Cybersecurity, settore cruciale, ma ancora tutto da sviluppare

Il terrorismo informativo è uno dei principali rischi per l’economia globale. Si stima che le violazioni informatiche abbiano già un costo per l’economia globale nell’ordine di 6.000 miliardi di dollari l’anno e potrebbero raggiungere i 10.500 miliardi entro il 2025. Secondo uno studio di Ibm sul 2021 il costo totale medio di una violazione dei dati è aumentato di quasi il 10% rispetto all’anno precedente, variazione maggiore negli ultimi sette anni. A livello italiano si stima un costo medio di circa 3,6 milioni di dollari nel 2021 (3,2 milioni nel 2020, +13%). Il governo ha recentemente approvato la «Strategia Nazionale di cybersicurezza 2022-2026», a cui verrà assegnato fino all’1,2% degli investimenti fissi lordi annuali – stimiamo circa 4/5 miliardi all’anno per la cybersecurity – che si aggiungono ai 623 milioni dedicati alla cybersecurity nel periodo 2021-26 da fondi Pnrr. Risorse importanti, ma che da sole non possono bastare per creare un’adeguata rete di sicurezza. Vanno supportate iniziative governative che favoriscano l’accesso al mercato dei capitali da parte delle aziende, in modo da avere un ulteriore canale importante per raccogliere risorse. Nonostante le prospettive interessanti, il numero dei player quotati in Italia nel settore cybersecurity in Italia risulta ancora limitato. Nello specifico le aziende che possono essere considerate pura cybersecurity rappresentano meno dell’1% della capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano, sebbene non manchino le esperienze di successo (come CY4 Gate e Defence Tech, rispettivamente +196% e +15% dalle rispettive ipo nonostante il forte de-rating del settore tech registrato da inizio anno a causa della normalizzazione della politica monetaria da parte delle banche centrali). La raccolta di capitali porta risorse per accelerare investimenti e cambi di paradigma all’interno delle aziende, oltre ad aumentare la visibilità della società nel settore. Quanto all’outlook per il 2022, come è stato rappresentato nel corso dell’evento «Accesso al mercato dei capitali per lo sviluppo della cybersecurity nazionale» organizzato da Equita e Chiomenti, la forte domanda di sicurezza cyber non mostra segnali di rallentamento. A livello congiunturale, l’80% delle aziende quotate a livello globale ha riportato un’accelerazione della crescita del fatturato nonostante un confronto più sfidante. La domanda dovrebbe rimanere molto forte per tutto l’anno e di conseguenza i titoli legati al settore cyber offrono a oggi migliori opportunità di sovraperformance relativa rispetto al segmento software più ampio per molteplici ragioni. Prima di tutto, l’ambiente delle minacce continua a intensificarsi con aumento significativo dei ransomware e attacchi. Il conflitto Ucraina-Russia aumenterà la priorità della sicurezza e spingerà un aumento delle spese governative. Inoltre, ci aspettiamo che la spesa in sicurezza informatica è di gran lunga la meno probabile che venga tagliata in uno scenario macro più lento. Infine, c’è maggior domanda di sicurezza post-covid: le società stanno cercando di diventare sempre più digitali, mostrando lacune sul fronte sicurezza informatica che vanno affrontate. Quanto alle sfide prospettiche, il settore è molto frammentato e caratterizzato da player relativamente piccoli. Una strategia di consolidamento e/o di creazione di hub nazionali della cyber porterebbe a un’offerta migliore di prodotti e servizi, oltre che a sinergie in termini di r&d. Infine, l’Italia si è mossa con più lentezza rispetto ad altri Paesi su questo fronte, sia in termini d’adozione di soluzioni da parte di aziende e organizzazioni sia in termini organismi nazionali di coordinamento e vigilanza (si pensi, ad esempio, che l’Agenzia di Cybersecurity è stata creata solo di recente, anche grazie ai fondi del Pnrr). Di conseguenza, ora serve «correre più degli altri» per evitare di rimanere troppo vulnerabili come sistema Paese al rischio cyber. Infatti, avere dei campioni italiani della cyber security sarà un elemento cruciale per garantire la sovranità tecnologica del Paese. (riproduzione riservata)

Luigi De Bellis

co-head ufficio studi Equita
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