Unipol, bad bank fatta in casa

di Anna Messia
Con un euro sottratto agli azionisti e tanto meno al contribuente. La sua banca in difficoltà Unipol l’ha messa in sicurezza con una mossa tutta interna al gruppo, grazie a un riassetto che «ha fatto emergere valore dalle partecipate», come dice il group ceo, Carlo Cimbri. Per creare la bad bank in cui far confluire 3 miliardi di npl e per dare a Unipol Banca una situazione di solidità patrimoniale a Unipol serviva 1 miliardo di euro, ridotti a 780 milioni se si conteggiano i benefici fiscali previsti dall’operazione. Fondi che Cimbri ha pensato di reperire trasferendo la proprietà di Unisalute e Linear dalla capogruppo a UnipolSai . Sia la prima, leader nel mercato italiano delle polizze sanitarie (valutata 715 milioni), sia Linear, specializzata nella vendita diretta nel ramo danni (il valore è stato fissato a 150 milioni) sono società nate all’interno del gruppo, con valori di carico modesti rispetto a quelli di mercato. C’era insomma margine su cui poter puntare nel passaggio di proprietà, al punto che l’effetto negativo di 780 milioni sul consolidato di Unipol dovuto alla ristrutturazione del comparto bancario saranno compensati interamente con le plusvalenze derivanti dalla cessione infragruppo delle due società. Il vantaggio del passaggio delle compagnie sotto Unipol Sai va anche oltre. Il riassetto è guidato anche da una logica industriale. Sotto Unipol Sai saranno concentrate tutte le attività assicurative del gruppo con possibili sinergie nel coordinamento dell’offerta. All’appello manca solo la partecipazione del 63,39% in Arca Vita, che sarà conferita da Unipol a UnipolSai se, come probabile, l’accordo bancassicurativo con Bper e Popolare Sondrio sarà rinnovato ed esteso oltre il 2019.

Per quanto riguarda la banca, questa volta l’operazione di ristrutturazione dovrebbe essere quella definitiva. Sono anni che la compagnia assicurativa si fa carico di svalutazioni, ricapitalizzazioni e offerte di garanzie per Unipol Banca. L’ultimo intervento c’è stato l’anno scorso con una rettifica di valore della partecipazione nella banca di 36,5 milioni. E sempre lo scorso anno Unipol aveva stanziato 30 milioni al fondo rischi, che a fine 2016 ammontava complessivamente a 590,7 milioni. Denaro accantonato in base all’accordo di indennizzo stipulato tra Unipol e la controllata bancaria, a garanzia delle esposizioni. Ora l’accordo sarà sciolto con la creazione della bad bank e l’emergere di nuovi npl. Al 31 marzo la banca aveva 2,6 miliardi di sofferenze coperte al 57,6%, quindi per 1,7 miliardi. Con la riclassificazione emergeranno altri 400 milioni di sofferenze, arrivando appunto ai 3 miliardi che andranno nella bad bank. Ma questa volta le coperture dovranno salire all’80%, arrivando quindi a 2,7 miliardi. All’appello mancava quindi proprio 1 miliardo (780 milioni con il beneficio fiscale), trovati grazie al riassetto. A questo punto Unipol Banca non avrà più sofferenze. ma solo posizioni residue classificate come unlikely to pay, con un grado di copertura al 40% e con un texas ratio (rapporto tra prestiti non performanti al patrimonio netto tangibile di una banca) allo 0,9%. «Livelli tra i più alti del mercato», rimarca Cimbri, sottolineando di aver costituito la prima bad bank in Italia con risorse del gruppo e mantenendo invariati gli obiettivi di dividendo. (riproduzione riservata)
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