Effetto Covid sul manifatturiero: nel 2020 denunce di infortunio in calo del 26,5%

L’Inail analizza il settore manifatturiero, che raccoglie una fetta importante degli incidenti sul lavoro

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Nel 2020 le denunce di infortunio sul lavoro nel settore manifatturiero sono diminuite del 26,5% rispetto all’anno precedente. Il calo è una diretta conseguenza del crollo della produzione causato dall’emergenza Covid-19 nel bimestre marzo-aprile, dopo il quale il settore ha registrato un recupero tale da riuscire a fare da traino all’industria europea, confermando l’Italia al secondo posto, subito dopo la Germania. A eccezione della stampa (+19,7%), la riduzione degli infortuni ha interessato tutte le attività, a partire da abbigliamento (-42,0%), fabbricazione di articoli in pelle (-36,1%), tessile (-34,2%) e fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica e ottica (-35,1%).

Il 21,5% dei decessi nella fabbricazione di prodotti in metallo

Ad analizzare l’andamento di infortuni e malattie professionali nel manifatturiero, che con le sue numerose e differenti attività raccoglie una fetta importante degli incidenti e delle patologie lavoro-correlate, è il nuovo numero del periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, da cui emerge che i casi mortali nel 2020 sono stati 223, 22 in più rispetto al 2019. Le tipologie di attività nelle quali si contano più decessi sono la fabbricazione di prodotti in metallo (21,5% di tutto il manifatturiero), l’industria alimentare (15,2%) e la fabbricazione dei macchinari (11,7%).

Gli attrezzisti di macchine utensili al primo posto tra le categorie più colpite

Tra le categorie professionali più colpite al primo posto, anche per i casi mortali (11 nel 2020), ci sono gli attrezzisti di macchine utensili, con il 5,6% delle denunce del settore, seguiti dal personale non qualificato delle attività industriali e professioni assimilate (4,9%), dai carpentieri e montatori di carpenteria metallica (4,5%), dai meccanici e montatori di macchinari industriali (3,8%), dal personale non qualificato addetto all’imballaggio e al magazzino e i falegnami (3,1% per entrambe le categorie), e dai conduttori di macchinari per la fabbricazione di articoli in plastica e assimilati (2,9%).

Un caso su quattro in Lombardia

Oltre i tre quarti delle denunce sono concentrati nel Nord del Paese, il 14% al Centro e il resto nel Mezzogiorno. In valore assoluto è la Lombardia a registrare più infortuni, ben uno ogni quattro, davanti a Veneto ed Emilia Romagna, che insieme raccolgono il 35% dei casi. Questi dati riflettono l’elevato numero di lavoratori dell’industria manifatturiera presenti in questi territori, in cui si concentrano oltre 1,9 milioni di addetti, pari al 54% del totale. Limitando la stessa analisi agli eventi mortali, si osserva che quelli avvenuti al Nord sono circa sei su 10, mentre nel Mezzogiorno è occorso un decesso su quattro, una quota molto più elevata rispetto al 10% delle denunce in complesso.

Più incidenti nella fascia oraria 9-12

Grazie alle informazioni raccolte nella Banca dati statistica online dell’Inail, è possibile risalire anche agli orari della giornata più a rischio di infortunio. Nel manifatturiero, in particolare, circa un terzo degli incidenti in occasione di lavoro avviene nella fascia tra le 9 e le 12, in linea con quanto rilevato per il complesso delle gestioni. Alcune peculiarità si riscontrano, invece, nel periodo notturno: se nell’intera industria manifatturiera l’incidenza dei casi tra la mezzanotte e le 5 del mattino è pari a circa il 3% del totale, per tre dei suoi 24 sotto-settori – metallurgia, fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e fabbricazione di carta e di prodotti di carta – la stessa percentuale sale al 7-8%. Non è un caso che ad accomunarli siano le filiere di produzione a ciclo continuo.

Rispetto al 2019 in forte riduzione anche le malattie professionali

L’effetto Covid sui dati del 2020 del manifatturiero è evidente anche prendendo in considerazione l’andamento delle denunce di malattia professionale, che rispetto all’anno precedente sono calate del 27,9%, in controtendenza rispetto agli incrementi registrati nel 2018 (+3,4%) e nel 2019 (+2,7%). La maggioranza delle 7.500 patologie denunciate nel 2020 riguardano i settori della fabbricazione di prodotti in metallo (16,7%) e dell’industria alimentare (14,7%), seguiti dalle fabbricazioni di macchinari e apparecchiature (8,2%) e di prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (7,7%).

Il 62,3% delle patologie è a carico del sistema osteomuscolare

Anche per le malattie professionali, la concentrazione è maggiore nelle regioni settentrionali a più alta vocazione industriale. Nel dettaglio, il 39,9% delle patologie è stato denunciato al Nord (2.992 casi, di cui circa il 70% nel Nord-Est), seguito dal Centro con il 36,3% (2.720 casi) e dal Mezzogiorno con il restante 23,8% (1.788 casi). Più di sei denunce su 10 riguardano malattie a carico del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (62,3%), che precedono le patologie del sistema nervoso (13,3%), dell’orecchio (9,5%), del sistema respiratorio (8,1%) e tumorali (4,3%).