Secondo un nuovo report di Moody’s, il gap tra perdite economiche e danni coperti da assicurazione continua ad ampliarsi a livello globale, man mano che la crescita si sposta verso mercati emergenti ancora sottoassicurati. In queste economie la penetrazione assicurativa rimane bassa, per limiti di offerta e di accessibilità, con la conseguenza che una quota crescente di perdite catastrofali resta scoperta. Nei Paesi avanzati il ​​gap è in media più contenuto, grazie a una maggiore diffusione delle coperture tra famiglie e imprese, ma lo scenario è molto più sfumato di una semplice contrapposizione “sviluppati vs emergenti”.

Moody’s evidenzia infatti come esistano aree di rischio elevato e bassa copertura anche nelle economie mature. Nel terremoto di South Napa (California) del 2014, ad esempio, il Protection Gap è stato stimato oltre il 90% delle perdite economiche complessive, per effetto sia del basso tasso di negoziazione delle polizze terremoto, sia di franchigie molto alte dove le coperture erano presenti. Al contrario, in Paesi meno avanzati si osservano talvolta sacche di alta protezione: quando l’uragano Melissa ha colpito la Giamaica nel 2025, la forte assicurazione di hotel e grandi imprese ha contenuto il tasso di perdite non coperte al 67%, contro valori prossimi al 100% per le abitazioni nelle aree più colpite.

Il report sottolinea anche come il gap di protezione possa ridursi o ampliarsi rapidamente dopo grandi eventi. In Germania, ad esempio, la domanda di coperture alluvionali è cresciuta in modo costante dopo una serie di eventi, tra cui le gravi inondazioni Bernd del 2021. Al contrario, la successione di incendi catastrofali in California – dal rogo Tubbs del 2017 in poi – ha portato a un aumento dei costi e a un ritiro dell’offerta privata in alcune zone ad alto rischio, con un calo delle tariffe di assicurazione e il progressivo spostamento verso il FAIR Plan, assicuratore di ultima istanza con limiti di copertura spesso inferiori ai reali costi di ricostruzione.

Un ulteriore fattore di ampliamento del gap è lo spostamento geografico degli eventi estremi verso aree finora poco esposte e poco preparate, sia in termini di prevenzione sia di coperture assicurative adeguate. A questo si aggiungono i rischi fisici cronici legati al cambiamento climatico – come stress idrico e ondate di calore – che generano perdite sempre più frequenti e rilevanti ma restano in gran parte fuori dal perimetro assicurativo: nel caso dell’ondata di calore europea del 2025, Moody’s stima che circa il 95% dei danni non fosse coperto. L’agenzia di rating si attende quindi che il divario tra perdite economiche e danni assicurativi continui ad allargarsi anche in anni privi ​​di eventi catastrofali eccezionali, ponendo una sfida crescente a compagnie, governi e assicurazioni nella costruzione di meccanismi di trasferimento e gestione del rischio più inclusivi e sostenibili.

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