Bancomat story, dalla plastica alla blockchain

di Stefania Peveraro
Quarant’anni fa nasceva la Sia, oggi leader in 46 Paesi nelle infrastrutture e servizi di pagamento digitali per istituzioni finanziarie, banche centrali, imprese e pubbliche amministrazioni. Un mese fa, invece, si celebravano i 50 anni del bancomat. C’è una congiunzione astrale di ricorrenze, insomma, quest’estate in tema di pagamenti elettronici e accade a pochi mesi dal recepimento anche in Italia della seconda direttiva Ue sui servizi di pagamento, che praticamente solo di pagamenti elettronici tratta. Ce n’è abbastanza per un amarcord come si deve, in un percorso in cui l’Italia, da fanalino di coda dell’innovazione, ha via via acquistato posizioni e oggi ha poco da invidiare agli altri Paesi nello sviluppo delle infrastrutture dei pagamenti, proprio grazie a Sia, come pure nello sviluppo di tecnologie fintech, grazie all’inventiva degli startupper italiani, finanziati spesso dal venture capital.

Per la cronaca, a installare il primo distributore automatico di banconote (Automated teller machine o Atm) è stata nel 1939 una filiale di Citibank a New York, ma l’operazione non ebbe successo e il bancomat ante-litteram venne ritirato 6 mesi dopo. Per rivedere il secondo esperimento, questa volta riuscito, bisogna andare avanti nel tempo sino appunto a 50 anni fa, esattamente al 27 giugno 1967, quando fu installato un Atm in una filiale di Barclays Bank a Enfield Town (a nord di Londra).

Nel frattempo, però, gli americani erano andati avanti su un altro fronte, quello delle carte di credito. Nel 1950, infatti, Frank Mc Namara aveva inventato la carta di credito Diners e nel 1958 erano nate le carte American Express e BankAmericard, mentre negli anni ’70 negli Usa gruppi di banche si sono consorziati per dare vita ai circuiti Visa e Mastercard. In Italia la prima carta di credito ad arrivare è stata Diners nel 1958, seguita da BankAmericard nel 1968 e da American Express nel 1971.

Nel frattempo anche in Italia si conducevano esperimenti sul fronte dei dispenser di banconote e finalmente nel 1976 venne installato il primo Atm, a Ferrara in una filiale di CariFerrara. Bisognerà attendere però ancora qualche anno per poter vedere le prime carte di debito Bancomat simili a quelle attuali: la data di nascita della prima carta di debito a banda magnetica e a distribuzione nazionale è fissata il 23 novembre 1983, con il servizio gestito dalla Società Interbancaria per l’Automazione (oggi Sia).

Nel 1985 è poi nata Servizi Interbancari su iniziativa delle 16 maggiori banche italiane, dell’Abi e dei quattro istituti centrali di categoria, e nel 1986 è stata costituita CartaSi, oggi parte del gruppo Icbpi, controllato dai fondi di private equity Advent International, Bain Capital e Clessidra, alla stessa stregua di parecchi altri big del settore dei pagamenti elettronici a livello italiano e internazionale, che hanno visto nel settore un’opportunità di business ad alta redditività e con importanti tassi di crescita. La stessa Sia, peraltro, è a sua volta controllata da Cdp Equity (l’ex Fondo Strategico Italiano), dal fondo F2i e dal fondo ict di Orizzonte sgr.

Sino a gli inizi degli anni ‘80 il bancomat si utilizzava soltanto per prelevare agli sportelli automatici, mentre per pagare con la carta di credito si dovevano utilizzare quelli che si chiamavano zip-zap o stiratori, cioè una sorta di ferro da stiro che si passava con una carta carbone sulla carta di credito per prendere nota dei dati del possessore della carta.

L’invenzione del Pos data infatti al 1985 con il brand PagoBancomat per permettere i pagamenti con il bancomat presso gli esercenti. Circuito sul quale quindi si sono innestati via via anche i pagamenti con carta di credito.

Contemporanemaente anche i mercati finanziari si stavano trasformando e aprendo all’elettronica, con Borsa italiana che nel 1993 decideva di accettare le connessioni delle sim negoziatrici, non più solo da terminali, ma anche da altri elaboratori, per permettere la trascrizione automatica degli eseguiti nei sistemi contabili delle stesse sim.

Da lì al trading on line il passo è stato breve. E infatti, mentre negli Usa nascevano broker web del calibro di eTrade, Ameritrade, e Charles Schwab, in Italia nel 1995 nasceva il Directa sim, primo broker online nostrano, che ha fatto da apripista al popolo dei trader fai-da-te.
Contestualmente si sviluppava anche l’internet banking. Il primo servizio attivo 24 ore su 24 si dice sia stato sviluppato nel 1994 da Stanford Federal Credit Union. Il mobile banking risale invece al 1999, quando Paybox, startup finanziata da Deutsche Bank , ha sviluppato la prima applicazione di mobile banking via sms, mentre negli Usa soltanto nel 2006 Wachovia bank ha introdotto per prima il mobile banking.
Intanto alla fine degli anni ‘90 è nasceva anche l’ecommerce. In Italia, paradossalmente, la fiorentina Chl è stata fondata nel 1993, un anno prima di Amazon. E pochi anni dopo, nel 1998, è arrivata PayPal,a supporto delle transazioni via web. oggi surclassato per volumi dalla cinese AliPay, sviluppata dal colosso dell’ecommerce Alibaba.

E mentre crescevano i volumi dei pagamenti elettronici da gestire e processare, a livello europeo si ritenne di dover regolamentare il mercato, facilitando comunque i pagamenti internazionali e favorendo la concorrenza tra banche e altri soggetti in grado di gestire i pagamenti stessi in forma elettronica. per questo nel 2007 il Parlamento Ue approvò la prima direttiva sui servizi di pagamento, base del progetto Sepa (Single Europea Payment Area), che in Italia è stato recepita nel gennaio 2010. Ma la tecnologia corre e pochi anni dopo è arrivato un aggiornamento: nel 2016 il Parlamento ha licenziato la seconda direttiva sui servizi di pagamento, che dovrà essere recepita da tutti gli stati membri Ue entro il prossimo gennaio 2018. Una normativa che apre ufficialmente la porta a una miriade di nuovi business, nei quali peraltro molte startup fintech si sono già buttate e che come sempre rappresenta per il sistema bancario una minaccia, ma nel contempo anche un’opportunità di innovazione e presidio di nuovi mercati.
Su questo fronte Nicola Cordone, senior vice president e deputy ceo di Sia, spiega a MF Milano Finanza che «Sia negli ultimi anni ha lavorato a stretto contatto con le banche per sviluppare per loro conto tecnologie innovative che poi ciascuna di loro ha potuto commercializzare sottoforma di prodotti ad hoc studiati per i rispettivi clienti. La ricerca in questo settore è ormai qualcosa che molto difficilmente una singola banca può permettersi di svilupapre da sola. Per esempio ora Sia è a capo di un gruppo di lavoro che riunisce parecchie banche per lo sviluppo della tecnologia blockchain». Mentre di recente il gruppo guidato da Massimo Arrighetti ha sviluppato Jiffy, il servizio per trasferire denaro in tempo reale da persona a persona via cellulare, ormai adottato da oltre 110 banche italiane aderenti che lo qualificano al primo posto per i pagamenti digitali P2P nell’area euro. In parallelo, sottolineaCordone, «Sia è impegnata nella realizzazione di RT1, la prima piattaforma paneuropea di instant payment di Eba Clearing che sarà operativa a metà novembre e gestirà i bonifici in tempo reale di cittadini e imprese». (riproduzione riservata)
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