Ecoreati, la legge porta frutti

Illeciti in calo del 7%. Arresti in aumento del 20%

Pagina a cura di Tancredi Cerne

Primi successi per la legge sugli ecoreati. A due anni di distanza dalla sua approvazione, la normativa che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale ha iniziato a dare i primi frutti. A sancirlo, i dati presentati da Legambiente che ha tirato le somme sulle attività monitorate lo scorso anno arrivando a decretare un calo degli illeciti del 7% a 25.889 (pari a 71 al giorno), mentre il numero di persone arrestate è salito del 20% arrivando a quota 225 contro i 188 di un anno prima. In aumento anche il numero di denunce 28.818 a fronte delle 24.623 del 2015 mentre i sequestri sono saliti di duecento unità portandosi a 7.277. Tutto questo si è tradotto in forte calo del fatturato delle ecomafie (-32% in un solo anno) a 13 miliardi di euro. E questo grazie soprattutto alla riduzione della spesa pubblica per opere infrastrutturali nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso e al lento ridimensionamento del mercato illegale. «Nonostante l’inversione di tendenza rispetto agli anni passati, sono ancora tanti i problemi da affrontare a partire dal fenomeno della corruzione dilagante, l’aumento del ciclo illegale dei rifiuti e dell’abusivismo edilizio con 17 mila nuovi immobili costruiti illegalmente nel 2016», hanno spiegato gli esperti di Legambiente secondo cui il combinato calo di reati e l’aumento di arresti e denunce sono merito del rinnovato impianto legislativo della norma 68/2015. «A fronte di 1.215 controlli, nel 2016 la legge ha consentito di sanzionare 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno, denunciare 971 persone e 43 aziende, sequestrare 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro con l’emissione di 18 ordinanze di custodia cautelare». Di questi, 143 hanno riguardato casi di inquinamento ambientale, 13 di disastro ambientale, 6 di impedimento di controllo. Cinque sono stati i delitti colposi contro l’ambiente, 3 quelli di omessa bonifica e 3 i casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale.
Entrando nel merito dei singoli reati, nell’ultimo anno e mezzo Legambiente ha censito 76 inchieste in cui le attività illecite in campo ambientale si sono intrecciate con vicende corruttive che hanno portato all’arresto di 320 persone in 14 regioni. «Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), se ne sono contate 31, più o meno il 41%», si legge nel documento. Tra gli altri dati raccolti, gli esperti hanno registrato un calo dei reati del ciclo illegale del cemento. «Gli illeciti contestati nell’ultimo anno sono stati 4.426, in media più di 12 al giorno, con una flessione del 10% rispetto al 2015». A fare da contraltare, i reati contestati nella gestione dei rifiuti, saliti del 12% a 5.722 mentre le persone denunciate (+18,55), sono state quasi 16 al giorno a fronte di 118 arresti (+40%) e 2.202 sequestri. «Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti le inchieste sono diventate 346, con 1.649 ordinanze di custodia cautelare, 7.976 denunce e il coinvolgimento di 914 aziende», hanno sottolineato gli esperti secondo cui questa attività criminale ha valicato le frontiere italiane arrivando a estendersi in 37 paesi stranieri (15 europei, 8 asiatici e 13 africani e uno americano). «Sommando i sequestri di rifiuti illeciti effettuati nell’ultimo anno e mezzo, e solo nell’ambito di 29 inchieste monitorate, le tonnellate bloccate sono state più di 756.000», si legge nel rapporto di Legambiente. Un quantitativo di rifiuti tale che per trasportarlo servirebbero 30.240 camion. E cosa dire degli incendi? Lo scorso anno ad andare in fumo sono stati 27 mila ettari determinando 322 denunce tra piromani, ecocriminali ed ecomafiosi. Infine il settore agroalimentare. In base alle rilevazioni di Legambiente, nel corso del 2016 all’interno di questo comparto si sono verificati 33.000 illeciti amministrativi con più di 7.000 illeciti penali, portando alla denuncia di oltre 18.000 soggetti. Più di mille le strutture chiuse o sequestrate, bloccando la vendita di 83,6 milioni di kg/litri di merce, per un valore complessivo di oltre 703 milioni di euro, in netta crescita rispetto ai 586 milioni del 2015. Il numero più alto di infrazioni penali ha riguardato i prodotti ittici (pesce, crostacei, novellame, molluschi, datteri, refrigerato e congelato), con ben 10.735 illeciti amministrativi e penali accertati. Mentre per i vini e gli alcolici i controlli delle autorità hanno portato a determinare 3.411 illeciti, 2.816 denunce e 321 sequestri.
Archeomafie. L’archeomafia fa un passo indietro. Tra scavi clandestini e razzie nei siti archeologici, furti e traffico illegale di opere d’arte, lo scorso anno i reati accertati sono stati 570 in calo del 7,9% rispetto al 2015, a fronte di 1.141 persone denunciate (1.355 un anno prima) e 37 arrestate contro le 49 del 2015. I dati raccolti da Legambiente parlano inoltre di 97.426 pezzi sequestrati tra reperti archeologici, dipinti, libri antichi e monete preziose. Ma quali sono le regioni più attive su questo versante? A primeggiare, lo scorso anno, sono state Lazio e Toscana, rispettivamente con 80 e 79 furti, raggiungendo, insieme, il 28% del totale nazionale. Seguono la Campania (61) con il 10,7%, il Piemonte (52) con il 9,1% e la Sicilia (47) con l’8,2%. Guardando alla tipologia di beni oggetto di attività illecite, spiccano tra le opere recuperate i reperti archeologici (oltre 52 mila), quelli paleontologici (10.600), i dipinti (8 mila), i beni archivistici e librari (15.900), che insieme valgono quasi il 90% del totale. Mentre 958, circa l’1% dei pezzi recuperati, sono costituiti da opere d’arte false. «Tra i reati più contestati ci sono la ricettazione, la contraffazione e il danneggiamento del paesaggio», hanno avvertito gli esperti di Legambiente secondo cui la stima economica del fatturato criminale accumulato lo scorso anno si aggira attorno ai 125 milioni di euro.
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