Bocciati in previdenza

Da una ricerca del fondo Perseo Sirio emerge che nel pubblico impiego il livello di conoscenza dei temi pensionistici è ancora troppo basso
di Carlo Giuro

La ridotta diffusione della previdenza complementare tra i dipendenti pubblici costituisce uno dei profili di maggiore criticità nel sistema pensionistico italiano. Un primo stimolo potrebbe venire dall’equiparazione fiscale con i dipendenti privati operata dalla Legge di Bilancio 2018; va infatti ricordato come fino allo scorso anno il limite di deducibilità era ancora rappresentato dal minore tra il 12% del reddito complessivo, 5164,57 euro e il doppio del trattamento di fine rapporto (tfr). Vanno poi ricordate delle specificità peculiari proprie del rapporto di lavoro, ovvero la presenza per i dipendenti ante 2000 del trattamento di fine servizio (tfs) e per quelli successivi al 2000 di una gestione virtuale del trattamento di fine rapporto, con riflessi concreti sul meccanismo di funzionamento della previdenza complementare (anticipazioni, riscatti, portabilità della posizione individuale).
Ulteriore aspetto che richiede particolare attenzione è quello della conoscenza in relazione alla quale, in termini generali, un contributo potrà essere fornito dalla Strategia nazionale di educazione finanziaria, assicurativa e previdenza in pubblica che è stata consultazione fino 31 maggio. Ma qual è il livello di consapevolezza e alfabetizzazione previdenziale nel pubblico impiego?

Molto interessanti sono a tal proposito i risultati della recente indagine campionaria, promossa dal fondo Perseo Sirio, in ordine alla percezione pensionistica, sia di primo che di secondo pilastro, dei dipendenti pubblici e la propensione o avversità al rischio finanziario degli stessi. Partendo dal livello di conoscenza della previdenza pubblica, il dato più preoccupante riguarda le generazioni giovani (ovvero quelle alle quali mancano più di 30 anni al pensionamento) e medie (da 21 a 30 anni al pensionamento) che dichiarano di «non sapere» rispettivamente per il 40,2% e il 35,5%, denunciando così un problema di disinformazione previdenziale.

Nel confronto tra il regime di calcolo presunto e il tasso di sostituzione atteso dagli intervistati si registra una sostanziale corrispondenza. Anche in questo caso si rileva una significativa presenza di «non so» pari al 38,5% di coloro che non sapendo individuare il regime di calcolo di appartenenza non riescono a dimensionare la propria attesa pensionistica. Il problema di disinformazione sul regime di calcolo si estende in modo ancora più preoccupante sul livello di pensione attesa (tasso di sostituzione).
Ma quanto si conosce la previdenza complementare e il fondo pensione contrattuale? Poco, anzi, pochissimo, viene sottolineato dallo studio. Mediamente i non so raggiungono il 47,15%. Alla domanda «chi ha costituito Perseo Sirio» la quota di chi ha risposto «non ne ho mai sentito parlare» sale al 48,41%. Le femmine hanno minore conoscenza dei maschi in sette domande su otto e prevalgono, di poco, solo sulla conoscenza delle prestazioni del fondo. Ciò che gli intervistati ignorano è la possibilità di iscriversi a Perseo Sirio (10,45%). Quello che proprio non conoscono sono le prestazioni del fondo pensione (64,93%). A farsi sentire sulla propensione all’adesione alla forma pensionistica contrattuale è la differenza di genere: il 66,60% delle donne, contro il 63,43% degli uomini. Ulteriori differenze sono evidenti in ragione della qualifica, registrando una maggiore indisponibilità di medici/veterinari (38,20%), rispetto ai dirigenti (37,14%) e ai dipendenti (34,50%); i dirigenti sono maggiormente propensi all’adesione informata (60%), i dipendenti risultano essere più decisi con l’8% per il sì all’adesione. Per quel che riguarda la tolleranza al rischio, nonostante il 10,47% degli intervistati abbia dichiarato di avere una buona o elevata conoscenza in materia di investimenti, o comunque una conoscenza sufficiente, il campione si dimostra poco propenso al rischio; solo l’1,03% intende investire in modo speculativo, il 26,77% mira a conservare i risparmi nel tempo, seguono coloro che intendono accrescere il capitale nel lungo termine (18,84%).

La propensione al rischio cresce con l’aumentare del reddito, delle conoscenze finanziarie e con l’avvicinarsi al pensionamento. Gli uomini hanno un livello medio di tolleranza ai mercati finanziari più alto delle donne. Perseo Sirio è il fondo pensione complementare dei lavoratori della pubblica amministrazione e della sanità. È frutto dell’unificazione dei fondi negoziali Perseo e Sirio ed è nato nel 2014. È destinato a tutti i lavoratori dipendenti dei ministeri, delle regioni, delle autonomie locali e sanità, degli Epne, dell’Enac, del Cnel, delle università e dei centri di ricerca e sperimentazione e delle agenzie fiscali. (riproduzione riservata)

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