Prevenire gli infortuni sul lavoro

DUE INCONTRI A ROMA PER APPROFONDIRE LO STATO DELL’ARTE E IL FUTURO DELLA SALUTE E SICUREZZA
di Lorenzo Fantini
Il tema della prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali è quanto mai attuale, come si evince dalla lettura degli open data – agevolmente consultabili sul sito dell’Istituto – Inail relativi ai primi 2 mesi del 2022, che evidenziano dinamiche infortunistiche preoccupanti ma, allo stesso tempo, utili a comprendere dove e come intervenire per prevenire gli eventi dannosi (spesso anche molto gravi) legati al lavoro che continuano a colpire persone e famiglie. Dalle rilevazioni Inail risulta, infatti, che nel primo bimestre del 2022 vi è stata una crescita enorme delle denunce di infortunio sul lavoro, pari ad un + 47,6% rispetto allo stesso periodo del 2021, con circa 40.000 casi in più in soli due mesi (da 82.634 a 121.994), alla quale si deve tristemente aggiungere l’aumento – per quanto meno eclatante quanto a dimensioni percentuali – delle denunce di infortunio mortale, salite del 9,6% rispetto all’analogo bimestre del 2021. In entrambe le statistiche colpisce che il settore che ha avuto e sta avendo il più preoccupante degli aumenti sia quello dei trasporti, che ha addirittura registrato – anche per ragioni legate alla ripresa delle attività produttive – un aumento delle denunce di infortunio del 250%. D’altronde, appare evidente a tutti come il settore dei trasporti, oltre a supportare “trasversalmente” gli altri settori, è in esponenziale crescita, solo che si considerino le consegne a domicilio e la moltiplicazione dell’utilizzo del mercato elettronico, che comunque richiede necessità di consegnare i prodotti, per cui è evidente che al riguardo vi sia un problema di tutele non sufficienti sulle quali non è più possibile procrastinare interventi di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Tra i settori che registrano alti tassi di crescita degli infortuni vanno anche citati quello sanitario, che ha avuto un incremento delle denunce del 92,5%, la ristorazione con un + 40%, e il commercio, con un aumento del 36%, mentre un settore tradizionalmente “a rischio” come quello dei lavori edili comunque evidenzia una crescita pesante, con un +20,5%.

Appare, quindi, a maggior ragione corretta la scelta operata da governo e parlamento (dapprima con il decreto legge n. 146/2021 e, quindi, con la conversione ad opera del Parlamento di tale decreto con la legge 17 dicembre 2021, n. 215, in vigore dal 21 dicembre 2021) di intervenire per potenziare le attività di vigilanza e controllo sui luoghi di lavoro e, al contempo, rivedere – per quanto in modo limitato – la vigente disciplina in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come noto contenuta nel dlgs n. 81/2008. Tra le novità introdotte, come meglio descritte nella Relazione intermedia della commissione parlamentare di inchiesta (disponibile sul sito ufficiale del Senato della Repubblica) approvata il 20 aprile scorso, quella che sta più catturando l’attenzione delle imprese è l’introduzione dell’obbligo di “individuare” in azienda il preposto, figura chiave per limitare gli infortuni (che sono, secondo le ricerche effettuate a livello europeo e mondiale, la maggioranza) legati ai c.d. “comportamenti pericolosi” dei lavoratori. Particolarmente importante risulta, al riguardo, la specificazione – introdotta all’articolo 19 (“Obblighi dei preposti”) del dlgs n. 81/2008 dalla legge n. 215/2021 – per cui al preposto spetta intervenire sui “comportamenti non conformi” alle disposizioni aziendali di salute e sicurezza indicando al lavoratore il comportamento da tenere e, qualora non si ottenga il risultato, che egli debba “sospendere l’attività del lavoratore” segnalando l’accaduto ai propri superiori (dirigente, se esistente nell’organizzazione, e datore di lavoro).

Inoltre, al preposto è richiesto di controllare i luoghi di lavoro, in relazione alle “deficienze di mezzi e attrezzature di lavoro” e a “ogni altra condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza” potendo egli anche “sospendere temporaneamente l’attività lavorativa”, sempre e comunque informando i propri superiori (nell’ottica di condividere il miglioramento delle procedure di sicurezza e la modifica dei comportamenti non conformi dei lavoratori).

Altra rilevante novità legislativa introdotta dalla legge n. 215/2021 al “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro è la previsione della rivisitazione della vigente disciplina della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, per mezzo di un accordo Stato-Regioni che dovrebbe uscire entro il 30 giugno 2022. In merito va segnalato come tale importante Accordo – che è in corso di stesura, con i relativi gruppi di lavoro impegnati in una attività che, per la sua importanza e complessità, potrebbe anche non concludersi (cosa probabile) entro il termine indicato dalla legge – preveda l’obbligo di formazione per i datori di lavoro, al condivisibile scopo di sensibilizzare il vertice delle organizzazioni aziendali sull’importanza della prevenzione di infortuni e malattie, sui propri compiti e, quindi, sulle responsabilità. Una volta che l’Accordo regolamenterà tale corso in termini di ore, procedure di erogazione e contenuti, si dovrà, quindi, procedere a progettare ed erogare migliaia di percorsi formativi, con una sfida che i soggetti formatori e le parti sociali dovranno essere bravi a raccogliere per trasformare tale nuovo obbligo in una opportunità di crescita delle imprese e, soprattutto, di miglioramento della prevenzione al lavoro. Sempre in materia di formazione, va segnalata una recente e importante novità, contenuta nell’articolo 9-bis della legge n. 52/2022, in sede di conversione del decreto legge n. 24/2022, per cui, in attesa dell’Accordo sulla formazione di cui si è appena parlato, “la formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro può essere erogata sia con la modalità in presenza sia con la modalità a distanza, attraverso la metodologia della videoconferenza in modalità sincrona, tranne che per le attività formative per le quali siano previsti dalla legge e da accordi adottati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano un addestramento o una prova pratica, che devono svolgersi obbligatoriamente in presenza”. Viene, in tal modo definitivamente meno ogni dubbio rispetto all’utilizzo della videoconferenza per i percorsi formativi obbligatori (come noto, moltissimi) in materia di salute e sicurezza sul lavoro, specificandosi, in modo più che opportuno, che la “parte pratica” dei percorsi di salute e sicurezza sul lavoro (es.: addestramento all’uso di attrezzature di lavoro o dispositivi di protezione individuale o, ancora, esercitazioni di primo soccorso e antincendio) non può essere svolta in videoconferenza.

Il tema della salute e sicurezza sul lavoro è, quindi, finalmente tornato di interesse e attualità, anche grazie al rinnovato slancio di amministrazioni pubbliche competenti in materia (si considerino, ad esempio, le circolari pubblicate tra il 2021 e il 2022 dall’Ispettorato nazionale del lavoro in merito all’”impatto” delle novità legislative introdotte su ispezioni e misure di prevenzione in azienda, di grande interesse per interpretare correttamente le innovazioni) e all’interesse che riservano ad esso le parti sociali, anche esse assolute protagoniste per la conoscenza e diffusione di competenze in materia di prevenzione. Di tutti gli argomenti sin qui esposti – e di molti altri che comunque sono connessi – si parlerà negli eventi organizzati a Roma da Enbic ed Enbims, nell’ambito delle tre giornate denominate “Cantiere lavoro 2022, con un focus su pari opportunità (16 giugno) ed un focus sulla salute e la sicurezza”. (17 e 18 giugno), dedicate all’incontro tra politica, amministrazioni, parti sociali ed esperti per fare il punto sullo “stato dell’arte” della salute e sicurezza sul lavoro, discutere – dai diversi punti di vista – delle più efficaci azioni di prevenzione e per ipotizzare le prossime azioni per contrastare ovunque gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

In particolare, il 17 giugno la giornata di lavori – moderata dal vicedirettore Ansa Stefano Polli e alla quale parteciperanno, tra gli altri Bruno Giordano (direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro), il senatore Gianclaudio Bressa (presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni lavorative) e l’ex ministro del lavoro (attualmente consigliere di amministrazione Inail) Cesare Damiano, unitamente ad alcuni rappresentanti delle parti sociali (quali, ad esempio, Vincenzo Caratelli, segretario generale Cisal terziario e Arianna De Paolis, presidente degli enti paritetici Enbic sicurezza ed Enbims sicurezza), mentre il 18 giugno si parlerà, presso la stessa sede, di formazione e salute e sicurezza sul lavoro, con la partecipazione del componente designato dalla Cisal della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, Paolo Varesi, e del sottoscritto (che parlerà dei lavori in corso e dei possibili contenuti in preparazione, relativamente all’Accordo sulla formazione e salute e sicurezza sul lavoro). Due giornate importanti – fortemente volute da Enbic e Enbims – con la partecipazione di politici, amministrazioni, tecnici e parti sociali, nella speranza che questa attenzione si possa concretamente tradurre in sensibilizzazione di aziende e lavoratori per un tema – la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali – che diventa giorno per giorno più importante e urgente.

*avvocato, già dirigente del Ministero del lavoro
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