Mediobanca patto leggero con incrocio di interessi

Giovanni Pons

M ediobanca diventa sempre più normale, eliminando dal patto di sindacato la storica divisione dei soci in tre categorie (bancari, industriali ed esteri) e riducendo il numero dei consiglieri a 17-18 di cui cinque manager, otto indipendenti e un (solo) rappresentante delle minoranze. La semplificazione è resa possibile anche perché con l’uscita dal patto di Groupama non sostituito da alcun nuovo gruppo, tra i soci esteri è rimasto solo Vincent Bollorè che è già salito al 6,46% e potrebbe raggiungere l’8%. Con questa quota sarà il secondo socio dietro Unicredit (con poco meno del 9%) e continuerà a rappresentare un crocevia da cui piazzetta Cuccia non potrà prescindere. A maggior ragione adesso che Bollorè è diventato presidente del colosso francese Vivendi impegnato su vari fronti telefonico-televisivi. È nelle stanze di Mediobanca, infatti, che in questi giorni si sta discutendo della possibile fusione tra Tim Brasil e Gvt, le controllate brasiliane di Telecom e Vivendi, un’operazione che potrebbe rinsaldare l’asse Nagel-Bollorè. Ma entrambi, essendo finanzieri che utilizzano l’arte della diplomazia, dovranno stare attenti a non scontentare l’altro asse emergente, quello tra Telefonica e Mediaset: cioè il primo azionista di Telecom e un socio importante di Mediobanca attraverso Fininvest. Si potrà normalizzare la governance ma piazzetta Cuccia rimane al centro degli intrecci che contano.