Banca Generali si scalda

di Andrea Cabrini
Un nuovo modello di servizio e nuovi obiettivi di raccolta e masse. Più spinta sulla banca private e tanta voglia di crescere, anche acquisendo quelle società che in questo momento non hanno più le dimensioni sufficienti per reggere l’aumento dei costi. Di rientro dall’Investor Day che si è tenuto a Londra (e tutto dedicato all’impatto di Mifid2), Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali , ha spiegato la sua strategia a ClassCnbc.

Domanda. Mossa, come entra Banca Generali nella seconda parte dell’anno?
Risposta. Stiamo andando molto più velocemente delle attese: abbiamo chiuso il primo semestre con 3,8 miliardi di raccolta, in crescita del 31%. Quindi abbiamo alzato le stime per quest’anno a 5-5,5 miliardi. Una cosa è certa: tra i risparmiatori c’è una crescente esigenza di avere a fianco un professionista qualificato. Per questo puntiamo a superare i 70 miliardi nel 2021, con una raccolta tra 3,5 e 4 miliardi l’anno.

D. Perché Midfid2 è al centro del vostro piano?
R. Innanzitutto per fare chiarezza, visto che c’è ancora tanta confusione. Io penso che ci saranno più opportunità che rischi. La Mifid2 ha tre obiettivi: aumentare la qualità nei confronti della clientela, il livello di protezione e la trasparenza. In un’unica parola: advisory. L’esigenza è trovare un professionista capace nel lungo periodo di aiutare a fare scelte consapevoli.

D. Per i risparmiatori che cosa cambierà?
R. La protezione e la tutela nascono innanzitutto per investitori indifesi, quindi per i piccoli risparmiatori. Questi si devono aspettare e devono pretendere maggiore rispetto, maggiore trasparenza e maggiore servizio. Noi viviamo di provvigioni a fronte di un servizio che va esplicitato, quantificato e comunicato alla clientela. Bisogna quindi fare capire al cliente perché sta pagando, per quale servizio e con quali livelli di tutela

D. Significa che cambierete il vostro modo di fare i prezzi?
R. Noi lavoriamo come tutta l’industria italiana in una logica di rebates. Parte delle commissioni di prodotto vengono retrocesse alla distribuzione, quindi a noi, per l’attività svolta dai nostri consulenti. Questo rimane confermato e continuerà anche con l’entrata in vigore della Mifid2. Contestualmente abbiamo già introdotto a inizio anno dei modelli più evoluti, in funzione delle esigenze specifiche della clientela.

D. I Pir hanno avuto un grande successo. Perché voi siete scettici?
R. Credo che i Pir siano un’iniziativa lodevole. Nel medio termine avrà un grande successo, ma l’impatto non va misurato sui volumi di raccolta bensì sulla vera capacità di fare crescere l’economia reale. Oggi ci crediamo relativamente poco, perché le soluzioni fin qui presentate sul mercato sono prodotti molto tradizionali, bilanciati, in cui una parte di equity è investita in small cap – mercato molto sottile in Italia, con valutazioni che ormai hanno raggiunto e superato la media europea – e il resto è il classico portafoglio obbligazionario.

D. Quindi Banca Generali resterà fuori da questa partita?
R. Quello che stiamo facendo è ridurre il rischio obbligazionario con soluzioni alternative, long-short per esempio, e ridurre anche il rischio emittente, swappandolo con un rischio più diversificato. La sfida ultima è spingere le nuove risorse che arrivano nel mondo dell’illiquido per portarlo a diventare liquido. Parlo di private debt, di private equity. La modalità è far arrivare i soldi alle pmi per essere a fianco del tessuto imprenditoriale italiano per rilanciare un’economia che soffre della debolezza strutturale delle banche.

D. Nel frattempo che indicazioni state dando attraverso la vostra rete?
R. I mercati hanno corso tantissimo, quindi sulla parte azionaria entrare a questi livelli non ha molto senso. Stiamo iniziando a portare a casa i benefici di questo lungo periodo di rally. Sulla questione dei tassi starei molto attento alla parte duration, perché la volatilità sta aumentano. Sarei più positivo su una maggiore diversificazione valutaria, perché la correzione del dollaro e di tutte le principali valute ha creato opportunità nel medio termine.

D. Si aspetta una estate a rischio?
R. I mercati d’estate ci hanno abituato a sorprese non sempre troppo positive. Potremmo essere a un punto di arrivo o a un punto di accumulazione per poi partire su nuovi massimi. Quindi il mio consiglio è di andare in vacanza tranquilli senza prendere posizioni lunghe in un contesto in cui ci sono condizioni per un aumento della volatilità.

D. Sarà una estate bollente anche nel mondo del risparmio gestito. Il consolidamento sta accelerando; Banca Generali che ruolo vuole giocare?
R. Crediamo di aver raggiunto un’organizzazione e una struttura societaria in grado di crescere anche per linee esterne. Abbiamo dimostrato di aver integrato con successo realtà diverse dalla nostra. Tra dire ‘vogliamo comprare’ o ‘vogliamo essere comprati’, preferiamo guardare alle opportunità. Quindi, se ci sono buone occasione, siamo tra quelli disposti a considerarle.

D. Che identikit avete in mente?
R. La Mifid vede un potenziale sconfitto, che è il concetto di boutique, perché sicuramente i costi di governance e IT continueranno a crescere. La mia sensazione è che in quelle realtà relativamente piccole ci possa essere un cambio di strategia e probabilmente la ricerca di una exit. In quel caso siamo disposti a prendere in considerazione i dossier.

D. Mi faccia almeno un nome.
R. Penso a piccole strutture di private banking, ma non c’è nessun dossier sul tavolo. Abbiamo una crescita nelle gambe talmente forte che non ne abbiamo bisogno. Ma, se esiste un’opportunità, perché non coglierla?

D. E rispetto alla nuova strategia di gruppo nell’asset management?
R. Se guardiamo alla strategia di Generali , credo che il processo iniziato sia quello giusto. C’è un manager molto capace e la strategia è molto chiara. Sono sicuro che questo darà benefici indiretti anche a noi, perché potremo avvalerci di migliori competenze nell’ambito dell’asset management. L’aggregazione è necessaria per raggiungere le masse critiche perché la pressione riguarderà soprattutto le fabbriche-prodotto invece delle distribuzioni. È chiaro che prima di iniziare a soffrire una pressione dei margini, eserciterò questa pressione nei confronti dei fornitori di prodotti. Quindi la dimensione conterà sempre di più. Credo che ci sarà un’accelerazione nei prossimi mesi.

D. I mercati non amano troppo le aziende pronte fare shopping. Qual è il suo messaggio alla borsa?
R. Siamo forse la realtà più sostenibile che ci sia oggi sul mercato del private banking. Facciamo un business molto sano e i nostri multipli sono ancora bassi. In tutte le operazioni di cui ho parlato prima ci siamo autofinanziati e i deal non hanno impattato sul titolo, perché ovviamente un po’ di capitale ce l’abbiamo e, data la nostra dimensione, la nostra leva operativa funzionerebbe molto bene. Qualsiasi operazione si fa se crea valore per l’azionista. Non vedo rischi da questo punto di vista per il nostro titolo. (riproduzione riservata)

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