Gli agenti Anagina comprano Generali e chiedono la pace a Trieste

di Anna Messia
Gli agenti dell’Anagina non si aspettavano una battaglia dai toni così aspri intorno alla governance Generali esplosa con l’assemblea di fine aprile che ha nominato il nuovo consiglio della compagnia triestina. Un confronto duro che non è ancora finito, anche se ora servirebbe stabilità, dicono convinti da Anagina. La loro opinione pesa, visto che per le mani dei 350 agenti-imprenditori iscritti all’associazione presieduta da Davide Nicolao passa il 40% del portafoglio complessivo di Generali Italia, ovvero più di 4 miliardi di premi annui, con un indotto di 3.500 dipendenti e 9 mila intermediari.

Agenti che vogliono contare di più anche nell’azionariato del Leone, dove sono pronti a investire con decisione le risorse della loro Cassa previdenziale con un piano pluriennale, ha spiegato Nicolao in occasione dell’Assemblea Anagina tenutasi venerdì 10 giugno a Roma, e annunciando l’apertura dell’associazione anche ad agenti di altre compagnie assicurative che abbiano un modello imprenditoriale simile al loro.

Domanda. Già in passato avevate annunciato l’intenzione di acquistare azioni Generali, poi, complice anche la pandemia, i tempi si sono allungati. Avete fatto valere i vostri voti e il sostegno al ceo Philippe Donnet nell’assemblea di aprile. Che obiettivi avete?

Risposta. Il piano di acquisti, messo a punto con Banca Finnat e lo studio Tonucci & partners è partito il 5 maggio scorso, quindi dopo l’assemblea di aprile. Oggi siamo a 760 mila azioni e investiremo 13 milioni di euro entro l’anno per arrivare a 1 milione di azioni, pari circa allo 0,075%. Ma il piano prevede acquisti ulteriori di 3 milioni l’anno per i prossimi anni per continuare a crescere, rispettando il vincolo previsto dalla Cassa previdenziale che stabilisce il limite del 15% degli asset su un unico investimento.

D. Perché investire i fondi della vostra cassa previdenziale in Generali, visto che non avete voce nella governance della compagnia?

R. È la dimostrazione della nostra fiducia verso la compagnia anche se non le nascondo che ci piacerebbe avere un nostro rappresentante in consiglio d’amministrazione, come quando il presidente dell’Anagina sedeva nel cda dell’Ina-Assitalia. Per ora auspichiamo che torni presto la serenità in consiglio (dove si cerca l’accordo per il sostituto di Francesco Gaetano Caltagirone dopo le sue dimissioni dal cda, ndr). Siamo convinti che l’attuale management della compagnia abbia condotto bene l’azienda e ora ci sia bisogno di un ritorno alla serenità nell’interesse di Generali.

D. Anagina nasce come rappresentanza degli agenti Ina-Assitalia. Come pensate di allargarla a intermediari di altre compagnie?

R. Abbiamo visto crescere il nostro ruolo come rappresentanti di agenti-imprenditori che investono le loro risorse personali per lo sviluppo del business. Le nostre agenzie sono delle piccole imprese, con tanti dipendenti. Anagina siede al tavolo per il nuovo accordo nazionale degli agenti al pari delle altre associazioni e ora siamo pronti ad aprire alle adesioni degli agenti di altre compagnie che hanno un modello di business simile al nostro.

D. A proposito di contratto agenti, il tavolo in Ania è di nuovo saltato sulla questione della titolarità dei dati dei clienti. Qual è la vostra posizione?

R. Dopo tre anni di trattative siamo dispiaciuti della nuova interruzione. Avremmo voluto trattare la questione dei dati separatamente e auspichiamo di poter riaprire subito la discussione su questo aspetto essenziale. (riproduzione riservata)
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