Riportiamo, sul dibattuto tema del tacito rinnovo nelle polizze danni non obbligatorie previsto dal ddl Concorrenza, l’intervento di Anna Fasoli, vicepresidente UEA.

Il tono è troppo acceso, innesca la polemica. Non certo un buon terreno per una discussione che deve necessariamente spiegare dapprima e motivare poi. Il tema del contendere riguarda il permanere, nel così battezzato “ddl concorrenza”, del tacito rinnovo nelle assicurazioni rami danni non obbligatorie. Una clausola, sostengono dal giornale online Linkiesta.it, che danneggerebbe il consumatore, imbrogliato una volta ancora da una sorta di lobby occulta degli interessi assicurativi che sulle sue tasche e dunque a sue spese si arricchirebbe.

Ben scritto, non c’è che dire, ma con la trama di una spy story, non di un testo che arrivi a illustrare le ragioni e le logiche che lo sostanziano. Ugualmente la lettura della rimozione, nel 2012, del tacito rinnovo relativo alle polizze RC auto obbligatorie, con tariffe pubbliche depositate all’Ivass, che nulla ha a che vedere con quanto si dibatte ora. Giusto per offrire una lettura della diminuzione dei prezzi dell RC auto reale e non umorale segnalo che le cause di tale fattispecie negli ultimi cinque anni sono state: la diversa valutazione delle micro-permanenti (il cosiddetto colpo di frusta) e il fatto che gli italiani sono passati dal percorrere 15.000 chilometri all’anno a “macinarne” circa 9.000, con conseguente abbattimento della frequenza sinistri di oltre il 30%.

È insomma una vox populi che di divino non ha nulla, per chiosare il famoso detto. Va fatto ordine. Ordine significa riprendere il perché di quel tacito rinnovo previsto e a farlo, in maniera schematica e convincente, è la risposta inviata sempre a Linkiesta, dalla senatrice Laura Puppato, responsabile di questa proposta infine accolta.

Scrive Puppato: “I contratti assicurativi privati non sono una tassa, né una estorsione cui il cittadino si sottopone suo malgrado; nel settore rami danni che vede coperture volontarie e non obbligatorie – al contrario di ciò che avviene per l’Rc auto dove sussiste l’obbligatorietà di stipula – il cittadino o l’azienda valutano sul mercato la copertura più idonea alle proprie necessità, oppure stipulano questa garanzia presso la compagnia e/o l’agenzia che ritengono di propria fiducia. Stiamo discutendo di contratti né obbligatori né preconfezionati, ma di polizze anche molto complesse che riguardano beni primari come la salute, la sicurezza, i propri fabbricati e l’attività imprenditoriale, dunque è chiaro che il contratto riveste un’importanza notevole, consta di clausole e descrizioni, nasce da valutazioni e richieste del cliente accettate dall’agente e dalla compagnia, talvolta anche speciali”.

Perfettamente corrispondente a quanto accade nel nostro mestiere. Quindi la senatrice aggiunge: “Quale sarebbe in questi casi, il vantaggio per il cliente di ritrovarsi dopo un anno con un contratto che è carta straccia, non più rinnovabile alle medesime condizioni, ma a condizioni peggiorate con franchigie, scoperti o aumenti di premio, solo perché per quel rischio assicurato ha avuto nel corso dell’anno un sinistro o, se si tratta di una malattia o di un infortunio, un aggravamento del rischio che lo rende più costoso o non assicurabile?”.

Ed è proprio questo il punto: l’idea di colpire il concetto di contratto assicurativo tout court come fosse “un male”, un balzello, uno strumento per buggerare il popolo. In realtà la polizza personalizzata da un intermediario professionista costituisce la migliore difesa per una persona, una famiglia, un’azienda. La vera riforma a vantaggio dei consumatori non è certo la proroga nei rami danni non auto, che lo espone ai voleri delle Compagnie di assicurazione ad ogni rinnovo, bensì la revasione dell’art. 1899 del Codice Civile abrogando la durata quinquennale e ripristinando quella annuale.

Se c’è qualcosa contro cui puntare il dito, allora è forse proprio il bisogno di cavalcare una “incultura assicurativa”, che porta l’Italia a trincerarsi dietro un sospetto e una diffidenza alla logica della prevenzione, rischiando di mettere in ginocchio settori strategici della nostra vita per un pregiudizio. Allo stesso modo di quanto accade con i vaccini, i pro e i contro sembrano determinati da istinti di pancia, da slogan da stadio e non da una accurata analisi delle situazioni. Una pratica operativa – faziosa – da cui Uea non può che prendere le distanze.