Illustrate le ragioni dello stop alle trattative per il rinnovo del contratto dei dipendenti delle compagnie

Nella conferenza stampa del 15 luglio alla Camera del Lavoro di Milano, le organizzazioni sindacali dei dipendenti del settore assicurativo hanno ribadito i contenuti del comunicato congiunto del 12 luglio (vedi Assinews on line del 14 ).

Le cinque organizzazioni sindacali Fiba Cisl, Fisac Cgil, Fna, Snfia e Uilca avevano dichiarato interrotte le trattative sul rinnovo del contratto di lavoro dei 47mila dipendenti delle compagnie ( 42mila il segmento dei dipendenti delle compagnie, mentre si calcolano in circa 2600 i dipendenti dei call center ;il resto è costituito da “addetti alla produzione”).
La conferenza stampa era stata convocata nel capoluogo lombardo per dare ulteriore risonanza all’iniziativa. In realtà la platea di giornalisti era ridotta all’osso, a conferma che quando non si parla di tariffe rc auto o di compagnie quotate in Borsa, le problematiche assicurative non fanno notizia, non hanno appeal.

Gianni Cavalcanti, segretario della Fisac Cgil ha riepilogato fatti e motivi. Diciotto mesi fa, alla scadenza del contratto in vigore, le organizzazioni sindacali avevano presentato una piattaforma di richieste, cui la delegazione dell’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (guidata da Aldo Minucci, direttore generale delle Generali che voci ufficiose danno come candidato a succedere a Fabio Cerchiai alla presidenza dell’Ania) ha risposto con una contro-piattaforma.

Un fatto inusuale -dicono i rappresentanti sindacali -. In quanto i rapporti con l’Ania,  per tradizione ultra ventennale, sono sempre stati improntati a una forma friendly di collaborazione. Capace di risolvere in positivo i casi anche più ispidi.

Ora l’atteggiamento dell’Ania – secondo Cavalcanti – pare cambiato radicalmente, duro e unilaterale. Nonostante la disponibilità mostrata dai rappresentanti delle cinque sigle sindacali a adattarsi alle contro-richieste dell’associazione imprenditoriale. Che, sul piano delle retribuzioni, pone sul piatto un incremento del 5,47 per cento. I sindacati dicono che è un po’ poco rispetto alle loro pretese di arrivare al 9,38.

Le compagnie prevedono di introdurre, nel nuovo contratto, la norma che i dipendenti lavorino, a turno, il venerdì pomeriggio. Le ore di lavoro settimanali rimarranno immutate; si tratterà di distribuirle in modo che al venerdì pomeriggio venga garantita una copertura che fino a oggi – pur in tempi di “cliente al centro” – non c’era. Quella del venerdì semilavorativo veniva giudicata una conquista inalienabile. Introdotta moltissimi anni fa. Ma nel clima generale di “sacrifici” sembra oggi poco difendibile.

C’è poi il problema del Fondo che l’Ania ha istituito per tutelare i dipendenti delle  compagnie poste in liquidazione coatta amministrativa: ArfinProgress e Novit.

Secondo i sindacati l’Ania subordinerebbe l’attuazione dei meccanismi del fondo a ulteriori richieste di flessibilità nell’organizzazione del lavoro. Agita ulteriormente le acque il braccio di ferro sulle sorti dei 2600 addetti ai call center. Che i sindacati vorrebbero veder equiparati, anche come trattamento economico e condizioni di lavoro, agli altri dipendenti.

Si segnala anche che in una serie di compagnie (caso Unipol in particolare) sono in corso agitazioni dei dipendenti sul rinnovo degli accordi integrativi aziendali.

Come se – cogliendo l’esempio di Marchionne  – si aprisse anche nel settore assicurativo la possibilità di contratti differenziati. A dare manforte all’esposizione di Cavalcanti sono intervenuti Dante Barbana, segretario della FNA, Roberto Garibotti, della FIBA Cisl, Marino D’Angerio della SNFIA e Renato Pellegrini, dell’UILCA.

Tutti concordi – se l’ANIA non cambierà atteggiamento (“Vorrebbe stravincere. Ma deve fare i conti con noi!” è il commento) – a dare il via a iniziative di mobilitazione dei lavoratori. A partire da settembre.
Comunque – al di là dei proclami – la sensazione diffusa è che, da qui a settembre, nelle prossime settimane sia ancora possibile trovare spazio per recuperare quel famoso “clima di collaborazione”. Tenendo conto della fase critica che attraversa il “Sistema Italia”.