Un robot per consulente

di PierEmilio Gadda
La maggior parte dei risparmiatori non rinuncerebbe mai al contatto con un consulente finanziario in carne e ossa per affidarsi a una piattaforma digitale governata da un algoritmo. Ma una piccola schiera di investitori ha già deciso di delegare la gestione di una parte dei propri risparmi ai robo-advisor: servizi di consulenza finanziaria online, basati su portafogli più o meno personalizzati, che, tramite modelli matematici o con il supporto di un comitato di gestori, definiscono l’asset allocation iniziale, in base al profilo di rischio dell’investitore e la ribilanciano periodicamente, al mutare delle condizioni di mercato. Morgan Stanley calcola che oggi le masse gestite tramite piattaforme di consulenza «robotizzata» siano nell’ordine dei 100 miliardi di dollari a livello globale. Ma entro il 2025, stimano gli analisti della banca d’affari, l’industria dei robo-advisor potrebbe sfiorare un valore di 6,5 mila miliardi, pari a circa il 5% degli asset riconducibili alle famiglie con un patrimonio finanziario inferiore a un milione di dollari. Una piccola fetta di mercato che comincia a fare gola. Non a caso, dei 45 operatori dominanti (incumbent) coinvolti nella ricerca di Morgan Stanley, il 70% si è già dotato di una piattaforma di robo-advisory o lo farà nei prossimi 12 mesi.
E in Italia? Secondo l’ultima edizione del rapporto CheBanca! Digital Banking Index, solo il 20% degli individui titolari di un dossier titoli associato a un conto online dichiara di conoscere l’offerta dei robo-advisor. Ma nel corso degli ultimi sei mesi, il numero di chi dichiara di saperne qualcosa è salito da 200 mila a 600 mila unità. E il fenomeno ha subìto una significativa accelerazione negli ultimi due anni. Secondo un’indagine realizzata da MF-Milano Finanza, sono almeno 12 gli operatori che oggi offrono servizi di robo-consulenza nella Penisola. L’ultimo arrivato è Ambrosetti Asset Management Sim. «Il nostro approccio è a ritorno assoluto, basato su un sofisticato modello previsionale, che definisce le scelte di asset allocation in funzione dei rischi e rendimenti attesi, attraverso un sistema di calcoli probabilistici», spiega Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti Am Sim, che propone cinque portafogli bilanciati attraverso la piattaforma di robo-advisory sviluppata da Online Sim. A breve sbarcherà sul mercato italiano anche il primo robo-pir, una inedita versione fintech dei nuovi Piani individuali di risparmio (Pir), in fase di lancio da parte di Selfiewealth Ltd, start up di robo-advisory fondata da Edoardo Narduzzi nel 2016, in collaborazione con Envent Capital Markets.
In Italia, come altrove, il servizio di robo-advisory è stato declinato secondo modalità differenti. Il discrimine principale è tra la gestione patrimoniale e il servizio di consulenza, che può essere generica o personalizzata, con tanto di questionario Mifid. Nel primo caso, per esempio con MoneyFarm, Invest Banca ed Euclidea, dopo la scelta del portafoglio iniziale, in base al profilo di rischio e all’orizzonte di riferimento dell’investitore, il cliente delega in toto la movimentazione del portafoglio al robo-advisor. Nei servizi di consulenza, invece, il ribilanciamento dei portafogli, suggerito da un algoritmo al mutare delle condizioni di mercato, o convalidato da un comitato d’investimenti, richiede un ruolo più o meno attivo da parte dell’investitore. Che si limita a concedere l’autorizzazione con un semplice click (come con CheBanca! e il Robo Box di Online Sim); oppure deve effettuare manualmente le operazioni, dopo aver ricevuto una lista della spesa, con il dettaglio degli strumenti da acquistare o vendere (Isin, numero quote e importi): è il caso di AdviseOnly e della consulenza personalizzata di Soldi Expert Sfc. Nelle altre piattaforme, una volta confezionato il portafoglio iniziale, viene fornito solo un aggiornamento periodico, con il peso in percentuale dei vari strumenti, senza indicazioni precise, calibrate in base all’importo investito: così è per la consulenza generica di Webank (gruppo Banco Bpm ), Fundstore e per i portafogli modello di Online sim.
Quanto costa affidarsi a un robo-advisor? Nei tre esempi appena citati, il servizio è gratuito. Con AdviseOnly si paga un abbonamento di 49 euro l’anno. Per la consulenza generica, SoldiExpert chiede da 200 euro a 980 l’anno, per quella personalizzata si paga dallo 0,4% all’1,3% delle masse sotto consulenza. Anche altri operatori applicano una fee variabile in base all’importo investito: Alfa Scf, attraverso la piattaforma Robo Box (da 0,4 a 0,6%), Euclidea (da 0,4 a 0,7%), Moneyfarm (da 0,5 a 1,25%) e InvestBanca (da 0,25 a 1%). La commissione è fissa, 0,9%, per la consulenza personalizzata di Ambrosetti Am Sim e per il robo-trading di SaxoBank e vale lo 0,3% dell’importo investito nel caso di Chebanca!. Al prezzo della consulenza bisogna aggiungere, poi, il costo degli strumenti nei quali si investe. AdviseOnly, Moneyfarm, Saxo Select e Invest Banca propongono portafogli a base di soli etf. WeBank, Fundstore e la piattaforma Robo Box di Online Sim utilizzano esclusivamente fondi comuni. Euclidea è l’unica ad abbinare fondi ed etf all’interno dei singoli portafogli. «Gli etf non sempre rappresentano la soluzione più efficiente, nell’universo obbligazionario. Inoltre, con questa scelta, possiamo completare l’asset allocation con le strategie alternative più liquide, non facilmente replicabili da strumenti passivi», spiega Mario Bortoli, cofondatore e ceo di Euclidea.
Qual è l’investimento minimo per accedere alla consulenza dei robo-advisor? Si va dai 3 mila euro di AdviseOnly, ai 200 mila della consulenza personalizzata di SoldiExpert.
Rimane il nodo del contatto umano. Quasi tutti i robo-advisor offrono ai clienti la possibilità di mettersi in comunicazione via email o telefono con un call center di supporto tecnico o con veri e propri consulenti interni. In futuro, però, anche il dialogo tra l’investitore e la piattaforma digitale, potrebbe essere mediato da un robot.
A inizio maggio, Deus Technology, software house fondata da Paolo Galli e Pasquale Orlando, ha annunciato un accordo con Conversate, una piattaforma di intelligenza artificiale che, attraverso chat testuali (e in futuro vocali) consente di interagire con un sistema informatico avanzato, per ottenere risposte operative: quanto ha reso il mio portafoglio da inizio anno? Qual è il livello di rischio? «A domande standard come queste, il software è in grado di rispondere autonomamente. Per questioni più complesse», spiega Orlando, «la piattaforma gira in automatico il quesito a consulenti in carne ed ossa». (riproduzione riservata)
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