Una recente serie di stress test condotti da S&P Global Ratings su diverse compagnie assicurative e riassicurative, volti a valutare la loro capacità di resistere a un evento catastrofico con una probabilità di occorrenza di 1 su 250 anni, ha messo in luce l’importanza che sia la riassicurazione che la retrocessione rivestono nella gestione dei rischi catastrofali. Le perdite assicurate globali da catastrofi naturali hanno superato infatti i 100 miliardi di dollari nel 2025 per il sesto anno consecutivo, indicando che un’elevata sinistrosità cat nat viene ormai considerata “nuova normalità” più che eccezione. Questa dinamica costringe assicuratori e riassicuratori a rivalutare in modo sistematico la propria esposizione ai rischi catastrofali, sia in termini di assunzione lorda sia di strutture di trasferimento del rischio.

Lo stress test climatico di S&P

Per valutare la resilienza del settore, S&P Global Ratings ha effettuato uno stress test su assicuratori primari e riassicuratori globali, simulando l’impatto di un evento catastrofale con tempo di ritorno 1 su 250 anni. Dall’analisi emerge che la qualità creditizia complessiva rimane in genere stabile, grazie a tre pilastri: alto livello di capitalizzazione, gestione del rischio disciplinata e uso ampio e mirato di riassicurazione e retrocessione.

Secondo S&P, la maggior parte dei rating delle compagnie rimarrebbe invariata anche in uno scenario così estremo, segno che l’esposizione ai rischi nat-cat è già incorporata in modo coerente nelle valutazioni di merito creditizio.

Per i 50 maggiori gruppi per esposizione lorda ai rischi catastrofali, S&P stima circa 430 miliardi di dollari di esposizione lorda a un evento 1‑in‑250 anni. Le coperture di riassicurazione e retrocessione riducono questa esposizione a un livello medio pari a circa il 15% del capitale (225 miliardi netti), rispetto a un’incidenza lorda del 34%.

Nello scenario di stress, questi 50 grandi assicuratori manterrebbero in media un surplus di capitale del 18% dopo l’evento. Il rischio catastrofale rappresenterebbe circa il 70% del capitale residuo, evidenziando quanto la componente peso nat‑cat sul profilo di solvibilità post‑evento. S&P segnala inoltre che, in generale, le perdite attese da un evento 1 su 250 anni costituirebbero una quota relativamente contenuta del capitale e potrebbero essere in larga parte assorbite attraverso gli utili correnti.

Capitale, dimensione e ruolo della riassicurazione

Lo studio evidenzia che i buffer di capitale si ridurrebbero in caso di scenari climatici estremi, ma resterebbero in media adeguati a sostenere gli attuali rating per la maggioranza degli operatori. I grandi gruppi assicurativi tendono a essere meno esposti a rischi concentrati e, proprio per la loro diversificazione, a fare relativamente meno uso di riassicurazione rispetto ai giocatori più piccoli.

Nonostante ciò, il livello di mercato della riassicurazione – e la retrocessione per i riassicuratori – continua a essere ampiamente utilizzato ed è considerato una leva cruciale per attenuare l’impatto dei grandi eventi catastrofali, trasformando un’esposizione potenzialmente distruttiva in una perdita gestibile.

In sintesi, S&P Global Ratings concludono che, pur in un contesto di frequenza e severità crescente delle perdite legate al clima, la maggior parte degli assicuratori globali rimane in buona posizione per resistere a scenari catastrofali severi. Questo grazie a riserve di capitale robuste, pratiche di gestione del rischio consolidate e coperture di riassicurazione strutturate in modo comprensivo.

Secondo l’agenzia, la maggior parte dei rating su assicuratori e riassicuratori sarebbe in grado di resistere a un disastro climatico con tempo di ritorno 1 su 250 anni, a conferma della solidità della qualità creditizia del settore anche sotto stress catastrofale estremo.

 

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