Dati finanziari senza più segreti

Partirà il 21 agosto, in 54 paesi, lo scambio automatico transnazionale di informazioni in materia fiscale. E nel 2018 si aggiungeranno altri 50 paesi
di Marino Longoni mlongoni@class.it

Il 21 agosto è la data simbolica della fine di un mondo, quello della sovranità nazionale sulle informazioni finanziarie, e dell’inizio di una globalizzazione che, in materia fiscale, sembra avere ormai pochi ostacoli. Entro quella data infatti le banche di 54 tra i più importanti paesi (i cosiddetti early adopter) dovranno trasmettere alle rispettive amministrazioni fiscali i dati dei propri clienti stranieri.

Nel mese successivo le amministrazioni si scambieranno tra loro i dati secondo parametri standard definiti in sede Ocse.

È il risultato di un percorso iniziato qualche anno fa. Per la precisione nel 1998 quando l’Ocse dichiarò guerra ai paradisi fiscali, facendo sorridere quasi tutti i più preparati tecnici del fisco, consapevoli della facilità di spostamento e di occultamento dei capitali e dell’interesse di molti paesi a rimanere stati-cassaforte, impermeabili ad ogni controllo. Invece le cose sono andate diversamente, grazie alle potenzialità offerte da Internet in materia di scambio di dati e grazie soprattutto alle necessità degli stati produttori di ricchezza che, dopo la crisi del 2008, non potevano più permettersi di perdere miliardi di gettito a causa di tax planning aggressivi, spesso oltre il limite dell’elusione.

Da settembre quindi si cambia registro. Altri 50 Paesi entreranno nel regime di scambio di informazioni dall’anno successivo (tra questi anche la Svizzera). Realizzando quindi la globalizzazione dei dati finanziari e la trasformazione del segreto bancario nel suo opposto (obbligo di comunicazione), con l’ulteriore conseguenza di paradisi fiscali in via di veloce contrazione. In pratica sta succedendo a livello internazionale quello che è successo in Italia da almeno cinque anni: l’Agenzia delle entrate ha raccolto tutti i dati bancari dei contribuenti nella enorme banca dati dell’Anagrafe tributaria e li sta cominciando a gestire in funzione antievasione. Per la verità non è che la disponibilità di tutte queste informazioni abbia fatto raddoppiare le entrate fiscali o i risultati degli accertamenti tributari. Probabilmente ci vorrà del tempo per imparare ad utilizzare efficacemente questi big data. A maggior ragione quando le informazioni arrivano da 100 paesi diversi e non è detto che tutte siano ordinate e precise come dovrebbero essere. Ma non c’è dubbio che si tratta di un processo irreversibile, che ha già trasformato la percezione del mondo in cui viviamo.

Probabilmente l’ostacolo maggiore in materia di globalizzazione sono in questo momento gli Stati Uniti. Proprio il Paese che ha spinto con maggior forza per arrivare allo scambio di informazioni finanziarie (il Fatca è entrato in vigore prima del Common reporting standard dell’Ocse) intende questo processo a senso unico: tutti sono tenuti a trasmettere in Usa le informazioni relative ai cittadini americani, ma gli Usa non hanno l’obbligo di reciprocità nello scambio dei dati. Di fatto sono loro il più importante paradiso fiscale rimasto, in grado di attrarre i capitali di tutto il mondo grazie alla riservatezza garantita in Wyoming, Nevada, Virginia o Delaware e alla possibilità di utilizzare società come le limited liability company, l’equivalente delle srl italiane, di fatto facilissime da schermare (con la possibilità addirittura di foraggiare il terrorismo e la criminalità internazionale).

È chiaro che fino a quando gli Stati Uniti non riterranno di rispettare le stesse regole che impongono agli altri la globalizzazione finanziaria non potrà dirsi completata. È anche vero però che l’esigenza di trasparenza e di compliance si è negli ultimi anni rafforzata a tal punto nell’opinione pubblica da sconsigliare ormai persino le più importanti società multinazionali dal proseguire le abituali politiche di elusione fiscale. Di fatto si stanno affermando sempre di più dinamiche che privilegiano la trasparenza, vuoi per ragioni di marketing che per ragioni di rischi fiscali o penali diventati sempre più acuti in molte giurisdizioni.

Può darsi che il processo di abbattimento delle frontiere in materia finanziaria abbia ancora per qualche anno una valenza soprattutto simbolica e politica, anche per la difficoltà di gestire in modo efficiente masse gigantesche di dati, ma non c’è dubbio che una strada sia ormai tracciata e difficilmente si tornerà indietro.

Via allo scambio di dati fiscali
Prima scadenza 21 agosto. Iscrizione al Rei entro il 18/9
Pagina a cura di Stefano Loconte e Angela Cordasco

Lo scambio automatico transnazionale di informazioni in materia fiscale è finalmente alle porte: entro il prossimo 21 agosto devono essere comunicati tutti i dati relativi al 2016. Le indicazioni sono state rese note mediante il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato il 5 luglio scorso (si veda ItaliaOggi del 6 luglio), il quale detta i termini e modalità per le istituzioni finanziarie tenute alla comunicazione dei dati dei propri clienti, così come previsto dal Common reporting standard (Crs).

Entro la scadenza di agosto gli operatori dovranno, dunque, inviare all’amministrazione finanziaria tutti i dati rilevanti sui rapporti bancari detenuti in Italia in relazione al 2016.

Ci sarà poi tempo fino al 18 settembre per iscriversi nella sezione «Fatca/Crs» del Registro elettronico degli indirizzi (Rei), all’interno dell’Anagrafe tributaria.

Una svolta epocale, dunque, nella lotta all’evasione fiscale, che, dopo anni e anni, sta finalmente prendendo forma.

Il lavoro svolto dall’Ocse, infatti, che ha condotto alla definizione di procedure ben definite ed uguali per tutti gli Stati, consentirà l’invio e la ricezione di informazioni molto dettagliate sui singoli rapporti bancarie e sulle persone fisiche e giuridiche interessate, facilitando, così, l’incrocio dei dati fra i vari paesi.

Per quanto riguarda l’Italia, per esempio, il Fisco riceverà le informazioni relative ai rapporti finanziari detenuti negli Stati che hanno aderito all’accordo da tutti quegli individui che si qualificano fiscalmente residenti in Italia.

I dettagli forniti, saranno, più precisamente, relativi ai dati anagrafici dei titolari effettivi dei conti all’estero, al numero del conto, all’istituto bancario presso cui sono detenuti e tutti i dati in merito all’entità dell’asset e ai relativi redditi prodotti (saldo, interessi e dividendi maturati, eventuali plusvalenze, etc.).

Dovrà essere fornito, inoltre, il codice fiscale italiano, ove disponibile, delle persone o entità richiamate.

Dopodiché, l’Agenzia delle entrate provvederà poi ad incrociare le informazioni ricevute con i dati che ogni singolo contribuente ha indicato nella propria dichiarazione dei redditi, sia con riferimento al monitoraggio fiscale (Quadro RW), sia in relazione alle imposte sui redditi (Quadri RL, RM e RT). In questo modo, sarà molto più agevole e celere l’individuazione di eventuali attività non dichiarate o di redditi non regolarmente assoggettati a tassazione.

Alcuni Paesi (in tutto 54), tra cui l’Italia, definiti «early adopters», al fine di semplificare l’avvio dello scambio automatico di informazioni sulla base dello Standard individuato dal C.R.S., hanno siglato un accordo multilaterale denominato Multilateral competent authority agreement (Mcca), che ha reso operativo il flusso dello scambio di informazioni già dal 2017, con riferimento al periodo d’imposta 2016. Per altri Paesi, invece, lo scambio di informazioni partirà dal 2018 e avrà come riferimento il periodo a partire dal 1° gennaio 2017 (si veda la tabella).

Dunque, entro il prossimo 21 agosto gli operatori finanziari italiani dovranno aver terminato il lavoro di mappatura di tutti quei soggetti che presentano collegamenti con lo Stato estero, al fine di poter comunicare telematicamente, tramite il Sistema di interscambio flussi dati (Sid), tutti i dati relativi al numero dei conti, al titolare effettivo, al saldo e alle movimentazioni, etc.

L’Agenzia delle entrate, poi, provvederà a interfacciarsi con le varie autorità fiscali estere al fine di incrociare tutti i dati.

© Riproduzione riservata

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