A giugno soffrono anche i fondi esteri

Cardone (Janus): «È un trend solo temporaneo Nel secondo semestre assisteremo a un ritorno dei flussi, in particolare sui corporate bond»

di Michela Ravalico 

 Questa volta è andata male anche ai fondi di diritto estero. Secondo le anticipazioni mensili di giugno diffuse da Assogestioni (l’associazione italiana delle Sgr) infatti, le fuoriuscite non hanno interessato solo i prodotti italiani (1,8 miliardi di euro), come negli ultimi mesi. In questo caso anche quelli localizzati oltreconfine hanno registrato flussi netti negativi per 1,27 miliardi (il loro patrimonio vale circa il 60% degli asset in fondi comuni). Questa situazione, comunque, potrebbe non durare a lungo, come spiega Andrea Cardone, direttore commerciale Sud Europa di Janus Capital Group: «I fondi di diritto estero risentono del clima di incertezza che ruota attorno ai mercati, soprattutto per quanto riguarda la situazione dei debiti sovrani in Europa». Le tensioni a cui si riferisce sono, naturalmente, quelle legate alle economie di Grecia e Portogallo, ma anche di Italia e Spagna, che negli ultimi tempi hanno visto un costante aumento dello spread rispetto ai Bund tedeschi. Insomma, «se da un lato è vero che giugno è stato particolarmente negativo anche per i fondi esteri, dall’altro lato è altrettanto vero che negli ultimi giorni del mese scorso si è avuta una ripresa, quanto meno sul mercato azionario, che lascia ben sperare per il futuro». Per la seconda metà dell’anno, dunque, qualche possibilità di crescita in più, a meno di eventi straordinari, dovrebbe esserci. Secondo Cardone, in generale si proseguirà sui trend dei primi sei mesi, «ma le obbligazioni corporate vedranno sottoscrizioni importanti, soprattutto quelle legate a Paesi come Stati Uniti, Germania, Svizzera, Gran Bretagna e Francia, dove ci sono diverse società in buona salute». Per quanto riguarda i fondi governativi, invece, la previsione è che la fuoriuscita continuerà, spinta soprattutto dalle tensioni europee e dall’aumento dei tassi di interesse. Questi ultimi, inoltre, secondo il manager di Janus Capital Group, continueranno a frenare anche la raccolta dei prodotti di liquidità, tanto che questi non riusciranno a ripartire neppure dopo l’aumento dell’imposta di bollo sul conto titoli, che in teoria li renderebbe più appetibili. Proseguendo con i dati diffusi da Assogestioni, i fondi hedge registrano flussi contrari per 40 milioni di euro e detengono a fine giugno asset per 11,3 miliardi di euro (il 2,6% del patrimonio complessivo gestito in fondi comuni aperti). Anche la raccolta dei fondi flessibili chiude con deflussi per 256 milioni (il patrimonio si è attestato a 70,5 miliardi). A giugno è andata male poi ai bilanciati (riscatti per 273 milioni e asset a 21 miliardi) e per gli azionari (le uscite hanno raggiunto il mezzo miliardo per un patrimonio di 102 miliardi). E ancora, per gli obbligazionari viene registrato un miliardo in uscita e masse complessive per 182 miliardi, mentre i riscatti per i prodotti di liquidità ammontano a poco più di un miliardo e il relativo patrimonio si ferma a quota 54 miliardi (il 12% del totale). Scorrendo i dati, infine, si nota un ritorno in positivo per gli obbligazionari sui Paesi emergenti e sui governativi americani.