Generali, passo indietro di Neri

È STALLO SUL REINTEGRO IN CONSIGLIO MA C’È L’ACCORDO SULLE OPERAZIONI STRATEGICHE
di Anna Messia
È pace solo a metà nel consiglio di amministrazione di Generali Assicurazioni. Se c’è l’accordo sul ruolo del comitato investimenti manca ancora la quadra su chi dovrà prendere il posto di Francesco Gaetano Caltagirone dopo che l’imprenditore capitolino, primo azionista del Leone con il 9,95%, ha deciso, lo scorso 27 maggio, di lasciare a sorpresa il consiglio, e Roberta Neri che ha fatto un passo indietro.

Ieri il comitato nomine, guidato dal presidente della compagnia Andrea Sironi, aveva proposto al consiglio il nome della Neri, prima dei non eletti nella lista che Caltagirone aveva presentato all’assemblea del 29 aprile. Una scelta dibattuta visto che lo statuto della compagnia, all’articolo 28, stabilisce che «il consiglio di amministrazione provvede alla sostituzione nominando il primo dei candidati non eletti della lista alla quale apparteneva l’amministratore cessato (quindi quella di minoranza, ndr)» ma qualche parola dopo aggiunge «purché sia appartenente al medesimo genere». Ad una interpretazione restrittiva della norma Caltagirone dovrebbe quindi essere sostituito da un altro uomo, ma il Comitato nomine di Generali, proponendo Neri, ha deciso di intendere in maniera meno letterale l’articolo, considerando che il genere da tutelare nei board è di solito quello femminile. Una lettura dei fatti che però non ha trovato il sostegno degli altri due consiglieri della lista Caltagirone, Flavio Cattaneo e Marina Brogi che hanno votato contro e a quel punto Neri, ex amministratrice di Enav, ha deciso di ritirare la sua candidatura lasciando in stallo la questione del reintegro del board Generali.

L’accordo unanime è stato invece raggiunto sulla questione delle operazioni strategiche, anche questa particolarmente importante per Caltagirone, e motivo di scontro nelle scorse settimane. La soluzioni individuata è stata quella di lasciare al cda la competenza sulle operazioni inferiori a 250 milioni mentre quelle superiori a questa cifra dovranno essere preliminarmente discusse dal comitato investimenti. Non solo. Donnet avrebbe anche ottenuto di innalzare da 50 a 100 milioni di euro le operazione che potrà decidere in autonomia.

Ma sistemato un tassello importante resta ancora da completare la nuova governance di Generali che non riguarda solo la sostituzione di Caltagirone ma si allarga anche ai comitati endoconsiliari, con i consiglieri di minoranza, che nelle scorse settimane hanno deciso di fare un passo indietro da tutti i comitati. Partite che si incrociano. Se il comitato nomine deciderà di seguire l’ordine della lista della lista di minoranza, il prossimo consigliere da proporre sarà Claudio Costamagna su cui si potrebbe facilmente trovare l’accordo. Ma se l’ex presidente di Cassa Depositi e Prestiti deciderà di non accettare, lo scontro rischia di riaprirsi perché subito dopo, sempre seguendo l’ordine della lista, toccherebbe all’ex manager Generali, Luciano Cirinà, che Caltagirone avrebbe voluto alla guida della compagnia e che nel frattempo è entrato in causa con Trieste per il licenziamento subìto. L’alternativa più probabile è che il comitato nomine decida di non seguire l’ordine, visto che lo statuto parla solo del primo dei non eletti ma non dei successivi e in questo caso il nome più papabile è quello di Alberto Cribiore, già membro del board of directors e chairman globale di Merrill Lynch. Ma, come è già stato per il caso di Neri, con Cattaneo e Brogi che hanno votato contro una candidata della propria lista, bisognerà verificare se la procedura sarà gradita alla minoranza.

Il reintegro del cda è strettamente correlato con la definizione della nuova governance di Trieste. Ieri Brogi e Cattaneo hanno dichiarato la propria disponibilità a far parte dei comitati endoconsiliari a partire dal giorno nel quale il consiglio coopterà il nuovo membro. Un prossimo cda è già calendarizzato per mercoledì 22 giugno, ma prima dovrà di nuovo riunirsi il comitato nomine per mettere a punto una seconda proposta. Ieri intanto è stato costituito il comitato investimenti composto da Antonella Mei-Pochtler (presidente), Alessia Falsarone, Clara Furse, Lorenzo Pellicioli e Clemente Rebecchini ma anche qui mancano i rappresentati della minoranza. (riproduzione riservata)
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