PRONTO IL DECRETO CON LE REGOLE PER GLI INVESTIMENTI DEGLI ENTI PRIVATI, ATTESO DA DIECI ANNI
di Simona D’Alessio
Operazioni finanziarie caratterizzate da «adeguata diversificazione», votate al «principio della sana e prudente gestione», con cui perseguire «l’interesse collettivo degli iscritti e dei beneficiari della prestazione pensionistica», che finiranno in un documento (sottoposto a «revisione periodica, almeno ogni tre anni») con dettagli sulle politiche di investimento (che comprenderanno un «tetto» massimo del 20% del patrimonio impiegato direttamente sul fronte immobiliare) e sui sistemi di controllo messi in campo. E che, entro 20 giorni dall’approvazione, dovrà esser trasmesso ai ministeri del Lavoro e dell’Economia e alla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), rendendo noti gli aspetti «etici, ambientali, sociali e di governo societario presi in considerazione» (i parametri «Esg», dall’acronimo di «Environmental, social, governance») nell’allocazione delle risorse. È ciò che contempla lo schema di decreto del dicastero dell’Economia, di concerto con quello del Lavoro, sentita la Covip, con cui, se venisse emanato, verrebbe completato il «disegno» ideato oltre un decennio fa, con l’«articolo 14 comma 3 del decreto 98 del 6 luglio 2011 (convertito con la legge 111 del 15 luglio 2011, risalente all’ultimo governo di Silvio Berlusconi), riguardante «Disposizioni in materia di investimento delle risorse finanziarie degli Enti previdenziali, dei conflitti di interessi e di depositario».

Un provvedimento, sotto forma di bozza, che ItaliaOggi ha sfogliato, su cui, dopo anni di (relativo) silenzio, si sono accesi i riflettori, quando, alla fine del mese scorso, nella Commissione parlamentare di controllo sui gestori della previdenza, il dirigente di via XX settembre Stefano Cappiello ha risposto sullo stato di avanzamento del testo, riferendo che s’era pronunciata l’Anac, «giunta alla conclusione che si debba applicare la procedura di evidenza pubblica di cui al Codice dei contratti» per gli investimenti delle Casse dei professionisti che, recita il documento, possono essere condotti in forma diretta, o indiretta, tramite convenzioni con soggetti autorizzati, imprese assicurative, società di gestione del risparmio e gestori di Organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr alternativi italiani ed europei). Le disponibilità degli Enti andranno investite «in misura prevalente in strumenti finanziari negoziati nei mercati regolamentati», mentre negli strumenti finanziari non negoziati nei mercati regolamentati e negli Oicr alternativi, compresi i fondi chiusi, «a livelli prudenziali» si dovrà rimanere «entro il limite del 30% del totale»; altolà, inoltre, ad investire più del 5% in strumenti finanziari emessi da uno stesso soggetto e non oltre il 10% in quelli riconducibili a soggetti appartenenti a un unico gruppo, e «semaforo rosso» pure sulla concessione di prestiti (solo se strettamente connessi all’attività istituzionale dell’Ente), che potranno essere assunti unicamente «a fini di liquidità e su base temporanea». Come preannunciato da Cappiello, le Casse dovranno adeguarsi alle disposizioni dell’emanando regolamento «entro 18 mesi» dall’entrata in vigore, ma è previsto possano allinearsi ai «paletti» in cinque anni. E, in attesa di una «mossa» concreta del ministero dell’Economia, sullo sfondo ci sono le considerazioni dell’ex giudice della Corte costituzionale Sabino Cassese esposte all’Adepp (l’Associazione degli Enti di previdenza), secondo cui dall’articolo 14.3 del decreto 98/2011, intitolato «soppressione, incorporazione e riordino di Enti e organismi pubblici», non potrebbe «derivare» un simile testo, giacché le Casse non sono né gli uni, né gli altri.
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