Pir. Chi cresce più in fretta

di Stefania Peveraro
La prevista ondata Pir si è riversata per davvero sui titoli dell’Aim Italia nei mesi scorsi, con l’indice dedicato alle pmi che ha archiviato il semestre con un balzo del 23,7% da inizio anno contro il +7% del Ftse Mib e il +24,28% dello Star, ma soprattutto con un notevole incremento della liquidità: addirittura +517% nel semestre per l’Aim a 852 milioni di euro di titoli passati di mano contro i 138 milioni del primo semestre 2016, contro un aumento della liquidità dello Star di solo, si fa per dire, il 69,8% a 10,65 miliardi di euro da 6,27 miliardi. A trainare la performance e gli scambi sugli indici dedicati alle pmi sono stati infatti i pesanti acquisti dei nuovi Piani individuali di risparmio lanciati via via dalle principali società di gestione, per cogliere l’opportunità offerta dalla legge di bilancio che ha introdotto importanti sgravi fiscali per gli investitori che sottoscrivano questi prodotti con focus con imprese a media o piccola capitalizzazione e che li mantengano in portafoglio per almeno cinque anni.

Così KT &Partners, sulla base dei dati FacSet, ha calcolato che se in media nel primo semestre 2016 venivano scambiati ogni giorno sull’Aim Italia circa 16.700 contratti per titolo, nei sei mesi del 2017 quella cifra è salita a 97 mila contratti; allo stesso modo, se nel primo semestre 2016 il controvalore medio degli scambi giornalieri per ciascun titolo era di 15 mila euro, ora invece si è saliti a 61.600 euro, importo che cela picchi come quello di Bio-on (613 mila euro), Orsero (505 mila), Finlogic (290 mila), Digital360 (287 mila) o Safe Bag (279 mila). Il tutto, quindi, grazie all’ingresso di nuovi player. Ha sottolineato Kevin Tempestini, fondatore di KT&Partners: «Oggi tra i principali investitori sullo Star e sull’Aim Italia ci sono soggetti che solo fino a sei mesi prima non esistevano o avevano posizioni irrisorie su quei titoli». Certo, la stragrande maggioranza degli investitori sull’Aim resta ancora italiana, a differenza di quanto accade per lo Star, ma secondo Tempestini «questa situazione è destinata a cambiare presto, perché ormai sull’Aim ci sono parecchie società che capitalizzano quanto loro colleghe quotate allo Star e che hanno fondamentali altrettanto buoni, caratteristiche quindi che potranno attrarre anche gli investitori esteri».

KT&Partners, che nel corso del semestre ha portato in quotazione due matricole (Finlogic e Tps ) e che in precedenza aveva affiancato Giglio Group e Bomi , ha calcolato per un campione di 32 società quotate all’Aim che a fine anno è prevista una crescita media dei ricavi del 31,5% rispetto a quelli del 2016 e che a fine 2018 ci sarà un’ulteriore crescita del 9,8% dal 2017. Per le 32 società del campione esistono previsioni degli analisti sull’andamento futuro del business. L’insieme rappresenta una capitalizzazione di circa 1,8 miliardi di euro, cioé il 43,5% della capitalizzazione complessiva dell’Aim.

Per lo stesso campione, ancora migliori sono le previsioni di crescita dell’ebitda, che alla fine di quest’anno in media è visto in rialzo del 54,2% da fine 2016 e che a fine 2018 sarà cresciuto di un altro 24,5% da fine 2017. E non basta, perché l’utile netto sarà salito in media addirittura del 63,5% a fine anno e del 38,6% a fine 2018. Insomma, si tratta di numeri assolutamente attraenti e infatti quelle società hanno raggiunto valutazioni interessanti, in media di 7,5 volte l’ebitda stimato per fine 2017, con un rapporto prezzo/utili di 18,7 volte. Per questo, aggiunge Tempestini, «mi aspetto che un bacino dal quale arriveranno altre quotazioni interessanti sarà la piattaforma Elite di Borsa Italiana, da dove nel primo semestre sono già arrivate sull’Aim tre matricole (Tps , Finlogic e Wiit ) su un totale di sei, escludendo le spac, e le performance economiche delle società Elite quotate all’Aim (le altre sono Giglio Group , Bomi Italia , Tech-Value e Masi Agricola , ndr), sono state molto buone».
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