Troppo cash nuoce. Alla salute

di Carlo Giuro
Il profilo dell’invecchiamento ha un legame stretto con il rischio salute. Quali sono le considerazioni di scenario? Va ricordato che il sistema sanitario italiano si basa su tre pilastri: la sanità pubblica, basata sul principio dell’universalità, dell’uguaglianza e della solidarietà e che concretamente poggia sul Sistema Sanitario Nazionale che eroga le prestazioni di base (cosiddetto primo pilastro). Ci sono poi la sanità collettiva integrativo-sostitutiva (cosiddetto secondo pilastro) e la sanità individuale in cui il cittadino si rivolge al mercato sanitario richiedendo coperture assicurative (il cosiddetto terzo pilastro).
L’andamento della spesa sanitaria italiana è sostanzialmente in linea con la media europea ma è destinata ad aumentare per effetto dell’invecchiamento della popolazione. Attingendo alle stime elaborate dalla Ragioneria Generale dello Stato, in Italia la previsione del rapporto tra la spesa sanitaria e Pil passa dal 6,9% del 2015 al 7,9% del 2060, con un aumento di un punto percentuale. A partire dal 2019, la curva presenta un andamento crescente con incrementi annui abbastanza stabili nel tempo. Solo nell’ultimo decennio la progressione, pur restando positiva, presenta un rallentamento nel ritmo di crescita fino ad annullarsi alla fine del periodo di previsione. La dinamica del rapporto si spiega essenzialmente proprio con il progressivo aumento della popolazione anziana, in termini assoluti e relativi, che caratterizza l’intero periodo di previsione. Vi è poi un tratto peculiare dell’Italia nel panorama europeo. Attingendo ad una serie di ricerche, ogni anno circa 30 miliardi di euro vengono spesi dalle famiglie italiane per garantirsi il diritto alla salute, la cosiddetta «spesa sanitaria privata» che corrisponde a circa il 22% della spesa sanitaria totale, un dato in linea con la media Ocse e vicino a Paesi come Francia, Germania e Regno Unito, nei quali la spesa sanitaria privata si attesta tra il 18 e il 22% del totale. Vi è però un’anomalia; buona parte di questa spesa è di tipo out of pocket, ossia non intermediata da fondi o assicurazioni (si stima che solo 1,4 miliardi siano intermediati, ovvero il 4,7% del totale della spesa privata). L’atteggiamento fin qui condotto in maniera abitudinaria dagli italiani è stato quello di mettere da parte risparmio in forma liquida per far fronte alle spese per curarsi. Come riportato nella indagine annuale di Acri/Ipsos per la Giornata Mondiale del Risparmio 2016, chi ha risorse disponibili mostra una forte preferenza per la liquidità, predilezione che riguarda due italiani su tre. Si utilizza cioè il cash come forma di auto-assicurazione, strategia non sempre ottimale soprattutto in considerazione del ridotto livello dei tassi di interesse per effetto della politica monetaria espansiva da parte della Bce. (riproduzione riservata)
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