Pensioni INPGI: cosa cambia con la Riforma?

PREVIDENZA

Autori: Silvin Pashaj e Maria Elisa Scipioni
ASSINEWS 288 – luglio 2017

 

“Il percorso di risanamento dell’Inpgi è partito. La riforma consentirà all’Istituto di garantire la sostenibilità dei conti nel lungo periodo e quindi di rimanere anche in tempi difficili un presidio autonomo a tutela dell’informazione in Italia.
L’Inpgi non fallirà, non sarà commissariato né tantomeno confluirà nell’Inps. Questo obiettivo importante è stato raggiunto grazie al lavoro e al senso di responsabilità di tanti”.

Marina Marcelloni

Con queste parole il presidente dell’Istituto Giovanni Amendola, Marina Marcelloni, ha commentato l’approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti della Riforma previdenziale dell’Istituto. La riforma varata dal CdA Inpgi ha l’obiettivo di assicurare, o quanto meno migliorare, la sostenibilità di lungo periodo della Cassa stessa.

Il quadro che emerge dal Quarto Rapporto del Centro Studi di Itinerari previdenziali non è del tutto rassicurante. La gestione Inpgi, infatti, per l’anno 2015 ha presentato una situazione di squilibrio con un deficit di 112,50 milioni, in peggioramento rispetto agli 87,55 milioni del 2014; le entrate contributive sono state pari a 351,25 milioni di euro e le uscite per prestazioni a 463,75 milioni di euro. Il saldo pensionistico è sceso fino a 0,76 e questo proprio quale conseguenza di un aumento della spesa pensionistica (+3,7%) a fronte della continua riduzione dei contributi (-2,4%) dovuta alla pesante crisi di settore con un aumento delle riduzioni di personale e delle prestazioni a sostegno del reddito (disoccupazione, mobilità).

Di fronte a una situazione simile, l’Inpgi ha varato il 28 settembre dello scorso anno una pesante riforma che dovrebbe consentire all’Ente di rientrare in qualche tempo nei parametri previsti dalla normativa vigente.

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