Il carrello degli italiani piange

L’OCSE STIMA LE CONSEGUENZE SULL’ECONOMIA DELLA GUERRA, DEI RINCARI E DELLA CRISI ENERGETICA
di Matteo Rizzi
Si inceppa il meccanismo di crescita in Italia: consumi con il freno a mano tirato, Pil al ribasso, possibili carenze nella fornitura di energia. A delineare questo quadro a tinte fosche è l’Economic outlook dell’Ocse, l’analisi semestrale delle principali tendenze economiche globali e delle prospettive per i prossimi due anni, secondo il quale lo slancio della crescita del Pil italiano rallenterà nel 2022, poiché l’inflazione ridurrà il potere d’acquisto delle famiglie e la loro disponibilità a spendere, prima di riprendersi gradualmente nel 2023. Si stima che la crescita del Pil raggiunga il 2,5% nel 2022 e l’1,2% nel 2023. Ma per garantire «una ripresa più rapida, più prevedibile e più resistente dalla crisi più recente», spiegano dall’organizzazione parigina, è necessario continuare a lavorare sulla riforma del fallimento, della pubblica amministrazione, insieme alla digitalizzazione della giustizia civile. Inoltre, la continua ed efficace attuazione delle riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) aumenterà la crescita e dimostrerà l’impegno politico per contribuire a compensare l’incertezza legata alla guerra.

Lo scenario. Dopo un forte rimbalzo del 6,6% nel 2021, la crescita del Pil italiano è colpita dalla guerra. Le persistenti pressioni inflazionistiche e le incertezze legate al conflitto in Ucraina hanno frenato i consumi delle famiglie, rallentando la ripresa dei servizi. Ma i nuovi incentivi per il settore privato e il Pnrr avranno il compito di ridurre, in parte, l’impatto negativo delle interruzioni delle forniture e dell’incertezza sugli investimenti.

Poiché il gas rappresenta il 42% del consumo totale di energia, i principali rischi per le prospettive sono, appunto, i prezzi e le forniture dell’energia. Inoltre, un forte aumento dei rendimenti obbligazionari è destinato a ridurre la crescita.

A oggi le autorità italiane hanno sostituito la fornitura di quasi due terzi delle importazioni di gas russo. Ma l’accelerazione degli investimenti nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica potrà rafforzare ulteriormente la sicurezza energetica, spiegano dall’Ocse. Inoltre, gli aiuti implementati in risposta alla crisi «dovrebbero essere gradualmente ritirati» e sostituiti da politiche più mirate per sostenere il potere d’acquisto delle persone più vulnerabili a causa dell’alta inflazione, senza ostacolare gli incentivi alla transizione verde.

La moderazione dei prezzi dell’energia può essere in grado, tuttavia, di ridurre l’inflazione complessiva fino al 2023, ma si prevede che rimanga persistente, a causa degli effetti duraturi delle interruzioni delle forniture energetiche e commerciali. Allo stesso tempo, l’inflazione alimentare si stima rimarrà elevata per tutta la durata delle previsioni. Inoltre, l’incertezza e gli alti prezzi delle costruzioni ritarderanno gli investimenti, ma questo sarà in parte compensato da maggiori incentivi agli investimenti e da forti investimenti pubblici.

Se la crescita non dovesse riprendersi rapidamente, la fiducia e la redditività rischierebbero di essere danneggiate, aumentando i fallimenti, riducendo la redditività delle banche e diminuendo ulteriormente la crescita. Tuttavia, le riforme fiscali potranno avere un effetto acceleratore, consentendo ai salari, all’occupazione e alla fiducia delle famiglie di riprendersi più rapidamente del previsto.

La guerra. L’economia ha subito un rallentamento dello 0,1% nel primo trimestre, a causa dell’impatto delle restrizioni legate al Covid a gennaio, che hanno aggravato l’inflazione legata alla guerra e all’interruzione della catena di approvvigionamento. L’inflazione globale è salita al 7,3% a maggio, trainata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari. Ma sebbene le aspettative di inflazione continuino a salire, l’inflazione salariale al momento è contenuta. Di conseguenza, spiegano da Parigi, gli aumenti degli stipendi non compenseranno completamente le famiglie per l’aumento del costo della vita.

La fiducia è calata bruscamente all’inizio della guerra, ma si è stabilizzata in aprile. Inoltre, le imprese continuano a disporre di posizioni di cassa considerevoli, grazie anche alle garanzie statali passate e ancora in corso. La guerra avrà un quindi un impatto sulla crescita, poiché l’aumento dei prezzi erode la capacità di spesa e la fiducia (tra l’altro le autorità prevedono che nel 2022 arriveranno 175 mila rifugiati ucraini, per lo più donne e bambini, per i quali è previsto un costo dello 0,1% del Pil).

Nel settore dell’energia (il gas naturale fornisce il 42% del fabbisogno energetico italiano), il governo di Roma ha quindi introdotto misure di sostegno, tra cui la riduzione degli oneri generali di sistema dell’energia e dell’aliquota Iva applicata, crediti d’imposta per gli utenti ad alta intensità energetica e un bonus per le famiglie a basso reddito. Le garanzie statali per il credito alle imprese sono state ampliate insieme agli incentivi agli investimenti in energia verde.

Il governo ritiene che l’Italia possa essere completamente indipendente dal gas russo entro la fine del 2024. Sono state negoziate fonti di gas alternative e sono in vigore norme per aumentare le riserve di gas, che forniscono importanti ammortizzatori, ma comunque, spiegano dall’Ocse, sarà necessario ridurre i consumi energetici anche in caso di un’eventuale diminuzione delle forniture di gas. La soluzione a lungo termine suggerita è quella di favore la sicurezza energetica attraverso l’accelerazione delle energie rinnovabili. A oggi, su questa strada, sono stati rimossi alcuni ostacoli amministrativi per la fornitura di energia rinnovabile.

Le riforme. La politica del governo rimane incentrata sull’aumento della crescita e sulla graduale riduzione dei sostegni, in modo che entro il 2030 il debito totale torni ai livelli del 2019. L’orientamento della spesa è destinato a rimanere espansivo nel 2022, con un deficit del 6,1% che scenderà al 4,2% nel 2023. L’aumento della spesa per il sostegno ai prezzi dell’energia e altri stimoli per compensare l’impatto della guerra, e i pagamenti imprevisti per le obbligazioni indicizzate all’inflazione, sono stati parzialmente compensati da un aumento delle entrate fiscali e da una imposta sugli extra-profitti della società energetiche (il cui gettito previsto ammonta a 11 miliardi).

Il debito pubblico (definizione di Maastricht) si prevede raggiungerà il 148,3% del Pil nel 2023. Una spending review dovrà individuare i fondi per nuovi impegni di spesa, tra cui un graduale aumento delle spese militari entro il 2030, mentre un sostegno più mirato ai prezzi dell’energia potrebbe generare risparmi. Infine, i pagamenti degli interessi derivanti dall’aumento degli spread dei titoli di stato non aumenteranno in modo significativo nel breve termine a causa della maggiore durata delle obbligazioni, ma i rischi derivanti da un forte aumento dei tassi di interesse potrebbero essere sostanziali entro il 2025.

L’attuazione di ulteriori riforme invierà un segnale importante e sosterrà la fiducia e la crescita, spiegano da Parigi. Tra queste figurano l’assegno unico per i figli e le prime modifiche alle aliquote Irpef adottate a dicembre 2021. Gli investimenti pubblici hanno raggiunto il 2,9% del Pil nel 2021 e cresceranno a due cifre nel 2022 e 2023. Il governo ha quindi stanziato quasi 6 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023 per contrastare l’impatto dell’elevata inflazione sui progetti di investimento. Tuttavia, gli obiettivi di investimento del Pnrr hanno subito ritardi. Gli investimenti previsti per circa 9,5 miliardi di euro sono stati spostati oltre il 2026, anche se queste somme non sono state finanziate dal Pnrr, spiega l’Ocse.

Per mitigare l’impatto di un conflitto prolungato in Ucraina, il governo dovrà sempre più indirizzare l’assistenza temporanea ai più vulnerabili, piuttosto che abbassare i prezzi dell’energia. Gli ammortizzatori sociali e la formazione possono essere gli strumenti principali per proteggere i lavoratori colpiti dalla chiusura delle imprese, evitando politiche che potrebbero inavvertitamente ridurre la voglia di assumere o che potrebbero allungare le procedure fallimentari.
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