Bitcoin, regole in ordine sparso

La task force Gafi al lavoro per scrivere le misure uniformi per l’antiriciclaggio

I paesi Ocse intervengono dal divieto al monitoraggio
di Cristina Bartelli e Giorgia Pacione Di Bello
Dal divieto dell’uso delle criptovalute alla regolamentazione degli intermediari, dal monitoraggio delle transazioni sospette a regole ad hoc. Sono quattro le principali soluzioni sviluppate a livello mondiale, dai vari paesi, per affrontare il fenomeno delle criptovalute. A riferirlo è il primo rapporto pubblicato dal Financial Task Force, gruppo di azione finanziaria che sviluppa nuove politiche per proteggere il sistema finanziario globale (Gafi), intitolato: «Fatf report to the G20 Finance Ministers and Central Bank Governors». Il report anticipa quello che sarà il lavoro del Gafi fino al 2019 predisporre e aggiornare le regole antiriciclaggio ricomprendendo anche le criptovalute. Per farlo il cantiere riformulerà le 40 raccomandazioni Gafi.

Nel report si legge dunque come il Gafi stia monitorando le varie aree geografiche per capire come il fenomeno delle criptovalute è gestito dai vari paesi. Sono quattro le soluzioni maggiormente usate. Alcuni paesi hanno proibito l’uso delle valute virtuali o hanno vietato alle istituzioni finanziarie di trattare le valute virtuali. Tra questi troviamo la Cina, l’India e l’Indonesia. Un secondo gruppo di paesi ha invece introdotto nel loro ordinamento una normativa per cercare di regolamentare gli intermediari, gli exchanges e gli altri operatori della rete cripto. In questo gruppo troviamo l’Italia, l’Austria, la Francia, la Germania, il Giappone, la Svizzera e gli Stati Uniti d’America. Un terzo gruppo di paesi come l’Argentina e il Sud Africa hanno invece elaborato un report sulle transazioni sospette, senza attuare rimedi normativi. E infine, l’ultimo gruppo di paesi sta preparando dei nuovi regolamenti per le criptovalute.

Tra questi troviamo il Brasile, il Canada, il Messico, l’Olanda, la Russia, l’Arabia Saudita, il Sud Corea, la Spagna, la Turchia e il Regno Unito. Le criptovalute e la loro relazione con il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo sono dunque finite nel mirino del Gafi dopo un’esplicita richiesta fatta a marzo dai ministri delle finanze durante il G20. È stato dunque chiesto al Gafi di capire maggiormente il legame tra le criptovalute, il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo. Dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2019 il Gafi lavorerà dunque sotto la presidenza degli Usa e svilupperà aggiornamenti sulle criptovalute. L’obiettivo è dunque quello di dotare ogni paese di un buon quadro normativo in modo da impedire a chi usa le criptovalute, per scopi criminali, di avere una via di uscita facile verso un paradiso fiscale. Il Gafi sta dunque iniziando a lavorare sui 40 standard precedentemente sviluppati per capire come aggiornarli alla luce delle novità normative dei diversi paesi.

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