Generali, la carta di Sironi

OGGI COMITATO NOMINE: IL PRESIDENTE CERCA L’ACCORDO SUL DOPO-CALTAGIRONE IN CDA
di Anna Messia
Generali cerca pace nella governance. Per questa mattina è fissata la riunione del comitato nomine per indicare al consiglio di amministrazione che si riunirà domani il nome del possibile sostituto in cda di Francesco Gaetano Caltagirone. Intenzione della compagnia guidata da Philippe Donnet è arrivare a un compromesso che metta tutti d’accordo, come è già successo qualche settimana fa sulla questione del comitato investimenti, ma la partita non appare in discesa. L’ipotesi più probabile è che il comitato nomine guidato dal presidente Andrea Sironi avanzi la candidatura di Alberto Cribiore, già membro del board of directors e chairman globale di Merrill Lynch.

Cribiore era tra i membri della lista di minoranza presentata all’assemblea di fine aprile da Caltagirone e il suo curriculum è di primissimo piano ma il sostegno degli esponenti della minoranza è tutto da verificare. L’indicazione di Cribiore rischia anzi di generare un nuovo braccio di ferro simile a quello che si è venuto a creare lo scorso 7 giugno sulla candidatura di Roberta Neri. L’ex amministratrice di Enav era quarta e prima dei membri non eletti nella lista di Caltagirone e il comitato nomine di Generali ha fatto il suo nome interpretando lo statuto in maniera non letterale. L’articolo 28 stabilisce infatti che il cda «provvede alla sostituzione nominando il primo dei candidati non eletti della lista alla quale apparteneva l’amministratore cessato (quindi quella di minoranza, ndr)» ma subito dopo aggiunge «purché sia appartenente al medesimo genere». Il comitato nomine proponendo Neri aveva ragionato sul fatto che il genere da tutelare nei board è di solito quello femminile ma la sua interpretazione non ha trovato il sostegno dei due consiglieri della lista Caltagirone, ossia Flavio Cattaneo e Marina Brogi, che hanno votato contro e a quel punto la manager ha deciso di ritirare la candidatura lasciando in stallo il reintegro del board.

Anche questa volta lo scontro potrebbe riaprirsi sulla diversa interpretazione dello statuto. Secondo il comitato nomine, per la sostituzione del consigliere dimissionario nell’atto che regola la compagnia non ci sarebbe alcuna indicazione di seguire l’ordine della lista di minoranza, concedendo libertà di indicare qualunque candidato della lista Caltagirone, come Cribriore. Mentre, a sentire fonti vicine minoranza, andrebbe seguito l’ordine, offrendo la poltrona prima a Claudio Costamagna, quinto, e poi (in caso di un suo rifiuto) a Luciano Cirinà, l’ex ceo di Generali in Est Europa che Caltagirone avrebbe voluto al timone della compagnia al posto di Donnet. Ed è proprio sul nome di Cirinà, considerato inaccettabile dalla compagnia vista la causa legale in corso, che Sironi vorrebbe evitare la contrapposizione aprendo, a questo punto, a ogni possibile candidato della lista di Caltagirone proposto dalla minoranza purché diverso da Cirinà. L’obiettivo è appunto arrivare a un compromesso, come è stato con l’accordo unanime ottenuto sul comitato investimenti in Generali, chiamato a discutere delle operazioni strategiche superiori a 250 milioni, mentre quelle inferiori restano di competenza del cda e Donnet può decidere in autonomia fino a 100 milioni (rispetto ai 50 milioni precedenti). Anche perché al reintegro in cda è legato l’ingresso dei consiglieri di minoranza nei comitati endoconsiliari di Generali e il completamento della governance.

Sul fronte dell’azionariato va registrato l’esercizio di Caltagirone delle opzioni di vendita su circa il 2,5% del capitale con una plusvalenza tra 150 e 200 milioni. L’imprenditore (che dopo l’uscita dal cda non ha più obbligo di comunicazione Consob) avrebbe ora una quota di poco superiore al 7% ed pronto a reinvestire nel Leone sfruttando le fluttuazioni del titolo.

Ieri intanto Vincenzo Cirasola è stato confermato presidente del gruppo Agenti Generali Italia per i prossimi tre anni e per l’ottava volta consecutiva. (riproduzione riservata)
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