Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Nella mega-operazione Intesa Sanpaolo-Unipol su Mps-Mediobanca che ridisegna il quadro del sistema bancario c’è un aspetto rimasto sinora sullo sfondo, ma che in Toscana sta già allarmando la politica locale, oltre ai sindacati del credito. Quale sarà la futura sede della seconda banca italiana che nascerà dalla fusione della rete Montepaschi e di Bper, se si affermerà l’opas di Messina rispetto alla proposta alternativa di una fusione Mps-Banco Bpm? L’offerta da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo su Mps – precondizione delle scorporo del «compendio Unipol» da girare alla compagnia bolognese – è appena stata lanciata e i tempi dell’eventuale fusione degli asset senesi con Bper saranno lunghi. Secondo il cronoprogramma stabilito da Ca’ de Sass e dalla compagnia assicurativa presieduta da Carlo Cimbri azionista di Bper con quasi il 30%, per le nozze «bisognerà aspettare marzo o aprile del 2028», spiegano fonti a conoscenza del dossier. Ma si sa che i problemi delicati vanno affrontati per tempo. Un tema che si porrà anche nel caso della fusione alla pari tra Siena e Milano, alla quale le due banche lavorano per sfuggire all’abbraccio di Intesa e Unipol.
C’è un attore che, nella prima fase del risiko bancario italiano, ha scelto di muoversi con grande prudenza. Il Crédit Agricole non ha lanciato offerte pubbliche e non ha cercato lo scontro frontale con gli altri protagonisti del sistema finanziario. Ha però continuato a tessere una tela di relazioni sempre più solida con le istituzioni italiane, a partire dal ministero dell’Economia, e a presidiare i dossier più sensibili. Negli ultimi 18 mesi insomma la banca francese non è rimasta ferma. Lo dimostrano l’appoggio fornito alla scalata Montepaschi-Mediobanca-Generali nelle assemblee di Siena e di Piazzetta Cuccia attraverso la controllata attiva nel risparmio gestito Amundi e il graduale rafforzamento in Banco Bpm, considerata sempre di più una partecipata strategica. Oggi molti si aspettano un cambio di passo. Il primo segnale concreto è arrivato con il rafforzamento della presenza francese nel consiglio di Banco Bpm.
Il primo semestre dell’anno è stato segnato da numerosi fattori di incertezza e, anche alla vigilia della chiusura, le incognite restano molte. Eppure i mercati finanziari stanno dimostrando una notevole capacità di tenuta.   Inflazione in rialzo, Bce impegnata in un nuovo ciclo di aumento dei tassi, tensioni geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz e, più di recente, il sell-off dei titoli legati all’intelligenza artificiale che ha riacceso i timori di una bolla tecnologica: una combinazione che in altre fasi avrebbe probabilmente messo sotto pressione i listini. Sulla base dei dati Morningstar, MF-Milano Finanza ha analizzato i risultati dei gestori attivi nel primo semestre del 2026, confrontando le performance dei fondi con i rispettivi benchmark. Sono state esaminate nove categorie (sei azionarie, due obbligazionarie e una bilanciata), selezionando per ciascuna i cinque fondi con il miglior total return (tabelle in pagina). Un test utile per individuare i gestori che hanno creato maggiore valore e orientarsi in vista del secondo semestre, in uno scenario macro che resta favorevole ma non privo di incognite.
È ormai arrivato il 1° luglio, giorno chiave per la previdenza complementare in cui entreranno in vigore una serie di significative novità introdotte dalla legge di bilancio 2026. Secondo gli esperti di OkPensione, piattaforma di Consulcesi & Partners (C&P), «per chi si affaccia oggi al mondo del lavoro, la previdenza complementare non dovrebbe essere considerata un semplice adempimento o una scelta automatica. Si tratta, al contrario, di una decisione strategica che accompagnerà il lavoratore per decenni e che potrà incidere in modo significativo sulla qualità della vita futura. Proprio per questo è fondamentale poter contare su un’assistenza qualificata, capace di guidare verso una scelta ponderata, consapevole e realmente in linea con i propri obiettivi previdenziali». Sulla base delle analisi di Consulcesi & Partners su centinaia di posizioni previdenziali, in circa un caso su tre emergono errori o incongruenze nei calcoli delle pensioni già liquidate. Un elemento che, secondo il network legale, rafforza la necessità di verifiche preventive anche nelle fasi decisionali sul futuro previdenziale. Ma quali sono le parole chiave di questa riforma, e chi sarà interessato dalle varie misure?
La tutela del risparmiatore passa sempre più da trasparenza, adeguatezza e corretto uso della tecnologia nei servizi di investimento. È quanto emerge dalla relazione annuale 2025 dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), lo strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra investitori al dettaglio e intermediari finanziari relative alla violazione degli obblighi a cui questi ultimi sono tenuti quando prestano servizi di investimento o la gestione collettiva del risparmio. Nella relazione per il 2025, disponibile sul sito web dell’Arbitro, vengono analizzati i dati relativi all’attività svolta nell’anno e i principali orientamenti dell’ACF. I ricorsi ricevuti dall’Arbitro nel 2025 sono stati 760 (961 nel 2024, 963 nel 2023), si sono concentrati principalmente nel Nord Italia (51,2%), nonostante la provincia con più ricorsi in percentuale sia quella di Roma (10%). Dei 760 ricorsi presentati, 585 sono stati ammessi. Tra i ricorsi dichiarati inammissibili, il 70% lo erano perché la controversia non rientrava nell’ambito di operatività dell’Arbitro. Delle 522 decisioni assunte dall’Arbitro il 42,7% è di accoglimento
Con oltre 10 milioni di aderenti e 262 miliardi di euro destinati alle future prestazioni pensionistiche la relazione annuale della Covip – la Commissione di vigilanza sui fondi pensione – presenta numeri positivi e in crescita, ma l’esistenza di un significativo bacino di potenziali aderenti (oltre il 60% della popolazione in forze di lavoro) testimonia quanto sia ancora rilevante il percorso di diffusione della cultura previdenziale nel Paese. Al 31 dicembre 2025 vi erano ben 10,4 milioni di iscritti a forme di previdenza complementare, il 4,8% in più rispetto all’anno precedente: il 41,8% è iscritto a fondi pensione negoziali, il 21,2% a fondi pensione aperti, il 36,5% a PIP (acronimo che sta per “piani individuali pensionistici di tipo assicurativo”) cosiddetti “nuovi” – PIP conformi al D. Lgs. 252/2005 e iscritti all’Albo della COVIP, che possono essere PIP istituiti successivamente al 31 dicembre 2006 oppure PIP “vecchi” successivamente adeguati -, il rimanente a PIP c.d. “vecchi”. Gli iscritti che hanno fatto almeno un versamento nell’anno di riferimento erano – al netto delle posizioni relative ai PIP “vecchi”, per indisponibilità dei dati – il 73% del totale, circa 7,4 milioni, che hanno contribuito singolarmente per circa 3.000 euro in media (+2,7% sul 2024).
  • Le caratteristiche di My Selection
Unicredit Life My Selection è un’assicurazione a vita intera a premio unico, di tipo unit linked. Le prestazioni sono collegate al valore delle quote di fondi, compresi ETF, messi a disposizione dalla Compagnia. In questo caso, per i dettagli e la scheda a lato, si utilizza come sottostante finanziario il fondo Fidelity Global Dividend A Cap Euro Hedged. La polizza prevede il versamento di un importo minimo pari a 30 mila euro, con possibilità di versamenti aggiuntivi. Peraltro, i singoli sottostanti finanziari non sottoscrivibili singolarmente ma mediante combinazioni degli stessi fino a un massimo di 15 fondi. La durata del contratto coincide con la vita dell’assicurato e la Compagnia non è autorizzata ad estinguere unilateralmente il contratto. Dal valore delle quote dei fondi ed Etf utilizzati dipendono le prestazioni finanziarie e assicurative del contratto. Nel corso della durata contrattuale è possibile spostare l’investimento tra i sottostanti finanziari disponibili, tramite un’operazione di switch.

La previdenza integrativa amplia l’offerta. Da mercoledì prossimo, 1° luglio, i lavoratori iscritti ai fondi pensione potranno scegliere due nuove prestazioni sotto forma di pensione di scorta: la «rendita a durata definita» e i «prelievi liberamente determinabili». Dal 1° ottobre, poi, se ne aggiungerà una terza, la «erogazione frazionata» del montante contributivo. Lo spiega la Covip con la deliberazione del 25 giugno 2026, che detta le istruzioni operative per l’attuazione della riforma introdotta dalla legge di Bilancio 2026 (la legge n. 199/2025). Le richieste delle nuove prestazioni andranno soddisfatte entro sei mesi ovvero nel minore termine fissato dai fondi pensioni. Fino al 31 dicembre, tuttavia, opera un regime transitorio al fine di consentire l’adeguamento dei sistemi informatici e dei processi organizzativi.

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Un attacco hacker. Una gigantesca fuga di dati. Una denuncia alla procura di Roma, la notifica al Garante per la protezione dei dati personali e
migliaia di clienti coinvolti. È il contenuto della comunicazione che Trenitalia ha inviato oggi a una parte dei propri passeggeri per informarli che ignoti sono riusciti ad accedere ad alcuni dati personali collegati ai titoli di viaggio. Ma, secondo quanto Repubblica è in grado di rivelare, l’intrusione non è recente. L’attacco risale infatti all’autunno scorso. Soltanto ora, conclusa la complessa attività di audit e ricostruzione tecnica, l’azienda è stata in grado di individuare con precisione gli utenti coinvolti e di inviare la comunicazione prevista dal Regolamento sulla protezione dei dati. Secondo quanto emerge, le verifiche orienterebbero gli investigatori verso un attacco di natura prevalentemente “commerciale”,
riconducibile a gruppi criminali specializzati nel furto di dati da rivendere o utilizzare in campagne di phishing, e non, allo stato, a un’operazione di
spionaggio riconducibile a paesi esteri.  Nella mail ai clienti si spiega che «soggetti esterni non identificati» hanno ottenuto un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali. Non sarebbero invece stati compromessi i dati di pagamento, le credenziali di accesso agli account né quelli delle carte di credito. Tra le informazioni potenzialmente sottratte figurano dati anagrafici, recapiti telefonici ed e-mail, dettagli dei viaggi, numero della carta fedeltà, estremi del documento d’identità, eventuale datore di lavoro e altri dati necessari all’emissione del biglietto. Per questo l’azienda invita gli utenti a prestare particolare attenzione a possibili tentativi di phishing.

L’assemblea per dare a Unipol gli strumenti necessari per procedere all’acquisto delle filiali di Banca Monte dei Paschi, nell’ambito dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo, si terrà il prossimo 30 luglio. Lo ha stabilito il consiglio di amministrazione della compagnia che in quella sede chiederà il via libera dei soci all’aumento di capitale in opzione da massimi 2,5 miliardi di euro. Risorse che verranno messe sul piatto una volta conclusa l’offerta di Ca’ de Sass sulla banca senese. Nel contesto dell’aumento di capitale, è stato spiegato dalla società, la compagnia presieduta da Carlo Cimbri ha sottoscritto con JP Morgan un accordo di pre-underwriting in base al quale l’istituto americano si è impegnato a stipulare, in qualità di lead global coordinator e a condizioni in linea con la prassi di mercato per operazioni similari, un underwriting agreement che garantirà la sottoscrizione delle azioni eventualmente rimaste non sottoscritte nell’ambito della ricapitalizzazione. Un passaggio importante rispetto al quale va tenuto in considerazione un altro elemento chiave. Ossia che in sede di annuncio del progetto congiunto Intesa Sanpaolo-Unipol su Mps, era stato comunicato il sostegno all’operazione da parte delle cooperative azioniste della compagnia. In particolare, era stato specificato che gli enti, «titolari di circa il 49% del capitale sociale» avevano «già manifestato la loro disponibilità all’adesione all’aumento di capitale per le quote di rispettiva competenza».
Le tre nuove prestazioni di previdenza integrativa introdotte dalla legge di Bilancio 2026 entreranno in vigore il 1° luglio e il 31 ottobre, ma gli operatori del settore hanno tempo fino al 31 dicembre per renderle effettivamente operative. Questa una delle indicazioni contenute nella deliberazione del 25 giugno con cui la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) ha fornito le istruzioni riguardanti la rendita a durata definita, i prelievi liberamente determinabili e l’erogazione frazionata del montante accumulato. La rendita a durata definita si caratterizza per una durata legata alla vita attesa residua dell’aderente al momento della richiesta della prestazione, con importi che potrebbero essere variabili nel tempo anche in funzione dell’andamento della gestione finanziaria. Covip stabilisce che, «ancorché la norma non lo precisi», l’interessato può chiedere che la durata definita sia maggiore della vita attesa residua. La periodicità dell’erogazione della rendita viene definita dalla forma pensionistica, ma comunque non può essere inferiore al mese e superiore all’anno.
L’attivazione dei percorsi di investimento life cycle in cui confluiscono Tfr e contributi per effetto delle adesioni automatiche alla previdenza complementare non è obbligatoria e comunque può avvenire nell’arco di un anno. Con la deliberazione del 23 giugno la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) ha definito i criteri minimi dei percorsi di investimento destinati alle adesioni alla previdenza complementare per effetto dell’assenza di una scelta esplicita del lavoratore, introdotte dalla legge 199/2025 e operative dal 1° luglio 2026. La istruzioni sono rivolte alle forme pensionistiche complementari ad adesione collettiva e in regime di contribuzione definita. Le nuove disposizioni impongono che il Tfr e i contributi derivanti da adesione automatica siano allocati in percorsi finanziari coerenti con l’età dell’aderente e con l’orizzonte temporale al pensionamento. I modelli ammessi sono tre: passaggi automatici tra comparti, combinazioni dinamiche di comparti e linee “target date”, tutte accomunate da un meccanismo di riduzione progressiva del rischio (il cosiddetto glide path).

Falsa partenza annunciata per la nuova previdenza complementare, al via mercoledì primo luglio.
L’intero sistema – dalle istituzioni ai fondi pensione e di conseguenza i datori di lavoro – non è ancora pronto per attuare e rendere operative le novità previste con la riforma varata con la Legge di Bilancio approvata a fine 2025. Già nel febbraio scorso, in sede di conversione del decreto Pnrr, era stato disposto ufficialmente il rinvio al 31 ottobre 2026 della portabilità delle posizioni individuali, compreso il contributo datoriale, dai fondi pensione negoziali verso fondi aperti e Pip. Non solo perché si tratta di un punto delicato che per le parti sociali merita una maggiore riflessione, ma anche perché mancano ancora le regole applicative e gli attori coinvolti devono poi avere il tempo di aggiornare le procedure interne. È plausibile quindi attendersi un’ulteriore proroga
Mercoledì prossimo entreranno in vigore le principali disposizioni della riforma introdotta dalla legge di Bilancio 2026, con l’obiettivo di aumentare l’adesione ai fondi pensione e rafforzare il secondo pilastro previdenziale in un contesto in cui le future pensioni pubbliche saranno sempre più strettamente legate ai contributi effettivamente versati.  La principale novità riguarda i dipendenti del settore privato alla prima assunzione. Per chi sarà contrattualizzato dal 1° luglio, con esclusione dei lavoratori domestici e della PA, l’iscrizione alla previdenza complementare scatterà automaticamente. La legge n. 199/2025 interviene anche sulle modalità di investimento dei flussi derivanti da adesioni non esplicite. Il comparto garantito, che la normativa previgente identificava come destinazione di default, viene superato in favore di percorsi life cycle o soluzioni target date. Dal 1° luglio si arricchisce anche il ventaglio delle prestazioni disponibili al momento della maturazione del diritto pensionistico. Alla tradizionale rendita vitalizia si aggiungono due nuove opzioni immediatamente operative. La prima è la rendita a durata definita, erogata per un periodo determinato collegato all’aspettativa di vita residua certificata da Istat e Covip. La riforma introduce nuovi adempimenti anche per i datori di lavoro e per gli uffici del personale. Al momento dell’assunzione le aziende dovranno infatti fornire ai dipendenti informazioni chiare e documentabili sul funzionamento dell’adesione automatica, sulle opzioni alternative disponibili, sulla contribuzione prevista e sulle caratteristiche essenziali del fondo pensione di destinazione
Non esclude un’ulteriore proroga alle norme sui fondi pensione che entreranno in vigore il 31 ottobre e non gli dispiace il “sistema svedese” sempre che sia l’Inps ad avere un ruolo chiave negli investimenti. Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro, spiega le sue strategie nel settore della previdenza complementare.
Il 31 ottobre potrebbe verificarsi una piccola rivoluzione nel mondo della previdenza. I lavoratori iscritti a un fondo pensione negoziale (quelli basati sulla contrattazione collettiva) fino ad oggi non potevano trasferire il contributo versato dal datore di lavoro a un fondo pensione aperto o a un Piano individuale pensionistico (Pip). Da fine ottobre sarà possibile, sempre che non ci sia una proroga. Ciò ha scatenato un vero e proprio putiferio nel mondo sindacale e anche datoriale.
«Il Piano individuale pensionistico (Pip) è una forma pensionistica complementare realizzata attraverso un contratto di assicurazione sulla vita a cui è possibile aderire solo su base individuale indipendentemente dall’attività lavorativa». La definizione è della Covip, l’authority di vigilanza dei fondi pensione, che sul proprio sito (www.covip.it) ha un ottimo glossario per chi vuole informarsi sui fondi pensione. I Pip sono da sempre (Covip dixit, vedi anche a fianco) più cari degli altri prodotti previdenziali. Qui ci siamo concentrati in particolare sulle società (16) che mettono a disposizione in Italia sia i Pip che i fondi pensione aperti. Ebbene, su un orizzonte temporale decennale, l’indice sintetico dei costi (Isc) di un Pip è sempre superiore a un fondo pensione aperto collocato dalla stessa società e nella medesima categoria a parte in un caso. A realizzare l’elaborazione su dati Covip (anno di riferimento 2025, dati al 17 giugno 2026) è stato il sito di educazione finanziaria Investimi.com, fondato da Matteo Todeschi, ingegnere civile 33enne di Rovereto con un master in business administration e un passato in Silicon Valley. «Investimi.com è un progetto di educazione finanziaria – ricorda Todeschi – nato per aiutare le persone a capire come gestire meglio i propri soldi e prendere decisioni finanziarie più consapevoli».
Il 28 maggio scorso, il Consiglio della Ue ha pubblicato la versione della direttiva omnibus sulla Retail Investment Strategy (Ris), che rappresenta il testo di compromesso finale e il punto di arrivo delle complesse negoziazioni tra gli Stati membri. A sua volta la Commissione Econ del Parlamento europeo ha adottato il 23 giugno l’accordo raggiunto in trilogo sul pacchetto Ris. I testi saranno ora sottoposti al voto della plenaria del Parlamento europeo per la ratifica definitiva dell’accordo e la conclusione dell’iter legislativo parlamentare, attualmente prevista per l’11-12 novembre 2026. Dunque, dopo anni di dibattiti infuocati, la Ris sembra veleggiare verso la Gazzetta Ufficiale della Ue.