Smart city, le aziende si alleano

LA SFIDA È CREARE ECOSISTEMI TRA MARCHI E PUBBLICO. I CASI DI AUTOSTRADE, FS E INTESA SANPAOLO
di Marco A. Capisani
Le smart cities non esistono ancora in Italia ma rappresentano un trend globale per aziende e società che può arrivare, entro il 2025, a valere 2.400 miliardi di dollari (ossia 2.300 mld di euro), secondo l’analisi presentata ieri da Bain & Company Italia. Digitale, energia e mobilità sono i tre pilastri di questa trasformazione, che si concentra sulle città perché è lì che, al più tardi nel 2050, vivrà il 70% della popolazione. Quindi «occorre cogliere l’opportunità offerta dalle risorse del Pnrr e lavorare in primis sulla gestione dei relativi big data, sulle competenze da sviluppare e gli aspetti burocratici», ha dichiarato Roberto Prioreschi, managing partner della società globale di consulenza aziendale. Per tagliare questo traguardo, bisogna che aziende e settore pubblico iniziano a collaborare, perché in tema di mobilità «il prodotto è già smart; ora serve che lo sia anche l’ecosistema circostante. Vanno potenziate innanzitutto le infrastrutture, dotando per esempio il territorio di colonnine per una ricarica veloce che permette peraltro di usare batterie auto meno inquinanti. E’ necessario avviare, inoltre, una nuova strategia nazionale di approvvigionamento delle materie prime», ha spiegato a ItaliaOggi Olivier François, ceo di Fiat e chief marketing officer mondiale del gruppo Stellantis, che comunque giudica indispensabile promuovere, a livello di sistema, forme alternative al classico possesso di una vettura, elettrica in prospettiva.

Ma ci sono già dei modelli? «Innanzitutto si può pensare a una formula pay per use, calcolata sui chilometri effettivamente percorsi, ma poi ci si può ispirare anche all’esempio di Netflix, con pacchetti di abbonamento all’auto, che non ne prevedano l’acquisto e lascino libero l’utente di disdire quando vuole», ha risposto François. «Però, si può immaginare anche una diversa concezione del possesso del veicolo. Guardando al caso Airbnb, in cui compro l’auto ma la posso prestare a terzi, oppure a quello di Uber, per cui viene agevolato l’acquisto da parte di giovani che ammortizzano la spesa usando il proprio veicolo come una sorta di taxi collettivo». Tutte sperimentazioni che coinvolgono sia il settore pubblico sia altri soggetti, di cui le assicurazioni sono solo un esempio. «Non solo», ha aggiunto il ceo di Fiat e chief marketing officer mondiale di Stellantis, «noi coinvolgiamo le insegne della gdo, tra cui Carrefour, per abbinare i punti della spesa alla possibilità di spenderli nella ricarica del veicolo, o ancora supportiamo start-up come Kiri, specializzata nella creazione di crediti virtuali che il guidatore guadagna tutte le volte che si sposta in modo eco-responsabile e che potrà spendere in marketplace digitali». Infine, François, che si aspetta che i prezzi dei veicoli elettrici si abbassino, vede nei condomini altri interlocutori, perché «dotandoli di pannelli solari e colonnine di ricarica possono sia creare energia pulita sia alimentare i mezzi green dei propri inquilini».

Sul concetto di smart cities e la necessità di nuove infrastrutture, si sta muovendo anche il gruppo Autostrade per l’Italia tramite Free to X, che punta a presentare il prossimo autunno un progetto pensato su un centro urbano di medio-grandi dimensioni, riunendo vari partner dalla mobilità fino alle utilities. In parallelo, «per questa estate doteremo l’aeroporto di Linate di colonnine per la ricarica potenziata dei mezzi elettrici. Dopo replicheremo a Malpensa», ha affermato Giorgio Moroni, ceo di Free to X, che prosegue intanto con l’attivazione di una rete di colonnine in tutta la Penisola.

Automobili ma anche bici e treno. Questi ultimi due mezzi di spostamento sono per esempio al centro del progetto «Collegamenti ciclabili stazioni-università», finanziato dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, per realizzare 565 chilometri di nuove piste ciclabili e collegare le stazioni ferroviarie alle principali università italiane, di cui i primi 200 km dovranno essere realizzati entro il 2023, con progetti pilota a Roma, Milano, Bari, Palermo, Pisa e Padova. «Si tratta di un’iniziativa che, a monte, conferma l’importanza dei big data», ha aggiunto Fabrizio Favara, chief strategy officer di Ferrovie dello Stato (Fs). «Il nostro gruppo ha a disposizione un grande numero di big data, proprietari, open, dati privati acquistabili, attraverso cui riusciamo a produrre strategie mirate, a seconda della tipologia di cliente. Da più di un anno utilizziamo i dati degli spostamenti e della presenza delle persone in stazione, provenienti dalle analisi delle tracce telefoniche anonimizzate. Questo permette, quasi in tempo reale, di conoscere gli spostamenti e l’utilizzo delle infrastrutture».

Cosa manca per la trasformazione? I fondi. «Il ruolo della finanza può essere quello di premiare le aziende che investono su digitale e sostenibilità», ha rilanciato Anna Roscio, executive director sales & marketing imprese di Intesa Sanpaolo. «Il Pnrr? E’ un’occasione ma serve garantirne l’esecuzione e, soprattutto, arrivare alle pmi». Non a caso, Intesa Sanpaolo è socio fondatore del nuovo Centro nazionale per la mobilità sostenibile che riunisce 25 università, 25 centri di ricerca e 24 grandi imprese: «a conferma che anche le banche possono creare connessioni», ha chiosato Roscio.
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