completare l’elenco dei 10 peggiori d’Italia.
«Il maggior numero di reati si è registrato nel ciclo dei rifiuti (23,8%), nel campo dei delitti contro gli animali e la fauna selvatica (22,8%), degli incendi boschivi (21,3%) e nel ciclo del cemento (12,7%)», hanno avvertito da Legambiente secondo cui, estendendo l’orizzonte di analisi agli ultimi 25 anni, i reati ambientali accertati in Italia sono stati 680.468, con 551.592 persone denunciate o arrestate.
Il ciclo dei rifiuti. Più 28% rispetto al 2016. A tanto ammonta l’impennata delle infrazioni contestate nel ciclo dei rifiuti, urbani e speciali, registrate alla fine del 2017, salite a quota 7.312. E questo, grazie all’incremento all’attività repressiva del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare (Cufa) dell’Arma dei carabinieri dove è confluito anche il Corpo forestale dello stato. Un cambiamento organizzativo che, da solo, ha consentito di portare alla contestazione di 5.643 reati, molto di più di quanto avevano fatto singolarmente l’anno prima i due corpi di polizia (messi assieme si erano contate 3.819 infrazioni). Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti, i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone.

«Più che allo smaltimento vero e proprio, è alle finte operazioni di trattamento e riciclo che in generale puntano i trafficanti, sia per ridurre i costi di gestione che per evadere il fisco», hanno sottolineato gli esperti di Legambiente.
In crescita esponenziale il numero di arresti, saliti in 12 mesi del 69% a quota 199 mentre le denunce hanno fatto registrare un incremento del 40% a 9.584. Bene anche i risultati dei sequestri messi a segno dalle forze dell’ordine, cresciuti in un anno del 35,4% a 2.981. In linea con l’anno precedente, invece, l’incidenza di infrazioni nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, che si è mantenuta intorno al 42%. La Campania si è confermata prima regione per numero di reati legati al ciclo dei rifiuti (1.357), più del 18% rispetto al dato complessivo, seguita dalla Puglia (677) e dal Lazio (619) che ha conquistato il record negativo sul fronte del numero di arresti (ben 48).
La sorpresa di questa edizione del report di Legambiente è stata la Toscana, salita al quarto posto con 539 reati, più della Calabria che si è invece fermata a quota 528. Su scala provinciale, Napoli ha conquistato ancora una volta lo scettro di regina italiana della classifica dei cattivi con 362 infrazioni legate al tema dei rifiuti. Seguono Foggia (202), Roma (180), Palermo (174) e Frosinone (167).
Ecomafia, archeomafia e incendi. Sono tre dei principali responsabili del degrado del territorio italiano, frutto di anni di incuria e di leggi inadeguate. «La natura profonda del crimine ambientale è economica e ha per principali protagonisti imprese e faccendieri, ma le mafie continuano a svolgere un ruolo cruciale, spesso di collante», hanno sottolineato gli analisti di Legambiente, secondo cui i clan censiti e attivi nelle varie forme di crimine ambientale sarebbero ben 331.
«Il 2018 è anno da record per lo scioglimento delle amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose», hanno continuato gli esperti. «Sedici comuni sono già stati sciolti da gennaio, e addirittura 20 nel 2017. Mentre i comuni attualmente commissariati dopo lo scioglimento sono 44. Ma sono soprattutto i clan a minacciare gli amministratori pubblici che difendono lo stato di diritto e la salvaguardia dell’ambiente». Secondo i dati elaborati da Avviso Pubblico, lo scorso anno le ecomafie avrebbero commesso 537 intimidazioni che salgono a 2.182 se si considerano invece gli ultimi cinque anni. Per quanto riguarda l’archeomafia, nel 2017 si sono contati 719 furti d’opere d’arte, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente, che hanno comportato 1.136 denunce, 11 arresti e 851 sequestri effettuati in attività di tutela. Non solo. Il 38% dei furti si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, 148 dei quali nella sola Campania. Come gli anni passati, Lazio e Toscana (rispettivamente con 96 e 85 furti), hanno mantenuto il podio nella speciale classifica delle ruberie, seguiti dalla Sicilia (70) e dalla Lombardia (58). Mentre la stima economica sul fatturato incassato dai furti d’arte oscillerebbe sui 336 milioni di euro.
Per quanto concerne gli incendi boschivi, i dati di Legambiente hanno evidenziato ben 18 roghi al giorno nel 2017 per un totale di 6.550 incendi: numeri in decisa in crescita (+41,3%) rispetto al 2016. Impennata anche per il numero di persone denunciate, (652 o +102%), tra piromani, ecocriminali, ecomafiosi e mitomani mentre gli di arresti sono saliti del 143% a quota 34. Gli incendi avrebbero mandato in fumo più di 140.430 ettari di aree verdi in Italia. «Le stime economiche complessive sui danni cagionati dai roghi ruoterebbero intorno ai 154,5 milioni di euro, cifra enorme, soprattutto se comparata con il 2016, quando si attestavano a 14 milioni», hanno sottolineato da Legambiente.

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