Quel ginepraio dei contributi versati a più casse

di Marino Longoni
Un problema con sei diverse soluzioni. Raccapezzarsi tra cumulo, ricongiunzione e totalizzazione è un rompicapo. Perché tutte le volte che il legislatore è intervenuto per risolvere il problema di chi ha versato nel corso della vita lavorativa contributi in casse diverse, lo ha fatto inventandosi una nuova soluzione, senza preoccuparsi di coordinarla con le precedenti. Il tema diventa di sempre maggiore attualità perché è sempre più frequente che un lavoratore si sposti da un’attività lavorativa a un’altra e si trovi, alla fine, con versamenti contributivi effettuati a gestioni previdenziali diverse. La prima risposta, escogitata dal legislatore 50 anni fa, fu il cumulo tra i versamenti contributivi all’Inps e quelli alla gestione lavoratori autonomi. Era una prima parziale soluzione, che evitava in molti casi l’inutilizzabilità di parte dei versamenti effettuati.

Nel 1979 la questione venne ridisciplinata dal legislatore con la ricongiunzione, mediante la quale era possibile spostare i contributi da una cassa all’altra. Operazione soggetta però a particolari condizioni e soprattutto molto spesso onerosa. Entrambe le soluzioni davano risposte parziali, così il governo Prodi dovette intervenire nel 1996 introducendo un nuovo meccanismo, il computo, e nel 1997 con il cumulo contributivo. Problema definitivamente risolto, dopo quattro interventi normativi? Neanche per sogno. Così il governo Berlusconi nel 2006 si inventa la totalizzazione, ma i governi Monti nel 2012 e Renzi nel 2016 dovranno intervenire nuovamente con il cosiddetto nuovo cumulo. Ciascuno di questi interventi è stata una pezza messa sulla disciplina precedente, che risolveva alcuni problemi ma ne lasciava altri insoluti.

Il risultato è una vera giungla normativa, inestricabile per molti lavoratori, ma piena di insidie anche per molti addetti ai lavori. Succede spesso che il lavoratore potrebbe utilizzare più di uno strumento per andare in pensione, in quanto requisiti e condizioni, pur essendo in parte diversi, sono in gran parte sovrapponibili. In molti casi sarà quindi necessario testare i vari strumenti per verificare quale sia il più conveniente da utilizzare. Quello che consente di maturare prima il diritto alla pensione oppure quello che dà diritto a un assegno più alto. La questione è complicata anche dal fatto che nel negli anni il sistema previdenziale si è trasformato da retributivo (cioè con assegno pensionistico calcolato in base alle ultime retribuzioni percepite) a contributivo (basato sui contributi versati nell’intera vita lavorativa).

E se in qualche caso si può beneficiare del sistema retributivo (di solito più vantaggioso) in altri è necessario optare per il passaggio integrale al contributivo. Per esempio con il computo introdotto dalle legge Dini del 1995 i lavoratori che hanno versato contributi sia in un regime che nell’altro possono anticipare la data di pensionamento optando per l’abbandono del sistema retributivo.Ma la possibilità è esclusa per i professionisti dotati di cassa autonoma, che potranno scegliere solo tra il nuovo cumulo entrato in vigore quest’anno e la ricongiunzione (a certe condizioni). Un percorso a ostacoli, assemblato da un legislatore un po’ arruffone, per risolvere un problema tutto sommato semplice come l’uso a fini pensionistici di contributi versati in casse diverse. (riproduzione riservata)
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