Il cambio di passo dell’Ania

di Carlo Dossi

Mentre Corriere della Sera e La Repubblica del 6 luglio annegano nel conformismo e nella banalizzazione nel riferire dell’Assemblea dell’Ania (spazi ridotti, posizioni degli articoli in seconda fascia e titoli dedicati alla “solita” rc auto che affligge “i poveri automobilisti che vorrebbero pagare gli stessi prezzi dei tedeschi e dei francesi”), pare doveroso mettere in rilievo un evidente cambio di passo.

Chi – come il vostro cronista – ha per molti anni frequentato gli ambienti e i personaggi del settore assicurativo, ricorderà le assemblee associative organizzate nei locali dello splendente Palazzo Brancaccio (al colle Oppio) o, in tempi più recenti, nel moderno Auditorium del Parco della Musica, progettato da Renzo Piano.

Come è arcinoto a chi segue i rituali inossidabili del settore, chi non si fa vedere all’Assemblea annuale dell’Ania, non conta. Dunque l’afflusso di addetti autoconvocati è sempre stato, per così dire, biblico.

Come è accaduto anche il 5 luglio scorso. Tutti incuriositi per almeno due novità annunciate: ascoltare e vedere la nuova presidente Maria Bianca Farina, e collaudare la nuova ambientazione dell’evento. Facendo mente locale sul fatto che si era nell’l’Auditorium Conciliazione, in via della Conciliazione.

Via della Conciliazione è lo stradone che collega il centro di Roma con i luoghi santi della Città del Vaticano e –primo tra questi – la irradiante Piazza San Pietro.

Che sia più o meno casuale, questa nuova vicinanza alla Santa Sede (tra l’altro l’Auditorium Conciliazione è di proprietà dello Stato Vaticano), ha fatto sì che l’atmosfera che si respirava era senz’altro più dialogante. Direi persino ecumenica vista l’assonanza con lo stile introdotto da Papa Francesco.

Dunque, già mentre ci si salutava fra colleghi, in attesa dell’apertura dei lavori, era palpabile il cambio di registro.

I lettori ricorderanno come molte delle passate assemblee avevano innescato polemiche anche feroci sui “colpi di frusta” e sui collarini ortopedici tempestati di diamanti.

Con certo masochismo ci si era abituati a ascoltare una serie di sottosegretari spediti all’ultimo minuto sul palco, davanti a una platea di addetti ai lavori, a esibire scarsissima conoscenza della materia assicurativa (vale la pena di menzionare – tra le tante – la gaffe di quello che azzardò l’ipotesi di “attingere alle riserve delle compagnie”).

Niente di tutto questo è accaduto martedì scorso.

Sui numeri e sui dettagli della relazione di Maria Bianca Farina avrete già letto sulle cronache di Assinews.it e sugli altri media.

A me basta considerare come il settore stia attraversando una fase positiva. A partire dall’andamento delle assicurazioni vita e dalla sostanziale stabilità dei rami danni. Lo testimoniano i risultati tecnici di tutto riguardo e gli utili dei bilanci delle compagnie. Che hanno toccato i 3,6 miliardi di euro nei danni (con un ROE del 7,9% ) e 2,6 miliardi di euro nei rami vita (qui il ROE è del 10,9%).

Quello che mi premeva considerare e trasmettere (che, ripeto, i media generalisti non hanno voluto o potuto cogliere) è la nuova atmosfera che si è respirata.

L’Auditorium Conciliazione, nella sua funzionalità, è più raccolto e meno scenografico del Parco della Musica. Già di per sé questa scelta sembrerebbe testimoniare la volontà di fare dell’assemblea di quella che è sempre stata chiamata “la potente confindustria assicurativa” più che un evento mediatico e spettacolare (nella quale nel corso del tempo si era trasformata: uno dei momenti della massima auto-rappresentazione del generone  romano così ben descritto – mutatis mutandis – nel film “La Grande Bellezza”), un momento serio e reale di confronto del settore con i propri stakeholder.

E – se questo era uno degli obiettivi – indubbiamente è stato raggiunto.

E’ stato raggiunto a partire dalla relazione della Presidente che non ha voluto leggere pedissequamente (come accadeva fino allo scorso anno) un testo, ma che – appoggiandosi a una nutrita serie di slides – ha inteso delineare le linee guida della sua presidenza.

Linee guida che intendono dare alle assicurazioni una nuova centralità nella economia e nella società del nostro Paese. Non si può negare che – nonostante i chiari di luna della “crisi globale” – il mondo delle polizze può vantare decenni di gestione equilibrata e una innegabile solidità patrimoniale. Valori che hanno evitato alle compagnie le avversità che purtroppo stanno colpendo i “cugini”(?) delle banche e – in generale – il mondo della finanza.

Maria Bianca Farina si è fatta portatrice di una filosofia improntata a visioni e progettualità di lungo termine.

Progettualità di lungo termine e investimenti che traguardino l’orizzonte della durata di un consiglio di amministrazione o della carica di un top manager.

Prospettive di lungo termine, tipiche di chi ragiona in una logica propria del nostro settore, che permetterebbero di far affluire risorse importanti sull’economia reale. E che faciliterebbero quella che è la precondizione di un sistema economico stabile ed equo: la crescita economica.

Le assicurazioni, in un contesto regolamentare e fiscale adeguato, possono contribuire a questi obiettivi come investitori istituzionale e nel loro ruolo tipico di gestori dei rischi.

A questo proposito, la presidente dell’Ania ha ribadito l’impegno delle compagnie e dell’associazione, a sviluppare un sistema di assistenza sanitaria integrativa di quella pubblica e, più in generale, di protezione dei rischi delle famiglie e delle imprese.

Un intervento quindi propositivo e improntato all’ottimismo. Maria Bianca Farina ha più volte affermato la disponibilità del settore a collaborare per la ripresa del Paese. Un intervento nel quale – mi si permetta – traspariva un background improntato alla più schietta e moderna dottrina sociale ed economica cristiana. E, in genere, allo “Human Flourishing”.

La seconda parte dell’assemblea è stata altrettanto portatrice di novità rispetto al passato. Non solo per quanto riguarda il format ma anche rispetto ai contenuti.

Enrico Mentana, direttore de La 7, ha condotto infatti un talk show con un parterre costituito da due ministri: Pier Carlo Padoan., titolare del dicastero dell’Economia, e Carlo Caliendo, Ministro dello sviluppo economico. Con l’aggiunta di Salvatore Rossi, presidente IVASS e, naturalmente, di stessa Bianca Maria Farina.

Con la riconosciuta verve, Mentana ha posto domande dirette, talvolta ironiche e spiritose, del genere, al ministro dell’economia: “Il settore ha dichiarato di volere impiegare bei soldini nell’economia reale. Volete farvi sfuggire l’occasione?” – alla quale è seguita una risposta cauta ma possibilista …

Il giornalista si è preparato al punto da riuscire a porre domande pertinenti e azzeccate  su un argomento ostico come Solvency II.

Lo so che ce lo siamo detti da molti anni: sul piano delle enunciazioni la collaborazione tra pubblico e assicurazioni deve realizzarsi in concreto. Stavolta lo scetticismo può essere lasciato cadere. Pier Carlo Padoan e Carlo Caliendo si sono mostrati, oltre che informati sul settore, in sintonia e capaci di utilizzarne la disponibilità. L’assicurazione intende cominciare a contare maggiormante nei processi decisionali e nelle soluzioni dei problemi della collettività, smettendo di essere percepito esclusivamente come l’odioso esattore del balzello Rc auto.

Segnalo infine una ulteriore novità. Che ha sorpreso chi era abituato, da decenni, a vedersi consegnare al termine dell’assemblea due voluminosi tomi elaborati dall’ufficio studi dell’Ania. Uno contenente l’analisi descrittiva circa l’andamento dei diversi rami nel corso dell’anno, arricchito da confronti con i diversi mercati. L’altro con il dettaglio dei premi del lavoro diretto di tutte le compagnie operanti.

Rendiamoci conto che il cartaceo va messo in pensione. Le analisi e quei dati li possiamo trovare online, sul sito dell’ANIA.