Intesa Sanpaolo fonde Sp Invest Sim in Fideuram

NEUTRO L’IMPATTO DELL’OPERAZIONE SUL BILANCIO. INTANTO IL GRUPPO BANCARIO E SACE STANZIANO 10 MILIARDI PER LE PMI
di Donatello Braghieri
Operazione intragruppo in vista per Intesa Sanpaolo, che nell’ottica del processo di razionalizzazione delle strutture societarie in corso da tempo si prepara a fondere Sp Invest Sim in Fideuram. Lo schema di riassetto ha già ottenuto nei giorni scorsi il semaforo verde da parte dei board delle due società coinvolte, oltre che il via libera del cda della capogruppo.

Nel dettaglio, la razionalizzazione si inquadra come fusione per incorporazione di Sanpaolo Invest Sim – società di intermediazione mobiliare, autorizzata all’esercizio di servizi e attività di investimento, forte di masse gestite che a fine marzo erano di circa 29,6 miliardi – nella sua controllante Fideuram che già oggi ne detiene il 100% delle quote e la cui rete è guidata dal condirettore generale Fabio Cubelli. Una volta ottenute le autorizzazioni previste, Ca’ de Sass prevede di riuscire a perfezionare il riordino societario entro fine anno, portando così a termine il percorso avviato da tempo che già oggi vede Sanpaolo Invest integrata con Fideuram sotto il profilo organizzativo, operativo, del modello commerciale, del catalogo prodotti, della gestione e del modello d’incentivazione dei consulenti finanziari.

Sarà garantita la piena continuità operativa, mantenendo inalterato livello di servizio, presidio e gestione dei rischi e verranno al tempo stesso confermati i servizi offerti alla clientela, oltre al modello distributivo basato sull’attuale rete di consulenti finanziari. Il brand Sanpaolo Invest verrà mantenuto per assicurare continuità nella gestione dei rapporti con i consulenti finanziari e con la clientela, a garanzia dell’eccellenza riconosciuta che contraddistingue il servizio

A livello di bilancio, l’operazione sarà fiscalmente neutrale e verrà realizzata in continuità di valori contabili, senza impatti sul rendiconto consolidato e senza emissione di azioni. Inoltre, secondo quanto avrebbe comunicato l’istituto alle sigle sindacali, non sono previste ricadute occupazionali né per il personale dipendente né per i consulenti finanziari.

Nel frattempo, ieri Intesa Sanpaolo e Sace hanno annunciato la messa a disposizione di un plafond da 10 miliardi a favore delle imprese italiane della filiera dell’agribusiness e del terzo settore, in particolare delle pmi. Si tratta di fondi che potranno essere sfruttati per favorire gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile, per il raggiungimento dell’efficienza energetica e per alimentare la circular economy. L’impegno congiunto rientra nel quadro delle iniziative a supporto del Pnrr e si focalizza su uno dei pilastri del più ampio programma di interventi, Motore Italia, lanciato un anno fa dall’istituto guidato da Carlo Messina per sostenere le piccole e medie imprese italiane. (riproduzione riservata)
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