A portata di click

di Diana Bin
Lo shopping online ha rivoluzionato il mondo dei consumi: senza nemmeno muoversi di casa, grazie alle piattaforme web, si può avere a disposizione una una scelta pressoché infinita di beni e servizi, acquistabili con tempi decisamente ridotti e a costi più bassi rispetto ai canali tradizionali: si pensi alla spesa alimentare, all’acquisto di libri o abbigliamento, alla prenotazione di biglietti di concerti e aerei, di un tavolo a ristorante o di una stanza in hotel. Lo stesso concetto si può applicare anche al mondo degli investimenti. Per sottoscrivere un fondo comune infatti non è più necessario rivolgersi allo sportello della banca: sull’onda dell’avanzata dei servizi fintech, diversi operatori si sono attrezzati anche in Italia per consentire l’acquisto di questi prodotti direttamente dal web. Naturalmente non tutte le soluzioni sono uguali ed è importante prestare attenzione a pro e contro di ciascuna. Partiamo dal principio: chi vende i fondi online in Italia? Ci sono i veri e propri supermercati di fondi, come Fundstore, piattaforma del gruppo Banca Ifigest nata nel 2000, e Online Sim, gruppo Ersel, che ha visto la luce nello stesso anno, entrambi con una gamma d’offerta vastissima: 150 accordi e 6 mila fondi per il primo, oltre 4 mila fondi che fanno capo a 130 società per il secondo. «Il nostro servizio può essere paragonato a un qualsiasi e-commerce di prodotti non finanziari», spiega l’a.d. di Fundstore, Simone Calamai. «La differenza sta nel processo di registrazione dell’utente, che risulta un po’ più oneroso dal momento che, trattandosi di finanza, c’è qualche burocrazia in più, come il questionario Mifid e la normativa antiriciclaggio. Ma una volta superato questo step, la scelta di uno o più fondi è immediata: il cliente deve solo metterli nel suo carrello e procedere con il bonifico dal suo conto corrente al conto della società di gestione».
La particolarità di Fundstore è che permette di acquistare i fondi anche senza aprire un conto corrente d’appoggio ad hoc (anche se, facendolo, si possono accorciare ulteriormente i tempi delle transazioni): è sufficiente disporre di un conto corrente presso una qualsiasi banca e avere la residenza fiscale in Italia. Anche Online Sim non prevede l’obbligo di un conto corrente, ma richiede l’apertura, gratuita, di un conto deposito.
Ci sono poi le banche online, che tra i servizi di investimento offrono ai clienti la possibilità di acquistare fondi gestiti da Sgr italiane, grandi case d’investimento estere e boutique specializzate, tutte previa apertura di un conto corrente d’appoggio: CheBanca! (50 accordi per oltre 8 mila fondi), Fineco (7 mila fondi di 70 società), IwBank Private Investments (57 accordi e circa 4.500 fondi), Sella.it del gruppo Banca Sella (1.800 fondi di 40 case prodotto) e WeBank (3.600 fondi di 28 società). Tra i principali vantaggi dell’acquistare i fondi direttamente online c’è il risparmio economico, tendenzialmente rimangono le commissioni di gestione, mentre in molti casi si evitano quelle di ingresso: «In base alla normativa di oggi, noi guadagniamo parte delle commissioni di gestione che il cliente paga alla sgr, mentre non ci sono costi legati alla piattaforma», spiega Calamai. «Per i fondi di classe A le commissioni sono intorno all’1% e le retrocessioni intorno al 40%. Poi per le società di diritto estero, che sono la maggioranza, ci sono le spese di intervento della banca corrispondente, nell’ordine dei 10-15 euro per ogni operazione, ma queste non dipendono da noi».
IwBank Private Investments (gruppo Ubi) applica uno sconto del 50% sulle commissioni d’ingresso previste dalle classi load, mentre le spese sono assenti per le classi no load; Online Sim non prevede alcuna commissione sulle operazioni effettuate dai clienti e azzera le commissioni di ingresso e uscita previste dai fondi. Inoltre, sottolinea l’a.d. di Online Sim Federico Taddei, «per il sesto anno consecutivo abbiamo rimborsato l’imposta di bollo (0,2%) ai nuovi clienti che hanno aperto un dossier fondi entro il 30 maggio 2017, investendo almeno 30 mila euro». Tra l’altro da marzo Online Sim ha iniziato a collocare anche i Pir: a oggi sono oltre 30 i fondi Pir disponibili (di 15 società), acquistabili anche tramite piani di accumulo, e l’offerta sarà ampliata. In questi primi mesi sono stati oltre 4 mila i Pir sottoscritti presso la piattaforma di Online Sim, sia da clienti diretti sia istituzionali.
Dal canto suo Webank (gruppo Banco Bpm ) non applica commissioni di sottoscrizione sui fondi e sicav in collocamento, né per gli investimenti in unica soluzione né per i piani di accumulo, così come Sella.it. Anche CheBanca! (gruppo Mediobanca ) non fa pagare i costi di sottoscrizione e uscita, mentre restano le spese amministrative fisse, tra 10 e 18 euro ad operazione, indipendentemente dall’importo sottoscritto. C’è poi una «commissione di gestione dello 0,30% annuo sul controvalore dell’importo investito per chi si avvale del Dossier Yellow Advice, la consulenza basata sulla tecnologia robo-advisor», spiega Lorenzo Bassani, direttore wealth di CheBanca!.
E qui entra in gioco un altro nodo cruciale nell’acquisto di fondi online: «Un tipo di servizio come il nostro si rivolge a clienti supportati da consulenti finanziari indipendenti o a soggetti ben consapevoli delle proprie scelte, quindi non al 100% della platea di investitori potenziali dei fondi comuni», riconosce Calamai: «scegliere tra 6 mila prodotti differenti può disorientare chi non ha conoscenze nel settore, anche se, come nel nostro caso, sono disponibili portafogli modello per guidare il cliente». Uno dei rischi principali del fai-fa te infatti, spiega Bassani, è che «il cliente non sia in grado di comprendere in maniera ottimale il rischio assunto in rapporto al rendimento» e che si lasci influenzare dalla componente emotiva, «che può incidere in maniera negativa sulle scelte e sul timing di sottoscrizione». C’è da dire che il concetto dell’abbinamento tra web e fai-da-te appare ormai superato, tanto che praticamente tutte le piattaforme citate offrono qualche modalità di assistenza e advisory. Per esempio con Che Banca! si può accedere alla piattaforma web in modalità self, ma anche rivolgersi agli advisor in filiale o chiedere supporto da remoto, utilizzando pc, tablet o smartphone. Stesso discorso per Sella.it, che mette a disposizione «assistenza post-vendita e un servizio di consulenza a distanza, in grado di coniugare i vantaggi del rapporto con il professionista e la fruibilità del mobile banking», spiega Francesco Plini, responsabile prodotti e servizi di Banca Sella. Online Sim offre consulenza generalizzata su richiesta, come i portafogli modello, o personalizzata, scegliendo uno dei robo-advisor disponibili dal sito, mentre Iw Bank porta avanti iniziative di educazione finanziaria su tutto il territorio nazionale. Inoltre, sottolinea il direttore generale di IwBank Private Investments Andrea Pennacchia, «il nostro modello di business multicanale affianca alla piattaforma ad architettura aperta servizi a valore aggiunto, come la consulenza dei nostri consulenti». Anche WeBank ha messo a punto strumenti di supporto nelle scelte di investimento, ripartiti tra soluzioni self, per operare in autonomia (ricerca e analisi, simulatori, classifiche e alert) e soluzioni guidate: «Da un lato c’è il servizio di Top Selection, che, mediante un monitoraggio periodico di tutta l’offerta in collocamento, seleziona fondi e sicav con il migliore rapporto rischio/rendimento; dall’altro ci sono i portafogli modello per costruire un investimento e diversificarlo in autonomia scegliendo tra vari profili standard», spiega Stefano Cioffi, responsabile digital sales e Webank del gruppo Banco Bpm . Quanto alla Mifid II, attesa per l’inizio del 2018, gli operatori interpellati da MF-Milano Finanza si dicono pronti. «La normativa introdurrà importanti cambiamenti sul rapporto tra intermediario e clienti e darà una spinta ai modelli di business basati sull’online: sarà infatti ancora più semplice per il cliente confrontare servizi e costi tra intermediari classici e web, e decidere a quale affidarsi», osserva Taddei. (riproduzione riservata)
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