Secondo S&P, la spesa in conto capitale per i campus hyperscale ha raggiunto dimensioni nell’ordine delle “decine di miliardi” per singolo sito, ben oltre i livelli ai quali i mercati property e construction tradizionali riescono a offrire una copertura integrale a valore di rimpiazzo. In fase di costruzione il valore assicurato totale può arrivare a 20–50 miliardi di dollari per campus, concentrando esposizioni molto elevate su singoli siti, spesso in aree con rischi fisici crescenti (clima, energia, vincoli di suolo).

Per gestire questi limiti, i programmi assicurativi vengono sempre più strutturati su base probable maximum loss (PML) o maximum foreseeable loss (MFL), con limiti “a strati” e posizionamenti multilayer che coprono solo una parte del valore complessivo del progetto. In pratica, una quota crescente del rischio di coda rimane fuori dalle coperture tradizionali e viene assorbita nelle strutture finanziarie, sia a livello di progetto sia a livello corporate.

La riduzione della protezione assicurativa integrale porta i finanziatori a concentrare l’attenzione sulla quota di asset che può essere realisticamente ripristinata tramite polizze e garanzie, con impatto diretto sulla leva sostenibile e sul mix tra debito, equity, impegni del sponsor e buffer di liquidità. Per un data center da 1 GW, i soli costi di costruzione sono oggi stimati in 11–12 miliardi di dollari, che possono salire ulteriormente se nel perimetro rientrano infrastrutture energetiche dedicate e flotte di GPU finanziate separatamente.

S&P segnala che normalmente l’85–90% di questi investimenti è finanziato a debito, aumentando la sensibilità delle strutture di project finance a qualsiasi scopertura rispetto agli scenari PML/MFL. In alcuni casi, come il progetto Hyperion da 2 GW di Meta‑Blue Owl, le carenze di copertura verso il worst‑case PML vengono compensate da garanzie aggiuntive del tenant e da livelli di liquidità dedicati a coprire le perdite non indennizzate e i gap di business interruption. In altri casi, come la transazione SE Cosmos in Texas, l’assenza di coperture per interruzione d’esercizio oltre i 12 mesi di “casualty termination” viene riflessa in un rating più prudente, nonostante riserve di servizio del debito pari a sei mesi.

Il ruolo dei chip AI e dei modelli di esercizio

Il costo più rilevante nella nuova ondata di investimenti è rappresentato dai chip di intelligenza artificiale (GPU e ASIC), con un costo complessivo per 1 GW che può arrivare a 40–60 miliardi di dollari nei data center focalizzati sul training, contro 15–20 miliardi per infrastrutture orientate all’inference. I costi per “shell”, potenza e raffreddamento, rete e storage aggiungono altri 9–16 miliardi, portando il costo totale di un data center da 1 GW in un intervallo di 25–30 miliardi (inference) fino a 50–70 miliardi (training).

Questa sproporzione fa sì che la copertura dei soli asset immobiliari non sia sufficiente a proteggere il valore complessivo del progetto, soprattutto quando le flotte di GPU vengono finanziate come asset separati. Parallelamente, gli hyperscaler si spostano verso modelli operativi modulabili, con capacità aggiunta per fasi attraverso leasing di lungo termine e build‑to‑suit, puntando su standardizzazione, scalabilità e ridondanza geografica per gestire rischi di continuità operativa anche al di fuori delle coperture assicurative classiche.

Implicazioni per assicuratori, project finance e hyperscaler

Per assicuratori e riassicuratori, i data center hyperscale rappresentano un’opportunità di crescita, ma solo a fronte di un underwriting selettivo, con limiti più alti di attacco, controllo dell’aggregazione e attenzione a business interruption e obsolescenza tecnologica. Dal punto di vista del merito di credito, una partecipazione disciplinata su rischi ben ingegnerizzati può essere neutrale o positiva, purché la capacità di capitale sia testata su scenari severi.

Per veicoli di project finance e infrastrutturali, l’assicurazione non può più essere presupposta come “scudo totale”: la copertura parziale aumenta l’esposizione agli eventi estremi e rende determinanti leva, liquidità e supporto esplicito del sponsor o del tenant hyperscale. S&P sottolinea che il livello di copertura disponibile oggi potrebbe non essere replicabile in futuro, con un profilo di rischio che può evolvere nel corso della vita del debito.

Per gli hyperscaler corporate, il rischio trattenuto viene valutato a livello di gruppo: grazie a scala, diversificazione e risorse di liquidità, le perdite a carico del singolo asset risultano in genere assorbibili senza compromettere i rating investment grade. In prospettiva, però, la domanda centrale per analisti e finanziatori diventa: chi sopporta il rischio residuo quando la copertura non è più integrale? La risposta passa dalla capacità di leggere in modo integrato assicurazioni, struttura finanziaria e solidità dei bilanci dei diversi soggetti coinvolti.

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