Risiko sul risparmio

di Anna Messia
Nel giro di qualche mese il panorama italiano del risparmio gestito potrebbe cambiare ancora una volta assetto. Non solo grazie alla maxi operazione su Pioneer Investiments rilevata dai francesi di Amundi-Credit agricole per 3,545 miliardi, chiusa formalmente il 3 luglio dopo l’arrivo delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti. Fondi e gestori continuano in queste settimane a trovarsi in mezzo a grandi manovre, con banche e assicurazioni che, di questi tempi, puntano sempre più a investire nell’asset management. Ora sta entrando nel vivo un altro importante riassetto che potrebbe coinvolgere Anima , Poste Italiane e Aletti Gestielle (del Banco Bpm ) per far nascere un altro campione nazionale su cui potrebbe puntare anche Cassa Depositi e Prestiti. E non si tratta dell’unica operazione alle porte.

Anche in Arca sgr sono attesi cambiamenti imminenti, con la prevista uscita di Popolare di Vicenza e Veneto Banca dall’azionariato (che complessivamente detengono il 40%) e Bper pronta a rafforzarsi insieme all’altro socio Popolare di Sondrio . Arca Sgr, con poco più di 32 miliardi di euro di patrimonio gestito, è la quindicesima società di gestione in Italia. Resta quindi una sgr di medie dimensioni, non ancora tra le big, al punto che il suo riassetto nell’azionariato potrebbe non essere quello definitivo, vista la necessità crescente per il settore di raggiungere economie di scala. Gli occhi sono poi puntati pure su Aureo Gestioni, numero 33 della classifica per patrimoni stilata da Assogestioni, con masse in gestioni pari a poco meno di 7,5 miliardi. Si tratta della società di gestione del credito cooperativo che, come lasciato intendere dal direttore generale di Iccrea Banca, Leonardo Rubattu, potrebbe essere al centro di rioganizzazioni. Presentando di recente il gruppo che nascerà dal riassetto delle bcc targato Iccrea Banca, Rubattu ha assicurato che non ci sarà necessità di aumento di capitale visti gli attuali ratio patrimoniali, ma allo stesso tempo non ha escluso partnership per le società prodotto, come la compagnia assicurativa o Aureo gestioni appunto. «Se ce ne sarà bisogno potremo valorizzare alcuni asset per evitare di diluire gli azionisti nella capogruppo», aveva dichiarato Rubattu ricordando che alcune società, come appunto Aureo, «non hanno ancora una dimensione ottimale» e aggiungendo che «è aperto il dialogo con operatori sia nazionali sia internazionali per sviluppare eventuali alleanze. E c’è da scommettere che i pretendenti in questo settore non mancano. «Il risparmio gestito rappresenta per definizione uno dei settori di maggiore interesse nei servizi finanziari in Italia considerando l’alta propensione al risparmio che caratterizza da sempre gli italiani», osserva Giuseppe Latorre, partner responsabile Kpmg Corporate Finance, e l’interesse è salito dopo che i bassi tassi d’interesse hanno colpito i tradizionali investimenti in titoli di Stato degli italiani. La nuova normativa bancaria europea sul bail in ha ridotto poi la sottoscrizioni di bond bancari percepiti dai clienti retail come rischiosi, facendo ulteriormente salire l’appeal dell’asset management. «Per le banche i fondi e le gestioni sono prodotti a basso assorbimento di capitale», aggiunge Latorre, «che restituiscono buoni margini commissionali».
In pista non solo le banche. Ad aver compreso di recente quanto valore ci sia di questi tempi nel risparmio gestito è stata anche Generali Assicurazioni . Il gruppo guidato da Philippe Donnet, che già oggi è primo in Italia nel comparto con più di 470 miliardi di euro in gestione, ha annunciato ambiziosi piani di crescita che puntano a far aumentare velocemente masse e produttività. Una strategia che ha come obiettivo la riduzione del rapporto cost income, per rendere più efficiente la macchina, oltre che l’aumento del peso dei fondi Generali all’interno delle polizze unit linked distribuite dal gruppo e la gestioni di nuovi mandati istituzionali. Una doppia manovra che nei piani annunciati dal group ceo porterà a 300 milioni il risultato netto della divisione del gestito (che comprende anche l’immobiliare) entro il 2020, con le masse che dovranno arrivare a 500 miliardi.

Il nodo costo. L’industria intanto continua ad aumentare le masse in gestione. A maggio sono stati raccolti 11,5 miliardi è dall’inizio dell’anno il bilancio è positivo per 48,4 miliardi sotto la spinta dei fondi aperti (+12,4 miliardi). Dati che, insieme all’andamento positivo dei mercati, hanno consentito al patrimonio gestito di mettere a segno un nuovo record storico a 2.005 miliardi. Nonostante ciò la spinta all’efficientamento della gestione e al taglio dei costi non accenna a diminuire. L’operazione di Amundi con Pioneer, da cui nascerà in Italia un operatore da oltre 196 miliardi (osservando i dati Assogestioni di maggio) prevede per esempio sinergie di costi di 150 milioni e 30 milioni di sinergie in termini di ricavi, alla fine di un processo di integrazione affidato a Yves Perrier (che prende le redini dell’intero gruppo), che sarà sviluppato nel corso dei prossimi due anni. Un processo di efficientamento in atto per tutta l’industria che potrebbe proseguire in particolare dalla nascita del nuovo polo che potrebbe svilupparsi tra Bpm , Poste e Cdp. Aggregato che avrebbe dimensioni non troppo distanti da quelle che si raggiungeranno dall’unione in Italia di Amundi e Pioneer. Mettendo insieme i fondi comuni di Poste Italiane (77 miliardi), Anima (75 miliardi) e Aletti (34 miliardi) si raggiugerebbe infatti un conglomerato da 186 miliardi. «Anima ha già dimostrato in passato di sapere essere un polo aggregate e di saper intervenire sulla leva dei costi», dice Latorre ricordando che Anima «è il risultato dell’aggregazione della sgr del Monte dei Paschi di Siena, di quella della Banca popolare di Milano e di Aperta sgr, ex gruppo Creval ». Anche questa nuova operazione con Aletti Gestielle vedrebbe Anima al centro del processo di aggregazione. I passaggi prevederebbero in particolare il conferimento di Aletti Gestielle in Anima da parte di BancoBpm, che ne controlla il 100%, e successivamente quello di BancoPosta fondi da parte di Poste Italiane , che dovrebbe poi cedere parte della sua quota a Cassa Depositi e Prestiti. Da definire restano però ancora passaggi importanti, che riguardano non solo i valori delle cessioni ma anche il nuovo assetto di governance dell’aggregato. mentre Poste Italiane non ha ancora chiarito quale sarà il peso del risparmio gestito nel piano industriale del nuovo amministratore delegato, Matteo Del Fante. Ma in ogni caso una nuova fase di aggregazioni nel settore appare ormai inevitabile. Del resto quello del risparmio gestito è un settore in continuo movimento. Se si confrontano l’attuale classifica dei primi dieci operatori italiani con quella di dieci anni fa si scopre che il panorama è oggi molto diverso, conseguenza anche delle aggregazioni bancarie che ci sono state nel frattempo. E’ il caso di Capitalia, nel frattempo confluita nel gruppo Unicredit , ma non solo. A scalare le classifiche è stata per esempio Generali , passata dal terzo al primo posto con asset più che triplicati. Mentre Poste Italiane dieci anni fa aveva numeri poco significativi, tanto da non essere censita da Assogestioni mentre oggi è al quarto posto in classifica. Anche Blackrock (ora sesta) anni fa non appariva tra le prime dieci, come neppure Anima . (riproduzione riservata)

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