ADRIANO BONAFEDE

«Se fossimo costretti a scegliere. Comunque, il nostro piano triennale è molto flessibile e ci consente di adattare la strategia ai cambiamenti della situazione economica e finanziaria». Giovan Battista Mazzucchelli, amministratore delegato di Cattolica, l‘unica compagnia italiana di natura cooperativa del tipo “un’azione un voto”, come per le banche popolari e di credito cooperativo è come tutti preoccupato per ciò che sta accadendo sui mercati. «Siamo stati fino all’ultimo combattuti se presentare il piano industriale in questo periodo, ma alla fine abbiamo deciso di dare un messaggio positivo e di ottimismo, visto che siamo nelle condizioni di poterlo fare». Dottor Mazzucchelli, ma se questo tsunami finanziario perdurasse, il vostro piano industriale cambierebbe? «Certo, ne dovremmo prendere atto, ma sul piano industriale le cose andrebbero avanti secondo i programmi già stabiliti. Comunque di strada ne abbiamo già fatta negli ultimi tre anni. Un vero e proprio turnaround aziendale». Che cosa avete fatto? «Sotto il profilo industriale, la mossa più importante è stata quella di aver portato a termine una serie di fusioni infragruppo. Quando io presi il timone della compagnia c’erano una ventina di società. Oggi ne sono rimaste soltanto sette di quelle esistenti a quel tempo. Aggiungo che il processo di razionalizzazione societaria non è ancora terminato». Perché c’era stata questa strana proliferazione di società? «C’è stata nel passato una politica che ha privilegiato la diversificazione in un gruppo che si presentava con diverse anime. Ora abbiamo accorpato tutte le direzioni generali e ridotto drasticamente il numero delle società, con notevoli risparmi di costi. Abbiamo fatto quel che si fa in questi casi: razionalizzazione e concentrazione». Voi avete una concentrazione molto forte nel settore vita, più o meno due terzi del totale. E questa raccolta avviene soprattutto nella bancassurance, dove si sa che i margini sono piuttosto bassi. Avete intenzione di modificare questa situazione? «È vero quel che dice. La nostra raccolta vita è fatta principalmente grazie agli accordi storici con le banche popolari, specialmente con Ubi e Popolare di Vicenza, che tra l’altro hanno rinnovato da poco il contratto per altri dieci anni. In più fra poco darà i suoi frutti la joint venture che abbiamo costituito con le banche di credito cooperativo. Una piccola parte di raccolta vita arriva anche dalle nostre agenzie, le quali sono però quelle che fanno l’8283 per cento di raccolta nel danni». Quali sono i vostri obbiettivi nel ramo danni? «Il nostro target è di riequilibrare il portafoglio danni avvicinandolo al vita. Quindi dobbiamo crescere in questo segmento e in ciò ci aiuta la nostra rete molto forte di agenti monomandatari. Ma anche la piccola compagnia, la Tua, che anni fa abbiamo trasformato in una rete di plurimandatari prevedendo che con la legge Bersani ciò sarebbe stato un bene. I fatti ci stanno dando ragione: la Tua sta crescendo molto». Qual è il combined ratio del ramo danni? «Siamo al 97,7 per cento nel 2010. Si tratta di uno dei migliori risultati del mercato italiano. Ma noi puntiamo a scendere sotto il 95 per cento alla fine del piano triennale. Siamo ottimisti sul ramo danni. Del resto è una caratteristica distintiva del management di Cattolica il saper produrre dei risultati positivi». È nei vostri programmi una crescita per linee esterne? «All’ultima assemblea abbiamo avuto una delibera per un aumento di capitale di 500 milioni, che eserciteremo solo se necessario. La nuova delibera sostituisce quella precedente, di qualche anno fa, dello stesso importo, ma che non è mai stata usata. Anche in questo caso la potremmo utilizzare solo in presenza di una grande occasione, ma con l’aria che tira non mi sembra facile. Una cosa comunque è certa: i volumi da soli non danno la redditività. E se dovessimo fare una scelta fra maggiori volumi e maggiore redditività non avremmo dubbi, sceglieremmo quest’ultima opzione». Parliamo allora di redditività: quali sono i vostri obbiettivi in questo campo? «Se riusciremo a realizzare il nostro piano raddoppieremo il nostro utile del 2010, che era di 70 milioni, con un pay out del 60 per cento che soddisfa i nostri azionisti. Sempre che ci siano le condizioni…». Avete sufficiente solidità patrimoniale ? «A regole attuali, il nostro margine di solvibilità al 31 marzo è di 145. E anche con le nuove regole di Solvency 2, che entreranno in vigore nel 2013, il nostro obiettivo è quello di mantenere un ratio superiore al 130 percento. Naturalmente a patto che lo tsunami prima o poi si fermi». Voi siete, unici fra le compagnie di assicurazione, una cooperativa, come le popolari e le banche di credito cooperativo. Avete anche voi problemi di governance? «Non ci sono mai stati. Per noi essere una cooperativa è un valore. Tra l’altro abbiamo la connotazione di cooperativa cattolica».