Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali
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Nell’ultima settimana la capitalizzazione complessiva di Piazza Affari è aumentata di circa il 3% per quasi 25 miliardi di euro. La mossa a sorpresa dell’istituto guidato da Carlo Messina alleato con Unipol ha riacceso il risiko bancario e potrebbe aprire una nuova stagione di controfferte, rilanci e manovre difensive. Le aspettative del mercato si sono riflesse subito nelle quotazioni. A registrare i rialzi più marcati sono stati i titoli delle prede, con Mps e Mediobanca salite rispettivamente del 19,9% e del 18,6%. Ma il mercato ha premiato anche i predatori: Intesa ha guadagnato il 2,65%, Unipol il 15% e Bper quasi il 12%, mentre Banco Bpm, tornata pienamente contendibile, è balzata di oltre il 9%. A sostenere il comparto ha contribuito anche la nuova stretta della Bce sui tassi, ma il principale volano resta il consolidamento. Ecco come le varie case d’affari vedono le prospettive dei titoli coinvolti. Barclays richiama tuttavia l’attenzione su alcuni aspetti ancora da chiarire, in particolare le possibili questioni Antitrust legate alla presenza di Intesa nel capitale di Generali.
ll lancio dell’opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo sul Montepaschi in combinata con Unipol-Bper è uno schema su cui in Ca’ de Sass ragionavano da inizio anno. Già a partire dal 2025 e soprattutto nei primi mesi del 2026, si sia creato un contesto favorevole che ha spinto Intesa Sanpaolo a tentare un’operazione strategica sull’asse Mps-Mediobanca-Generali. Le difficoltà di governance di Mps, i contrasti tra soci e il fallimento di altre trattative (come quella tra Unicredit e Delfin) hanno aperto una finestra di opportunità. Intesa, guidata da Carlo Messina, mira a rafforzarsi nel risparmio gestito e a difendere le proprie quote di mercato, puntando su un’integrazione che le permetterebbe di acquisire clienti, attività chiave e una posizione rilevante in Generali. L’operazione si intreccia con gli interessi di Unipol, che giocherebbe un ruolo centrale rilevando Mps e integrandola con Bper, evitando al contempo un’OPA onerosa. Gli interessi di Intesa si son saldati con quelli di Unipol, con cui si era già mossa in tandem nell’opas su Ubi nel 2020. Allora fu la controllata di Unipol, Bper, a rilevare per 640 milioni gli oltre 600 sportelli ex Ubi. La banca emiliana negli anni successivi ha rilevato anche Carige e poi PopSondrio, mettendo le filiali a servizio di Unipol per la bancassurance. Questa volta sarà direttamente la compagnia di via Stalingrado a comprare per 3,5 miliardi di euro il 100% della nuova Mps, che poi girerà tramite fusione al gruppo modenese.
Il governo italiano ha varato una proposta di legge per regolare l’uso dell’intelligenza artificiale, che passa ora nelle mani del Parlamento. L’articolazione è complessa e una sintesi del documento risulta piuttosto difficile, ma emerge chiaramente che essa si prefigge quattro obiettivi: la conformità regolatoria all’AI Act europeo; la collocazione delle scelte AI sotto la inderogabile responsabilità umana; la tutela della trasparenza e dei diritti fondamentali della persona umana (privacy, non discriminazione, dignità del lavoratore, sicurezza). Invero nel testo viene qui e là menzionato il problema della verifica tecnica, ma non viene considerata come precondizione per attuare le altre attività di vigilanza previste, né vengono specificati i contenuti. Una cosa appare però chiara: le responsabilità dei decisori finali che utilizzano l’AI o programmano di farlo (consigli di amministrazione, ceo e alta dirigenza) aumenteranno, anche se essi sono estranei alle scelte fatte dai collaboratori esperti in materia. Il problema è stato discusso in occasione di una conferenza tenutasi alla Fondazione Cesifin Alberto Predieri di Firenze, nel corso della quale è stato presentato il Modello Vertical Scan messo a punto da un gruppo di ricercatori del centro privato Iiec e del Quantum&AI Lab della Luiss. La sua integrazione nel provvedimento qui brevemente riassunto completerebbe il quadro regolatorio e assegnerebbe veramente all’Italia una posizione leader nella soluzione del problema sollevato dalla diffusione dell’AI.
Dal prossimo 1° luglio entrerà in vigore la prima grande riforma della previdenza complementare degli ultimi 20 anni e per i gestori dei fondi pensione si aprirà una nuova fase di competizione. Le novità riguarderanno milioni di lavoratori in un mercato che vale 262 miliardi di euro tra fondi negoziali, fondi aperti, piani individuali pensionistici (pip) e comparti pre-esistenti (così chiamati perché nati prima della riforma della previdenza complementare del 1993). La prima tappa scatterà con l’adesione automatica dei neoassunti del settore privato. Chi vorrà mantenere il tfr in azienda dovrà comunicarlo entro 60 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro. Da ottobre partirà poi la seconda fase della riforma, destinata a modificare gli equilibri del settore: la posizione potrà essere trasferita liberamente tra tutte le forme di previdenza complementare, compresi fondi aperti e pip, senza perdere il contributo del datore di lavoro (che si aggiunge ai versamenti del lavoratore e alle quote di tfr). Una novità che potrebbe aumentare sensibilmente la concorrenza tra gli operatori. Finora i fondi negoziali hanno potuto contare su un forte legame con i contratti collettivi di riferimento. Con la piena portabilità, invece, ogni gestore sarà chiamato a convincere gli iscritti sulla base di rendimenti, costi e qualità del servizio. Il mercato resta fortemente concentrato e gran parte delle masse è nelle mani di pochi operatori, prevalentemente italiani, anche se non mancano alcuni gruppi esteri nelle prime posizioni. Sulla base delle ultime analisi del Mefop sugli operatori dei fondi aperti (si veda tabella in pagina), il leader per masse è il gruppo Intesa Sanpaolo, con oltre 10 miliardi, seguito da Arca (5,96 miliardi), Amundi (4,7 miliardi), Allianz (3,89 miliardi) e Azimut (2,51 miliardi). Questi primi cinque detengono i due terzi del mercato. Per numero di iscritti nelle prime due posizioni ci sono Intesa Sanpaolo (665.146 aderenti) e Arca (247.348), poi si piazzano il gruppo Iccrea (214.012), Amundi (204.190) e Allianz (185.064). Nei negoziali invece il modello è differente: le risorse raccolte vengono affidate tramite gara a società di gestione esterne attraverso mandati che normalmente durano quattro o cinque anni. Una competizione che coinvolge i principali gruppi italiani e internazionali del risparmio gestito.
Nella sua relazione annuale sul 2025, pubblicata nei giorni scorsi, la Covip ha scritto che lo scorso anno i contributi raccolti dai fondi pensione sono stati 22,4 miliardi di euro. Tali flussi, con un aumento dell’8,7% sul 2024, sono cresciuti a ritmo superiore alla media del quinquennio precedente grazie anche a 757 mila nuovi iscritti, il massimo degli ultimi 10 anni. E il 2026 è iniziato ancora meglio come emerge dall’aggiornamento al primo trimestre fornito dalla Covip. Partendo dagli iscritti, questi sono di 10,6 milioni, 200 mila in più da fine 2025, per un totale di 11,9 milioni posizioni considerando chi aderisce a più fondi. Nei negoziali sono cresciute di 83.010 unità (+1,8% da dicembre 2025), a 4,59 milioni. Nelle forme di mercato si contano 71.050 posizioni in più nei fondi pensione aperti (+3,1%) e un incremento di 44.800 (+1,1%) nei piani individuali pensionistici (i pip); alla fine di marzo, il totale è pari, rispettivamente, a 2,33 milioni e 4,01 milioni
- A piccoli passi con Itas Formula Risparmio
Itas Formula Risparmio è un’assicurazione rivalutabile a premi unici ricorrenti, la cui durata contrattuale può essere fissata, a scelta del cliente, da un minimo di 5 anni ad un massimo di 20 anni. Itas Vita Spa non è autorizzata ad estinguere unilateralmente il contratto, se non in caso di mancato pagamento del le prime due annualità di premio ricorrente; tale evenienza determina la risoluzione automatica del contratto e la conseguente perdita dei premi ricorrenti versati, che restano acquisiti dalla compagnia. Il contratto si estingue automaticamente alla scadenza dello stesso o alla morte dell’assicurato. Il premio annuo cumulato deve essere di almeno 1200 euro, 12 mila quello massimo, e può essere frazionato; esiste la possibilità di effettuare versamenti aggiuntivi. I premi sono ripartiti in percentuali predefinite e non modificabili nelle gestioni interne separate Forvalue, al 70%, e Formula Fondo, al 30%.

L’intelligenza artificiale non inficia la legittimità del provvedimento adottato dalla pubblica amministrazione se utilizzata per aiutare nella fase istruttoria a ricercare fonti e giurisprudenza, a coordinare i contenuti e a guidare la redazione dell’atto. Al contrario, l’IA vìola il “principio di umanità” se si affida alla piattaforma digitale il compito di decidere i contenuti, acquisendo per altro autonomamente i dati ed elaborandoli senza bisogno alcun intervento umano. La sentenza del Tar Marche, Sezione I, 1° giugno 2026, n. 758 traccia un’utilissima distinzione degli effetti dell’uso dell’intelligenza artificiale, definendo con esattezza i confini dell’estensione del ricorso a tale strumento.
Il 41,9% dei dipendenti comunali usa strumenti di IA generativa senza un inquadramento ufficiale, a fronte di appena il 14,5% di enti che hanno già adottato strategie strutturate. È il fenomeno della “Shadow AI”, l’utilizzo sotto traccia dell’intelligenza artificiale che espone le amministrazioni a rischi su privacy e sicurezza. Ma il vero nodo resta la formazione, con oltre il 55% del personale che non ne ha ricevuta. Sono questi i risultati che emergono dall’indagine nazionale condotta dal progetto AIPACT (promosso da Ifel con l’Università Bocconi e altri partner) che restituiscono l’immagine di una Pubblica Amministrazione dove l’approccio tecnologico dei singoli dipendenti deve fare i conti con l’immobilismo delle istituzioni. Il dato più eclatante emerso dalla ricerca, che ha coinvolto un campione di oltre 600 funzionari, riguarda la cosiddetta “Shadow AI”, ovvero l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale (come ChatGPT, Gemini o altri) da parte dei dipendenti senza l’autorizzazione o la supervisione del reparto IT aziendale: il 41,9% dei dipendenti comunali utilizza già strumenti di IA generativa per supportare le proprie mansioni quotidiane, come la sintesi di documenti o la redazione di bozze. Eppure, solo il 14,5% degli enti dichiara un uso “ufficiale” e strutturato di queste tecnologie. Esiste dunque una spinta dal basso che corre molto più velocemente della governance pubblica, esponendo le amministrazioni a rischi su privacy e sicurezza dei dati che non possono più essere ignorati.

Nella giungla della micromobilità, tra marciapiedi invasi, corsie preferenziali scambiate per scorciatoie, mezzi modificati e controlli difficili, la distanza tra regole e comportamenti resta enorme. Con conseguenze a volte drammatiche. Per Asaps-Sapidata, quella di Milano è la sesta vittima del 2026 causata da uno scontro con un monopattino: una al mese. Dal 2020 a oggi i decessi sono 97: 21 solo nel 2025. La fotografia dell’ultimo rapporto 2025 sugli scontri stradali di Aci-Istat mostra che il problema non riguarda solo i morti. Tra i monopattinisti aumentano anche i feriti: nel 2024 sono saliti a 3.751, contro i 3.195 del 2023. Tutto questo mentre calavano le vittime tra occupanti di auto, ciclisti, ciclomotoristi e pedoni. Certo, sono dati da leggere con cautela, perché in Italia non esiste ancora un censimento ufficiale dei monopattini elettrici privati. Fino all’obbligo di contrassegno identificativo, scattato il 17 maggio, non erano registrati in un archivio pubblico come auto, moto e ciclomotori. La stima più attendibile parla di 300 mila monopattini privati indicati da Confindustria Ancma e 40 mila in sharing.
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Il monopattino elettrico sbuca dalla strada che costeggia l’università Bicocca, prima periferia nord di Milano. Sulla tavoletta sono in due: davanti, alla guida, c’è Luca M., vent’anni, dietro di lui c’è Eros Gagliardi, diciotto anni appena. Il mezzo, stando agli accertamenti della polizia locale, non rallenta nonostante il cartello stradale e i segni sull’asfalto indichino l’obbligo di dare la precedenza a chi arriva dal viale. È proprio da lì che giunge una Kia Picanto con al volante un ventunenne. Appena il monopattino dei due giovani impegna l’incrocio, l’impatto è inevitabile. Devastante. Il muso dell’auto centra in pieno il mezzo dei due amici, sul fianco sinistro: Eros, giovane promessa del calcio milanese, viene sbalzato sul parabrezza del veicolo, che va in frantumi, e poi sull’asfalto. Secondo i rilievi, andati avanti a lungo nella notte, a innescare
lo schianto letale sarebbe stata proprio la mancata precedenza del conducente del monopattino, con l’automobilista che improvvisamente si sarebbe trovata i due ragazzi davanti alla macchina non riuscendo a evitare lo scontro. I
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