Il futuro passa dall’uso dei big data

Si troverà la correlazione esistente fra le malattie e l’ambiente
di Gian Marco Giura

«Solamente le tecniche e le tecnologie di big data ci consentiranno di trovare le correlazioni esistenti fra l’insorgere delle malattie e l’ambiente circostante, fra la nascita delle patologie e lo stile di vita delle persone che ne sono colpite. Molto spesso, infatti, queste patologie sono dovute a un cattivo stile di vita, ragion per cui io punto sempre il dito sull’epigenetica, con l’obiettivo di comprendere quali mutazioni siano avvenute nel patrimonio genetico di una persona (e come queste possano essere correlate all’ambiente in cui vive)».

Questo è stato uno dei punti chiave dell’intervento tenuto da Mario Rasetti, presidente della Fondazione Isi di Torino (https://www.isi.it) alla cerimonia di inaugurazione della seconda edizione di Class Digital Experience Week (http://www.classdigitalweek.it/), nel corso del quale Rasetti ha illustrato gli scenari di sviluppo del centro di data science del nascente complesso Human Technopole e quali obiettivi lì potranno essere raggiunti, nel campo della medicina e dello studio delle malattie più gravi e comuni.

«Il centro sarà costituito da una rete di altri centri che raccoglieranno dati, facendolo anche in modo sperimentale in laboratori d’avanguardia.

I dati così raccolti confluiranno nel data science center dove saranno elaborati in un processo che porta ad estrarre informazioni dall’analisi dei dati con il fine di metterle a disposizione di coloro che hanno il compito di prendere decisioni».

Saranno tre i punti portanti della struttura che sorgerà nell’area ex Expo 2015, ha spiegato l’esperto.

Una parte si occuperà del cervello, «studiandone gli aspetti sistemici, mesoscopici e macroscopici, con l’obiettivo di capire come questo funzioni e di creare dei modelli matematici che ci dovrebbero consentire di studiare sotto una luce diversa alcune disfunzioni mentali, come il morbo di Parkinson, l’autismo e l’Alzheimer.

Una seconda area sarà dedicata all’oncologia in senso lato, per ottenere dai dati un numero maggiore di informazioni con le tecniche che data science mette a disposizione. «Si riescono così a scoprire dei dati dalla genomica, regolarità nascoste oppure aspetti globali che con le tecniche di analisi consueta spesso sfuggivano . L’obiettivo finale è di creare dei nuovi modelli che consentano di comprendere le relazioni della patologia oncologica con il resto dell’organismo, quindi col sistema immunitario, col sistema delle cellule staminali, e di capire la dinamica delle cellule metastatiche, che trasportano la malattia nel corpo».

Una terza sezione, infine, si occuperà di epidemiologia digitale, e qui saranno utilizzate tecniche di intelligenza artificiale, «ovvero quelle che ci consentono di fare predizioni e di trattare la salute come tratta il clima, capendo come si diffondano le malattie». (riproduzione riservata)
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