Ania: cala il risultato nel 2015 a 5,7 mld, ma il comparto rimane solido

Nel 2015 la raccolta premi lorda complessiva (danni e vita) ha raggiunto i 150 mld euro, in crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente.

I dati 2015 sono stati presentati nel corso dell’assemblea dell’Ania dal presidente, Maria Bianca Farina. I premi vita hanno superato i 115 mld (+4%). S è registrato un cambiamento nel mix di prodotti venduti: se, da un lato, si è contratta la vendita dei prodotto del ramo I (-5,7%, per un volume di premi stimato pari a poco mendo di 78 mld), dall’altro si è registrato un forte aumento nella commercializzazione delle polizze del ramo III (quasi 32 mld, +45,8).

“I primi mesi del 2016, invece, hanno evidenziato per la nuova produzione – ha aggiunto Farina – una tendenza opposta: la raccolta premi di tipo linked, a causa dell’elevata volatilità dei mercati finanziari, è in calo mentre quella tradizionale è in lieve crescita”.

“Il risultato d’esercizio delle imprese di assicurazione italiane nel 2015 è stato nel complesso pari a 5,7 mld, in lieve riduzione rispetto ai 6 mld dell’anno precedente”, ha detto Maria Bianca Farina, spiegando che a questo risultato “ha contribuito principalmente il saldo della gestione assicurativa che, come lo scorso anno, ha superato i 6,5 mld. In particolare il risultato tecnico del settore vita è stato positivo grazie alla crescita del fatturato, sebbene vi sia stato un calo degli utili di investimento di oltre il 20%. Nel settore danni, il calo dei premi è stato compensato da una riduzione dell’onere dei sinistri, per cui il risultato tecnico si è attestato sugli stessi livelli del 2014”.

Farina ha quindi messo in evidenza come “l’industria assicurativa italiana continua a dare prova di stabilità. Il patrimonio netto ammonta, a fine 2015, a 66 mld e l’indice di solvibilità, secondo le regole di Solvency I, è pari a 1,5 nell’assicurazione vita e a 2,8 nei rami danni, livelli di assoluta sicurezza. I dati relativi al “Day 1″ del Solvency II ratio attestano nel complesso un miglioramento degli indici di solidità patrimoniale”.

Farina ha esordito il suo discorso citando la recente decisione dei cittadini britannici, evidenziando come il comparto sia ancora attonito per il risultato del referendum in Gran Bretagna che ha provocato “una grandissima volatilità sui mercati di tutto il mondo e ha generato qualche incertezza sulla coesione dell’Ue, sulle prospettive dell’Unione”.

“In un simile contesto – ha sottolineato – è urgente agre per rafforzare la ripresa ed evitare che il Paese interrompa ancora una volta un percorso di sviluppo che e’ indispensabile per la stabilita’ sociale e il benessere delle future generazioni”.

“Noi  crediamo che il salto di qualità sia possibile. E crediamo anche che l’assicurazione rappresenti un asset strategico a questo fine, per gestire meglio i rischi, ridurre la vulnerabilita’ di famiglie e imprese, rafforzare il legame fra risparmio e investimento di lungo termine”.

Riguardo al tema RCA, Farina ha detto che il settore, “con oltre 14 mld di premi raccolti, continua a essere il più importante tra i rami danni”.  “Le imprese, anche in conseguenza dei risultati tecnici positivi registrati nel triennio 2012-2014, hanno continuato nel 2015 ad applicare riduzioni significative delle tariffe; il volume premi, dopo il forte calo già osservato nel 2013 (-7%) e nel 2014 (-6,5%), ha registrato nel 2015 un’ulteriore contrazione, analoga a quella dell’anno precedente”.

“Nel complesso – ha precisato – lo scorso anno gli italiani hanno risparmiato un miliardo per assicurare un numero di veicoli pressoché invariato (circa 40,6 mln)”.

Farina ha quindi messo in evidenza come “anche per effetto dei segnali di ripresa del ciclo economico, i premi degli altri rami danni (escludendo la sola Rc auto e natanti), pari a quasi 18 mld, sono cresciuti dell’1,1%, dopo il lieve recupero gia’ registrato nel 2014 (+0,9%). Da segnalare, in particolare, la crescita del 4,2% per il comparto salute. Si tratta, comunque, di tassi di crescita molto contenuti, che lasciano immutato l’ampio divario di coperture assicurative rispetto ai principali Paesi Ue”.

All’assemblea annuale è intervenuto tra gli altri anche il ministro dell’Ecomomia, Pier Carlo Padoan, che si è professato “ottimista sui fondamentali dell’economia italiana”.
Padoan ha aggiunto che “banche e assicurazioni possono essere fondamentali per sostenere gli investimenti nell’economia reale”.
“La Brexit ha aumentato la volatilità in un mondo già incerto”, ha proseguito il ministro, sottolineando che “la Brexit è un problema degli inglesi. Si decidessero su cosa vogliono fare. Hanno votato per uscire, sta a loro attivare il processo. Trovo che sia poco gradevole che viviamo tutti in Europa in stato di sospensione”.
Intanto, stamane, l’Istat ha certificato che “prosegue la fase di crescita moderata dell’economia italiana sostenuta dal miglioramento dei ritmi produttivi dell’attività manifatturiera e dai primi segnali di ripresa delle costruzioni, in presenza di un recupero della redditivitàdelle imprese e di un aumento dell’occupazione. Segnali meno favorevoli provengono dai consumi, dal clima di fiducia delle famiglie e dalle imprese dei servizi. In questo quadro, l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana ha segnato un’ulteriore discesa, prospettando un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine”.
Dalla nota mensile dell’Istat sull’economia italiana emerge che “nel 1°trimestre le performance delle società non finanziarie hanno confermato la tendenza al miglioramento dei mesi precedenti: rispetto al trimestre precedente il valore aggiunto è aumento dell’1,2%, il risultato lordo di gestione dell’1,5% e gli investimenti fissi lordi dell’1%. A questi segnali corrisponde, tuttavia, un’evoluzione modesta ed eterogenea degli indici di fiducia nel secondo trimestre che segnalano il lieve miglioramento dei giudizi delle imprese manifatturiere e di costruzione a fronte del peggioramento di quelli delle imprese dei servizi di mercato e del commercio”.
In assenza di una quantificazione dei possibili effetti economici dell’esito del referendum del Regno Unito, “l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana ha evidenziato un’ulteriore decelerazione, proseguendo la tendenza in atto da inizio anno”.

In allegato la relazione del presidente ANIA.

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