Il rapporto dei giovani italiani con il credito evolve in modo significativo lungo il ciclo di vita, con un punto di svolta netto dopo i 30 anni. Secondo lo Studio CRIF su Giovani e Credito nella fascia tra i 18 e i 30 anni prevale un approccio prudente: i giovani accedono al credito con cautela, utilizzando importi contenuti e sostenendo rate più basse rispetto alla media. In questa fase il credito ha soprattutto una funzione di ingresso nel sistema finanziario e di gestione delle spese correnti, coerentemente con redditi ancora in crescita e una limitata esperienza creditizia.

La situazione cambia radicalmente tra i 31 e i 40 anni, quando il credito assume un ruolo più strutturale. Pur mantenendo rate mensili in linea con la media, l’indebitamento complessivo aumenta sensibilmente fino a sfiorare i 50.000 euro, il livello più alto tra tutte le fasce d’età. Questo incremento è legato principalmente a scelte di lungo periodo, come l’acquisto della casa, che comportano l’accensione di mutui e un accumulo di impegni finanziari più rilevanti.

Gli under 40 rappresentano poco più di un quarto del mercato del credito, ma risultano particolarmente centrali nel comparto dei mutui, dove arrivano a pesare per oltre la metà delle nuove erogazioni nel 2025. Tuttavia, tendono a orientarsi verso importi medi e durate più lunghe, privilegiando la sostenibilità della rata. Nei prestiti personali mantengono invece un comportamento prudente, con livelli di indebitamento inferiori alla media, mentre nei prestiti finalizzati sono più presenti, pur senza aumentare significativamente l’esposizione.

Nel credito al consumo emerge una maggiore propensione verso spese legate a viaggi ed entertainment, mentre le spese per la casa diventano rilevanti soprattutto dopo i 30 anni. Nel complesso, il credito per i giovani si configura come uno strumento che da supporto iniziale alla gestione della spesa evolve poi in leva fondamentale per sostenere decisioni economiche di lungo periodo, in particolare legate all’abitazione.

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