Fondi pensione resilienti

I DATI DELLA RELAZIONE ANNUALE PRESENTATA IERI DALLA COVIP. I PIP ALL’11%
di Simona D’Alessio
I ricavi delle forme di previdenza integrativa, nel 2021 (anno contrassegnato da «iniziative messe in atto da governi e banche centrali per fronteggiare la pandemia» da Covid-19, mediante «il sostegno alla domanda, a livello globale, e alla diffusione dei vaccini») hanno «retto», collocandosi su valori positivi: al netto dei costi di gestione e della fiscalità, infatti, i fondi negoziali e quelli aperti hanno avuto in media un rendimento pari, rispettivamente, al 4,9% e al 6,4%, mentre nei Pip, i Piani individuali pensionistici «nuovi» di ramo III, la percentuale raggiunta è stata dell’11%. È quanto emerge dalla relazione annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, presentata ieri dal presidente Mario Padula, da cui affiora come sia andato meno bene il Tfr, il Trattamento di fine rapporto, che nel medesimo periodo si è rivalutato, al netto dell’imposizione fiscale, del 3,6%.

La quota di chi ha deciso di affidare parte del proprio risparmio ai modelli previdenziali di II pilastro, si evidenzia nel documento, è risultata in ascesa, al 31 dicembre scorso: il totale degli iscritti è di 8,8 milioni, in crescita del 3,9% rispetto all’annualità precedente, per un tasso di copertura del 34,7% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono 9,7 milioni (cifra, si precisa, che comprende posizioni doppie, o multiple, che fanno capo allo stesso associato), inoltre, per quel che riguarda l’offerta, in base all’ultima rilevazione i fondi pensione in Italia risultano 349: si tratta di 33 negoziali, 40 aperti, 72 Pip e 204 fondi preesistenti. Il numero è in graduale decremento, visto che oltre venti anni fa, nel 1999, le forme pensionistiche complementari erano 739, oltre il doppio di quelle ora operanti nel sistema.

L’«identikit» dell’associato, rileva la Covip, è caratterizzato dalla prevalenza di uomini e di persone appartenenti alle classi intermedie e più prossime alla stagione del pensionamento: la componente maschile è pari al 61,8% della platea, il 50,3% ha età tra i 35 e i 54 anni, laddove il 31,9% ne ha almeno 55. Alla fine del 2021, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 213,3 miliardi, in aumento del 7,8% rispetto all’anno precedente, ossia un ammontare pari al 12% del Prodotto interno lordo e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

Sul versante delle Casse di previdenza dei professionisti, nel 2021 «l’Autorità ha messo in opera un nuovo e più moderno sistema di segnalazioni di vigilanza, modellato su quello in uso per i fondi pensione. È un necessario passo in avanti in un percorso di modernizzazione che il sistema deve proseguire, oltre che in modo autonomo, col supporto e lo stimolo» degli organi di controllo. Per il comparto previdenziale, nel frattempo, sembra avvicinarsi il momento dell’emanazione del regolamento sugli investimenti, che prevederà l’applicazione del Codice dei contratti pubblici, come riferito dal dirigente del ministero dell’Economia Stefano Cappiello (e raccontato da ItaliaOggi del 20 maggio 2022).
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