I bilanci di sostenibilità danno l’identikit socio-ambientale

I BENEFICI PER IMPRESE (OBBLIGATE E NON SOLO) E CLIENTI NEL REDIGERE L’INFORMATIVA SUI TEMI ESG
di Antonio Longo
Sono 11.700 le aziende europee che presentano la rendicontazione di sostenibilità, ossia il bilancio sociale che, affiancandosi a quello finanziario, illustra le azioni messe in campo relativamente a temi legati alla tutela dell’ambiente e ai risvolti sociali del proprio business. Di queste, sono poco più di 200 quelle italiane, come si rileva, da ultimo, dai contenuti della determinazione dirigenziale n. 61 del 4 febbraio scorso, con cui la Consob ha pubblicato l’elenco dei soggetti che nel periodo 1 gennaio – 31 dicembre 2021 hanno pubblicato la dichiarazione non finanziaria relativa all’esercizio 2020. Scorrendo l’elenco, si leggono, tra gli altri, i nomi dei gruppi bancari e assicurativi, dei grandi fornitori di energia elettrica e gas, eccellenze del made in Italy. Si tratta sia di soggetti che sono tenuti a pubblicare tali dichiarazioni in quanto obbligati dalla normativa sia di soggetti, seppur in minima parte (se ne contano 15), che osservano tale adempimento in maniera volontaria. Infatti, anche nelle ipotesi in cui non sussista l’obbligo normativo, il bilancio di sostenibilità rappresenta un valore aggiunto per le imprese per comunicare più compiutamente con i propri stakeholder, ossia i portatori d’interesse nei confronti dell’azienda, quali possono essere dipendenti, fornitori, clienti, comunità locali, media, investitori, finanziatori. Il bilancio non finanziario, affiancando quello relativo ai risultati economici, rappresenta gli aspetti legati agli impatti della propria attività in campo ambientale e sociale, assumendo, quindi, un valore strategico, come evidenziano le linee guida alla rendicontazione non finanziaria per le pmi stilate da Confindustria. «La rendicontazione non finanziaria si connota come un processo di gestione responsabile intrapreso dall’azienda e si pone come obiettivo primario la rappresentazione delle attività svolte nei confronti di tutti gli interlocutori dell’impresa; il bilancio di sostenibilità è il documento finale di un processo più ampio», sottolinea Sara Teglia, coordinatrice di Impronta Etica, associazione nata per la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa, «inteso come lo strumento di monitoraggio, rendicontazione e comunicazione. Ha una duplice valenza quale strumento di gestione e di comunicazione: è strumento di comunicazione poiché consente di rilevare le aspettative legittime, il grado di soddisfazione e di consenso dei portatori di interesse e, contestualmente, aumenta la comprensione dell’attività svolta dall’azienda rendendo sistematico il dialogo e la comunicazione bidirezionale. Rappresenta, invece, uno strumento di gestione in quanto permette di misurare le performance secondo il principio della triple bottom line, in base al quale le imprese dovrebbero operare le loro scelte non solo in funzione dell’aspetto economico ma anche della sostenibilità sociale e ambientale. Rappresenta, dunque, un valido sistema informativo per assumere decisioni, controllarle e valutarle; gestire le priorità e le aspettative dei principali interlocutori; supportare la pianificazione strategica; verificare il raggiungimento degli obiettivi».

I vantaggi e i benefici. Gli impegni esplicitati nella dichiarazione relativi alla salvaguardia dell’ambiente creano attorno all’impresa un’immagine più solida e visibile, migliorando la green reputation aziendale. Inoltre, l’utilizzo di nuove metodologie e tecnologie nei processi produttivi consente alle imprese di potere fare ricorso a nuove forme di finanziamento e di investimento. Peraltro, intraprendere attività sostenibili significa aiutare le imprese a eliminare i costi operativi inefficienti e ad offrire sul mercato un prodotto o un servizio ad un prezzo competitivo.

Prendendo in considerazione anche rischi di tipo sociale, ambientale e di governance, per l’impresa aumenta la probabilità di raggiungere gli obiettivi, migliora l’identificazione delle opportunità e delle minacce, impegna l’azienda nella rilevazione periodica dei dati relativi alla gestione e all’andamento dell’azienda. Il bilancio non finanziario favorisce anche lo sviluppo di una filiera sostenibile, sia con i propri fornitori che come fornitori. Anche agli occhi dei dipendenti migliora l’immagine di un’azienda che presenti le attività sostenibili messe in campo, fidelizzando le risorse umane e attraendo i talenti. «La nuova direttiva introduce finalmente l’obbligo di rendicontazione di impatto della supply chain, finora le aziende potevano misurare l’impatto della propria organizzazione senza preoccuparsi di quello della propria filiera ma sappiamo bene che proprio nel sistema produttivo si genera la parte preponderante dell’impatto ambientale e sociale», sottolinea Francesca Rulli, ceo e fondatrice di Process Factory, società specializzata nel supportare la trasformazione dei modelli di business in ottica sostenibile, «le evoluzioni normative in atto implicano la necessità, d’ora in avanti, di mappare la propria filiera e misurarne le performance di sostenibilità per stabilizzare rapporti con i fornitori che rispondano ai valori di sostenibilità su cui l’azienda dichiara di essere impegnata. Questa attività richiede tempo e risorse, incidendo sui processi di valutazione dei fornitori e di acquisto che dovranno integrare anche variabili di sostenibilità. La rendicontazione è la parte finale di un percorso che comincia dalla definizione delle iniziative di sostenibilità rilevanti per l’organizzazione, prosegue con la rilevazione dei dati che consentano all’azienda di stabilire su quali ambiti intervenire per portare avanti un cambiamento reale da rendere trasparente attraverso il reporting. A mio parere, è questo il passaggio-chiave da introdurre in azienda per ottenere una reale riduzione di impatto: integrare variabili di sostenibilità nei processi aziendali, ingaggiando un numero crescente di fornitori in grado di dimostrare le proprie prestazioni orientate alla riduzione degli impatti». Il bilancio non finanziario, infine, coinvolge in maniera diretta i dipendenti dell’azienda, trattandosi di un momento nel quale si possono condividere valori, obiettivi e progetti. Ciò aumenta fidelizzazione, motivazione ed efficienza dei dipendenti, crea un clima di lavoro positivo, rende la gestione delle risorse umane più agevole, attira nuovi talenti. In tale contesto, uno dei trend legati alla sostenibilità sono le società benefit, nato dal movimento americano benefit corporation che ha creato la certificazione B-corp. «In Italia le società benefit, a marzo 2022, erano 1.922 e le imprese certificate B-corp, a maggio 2022, erano 157», rileva Beatrice Scappini, co-fondatrice di IPLUS, società di consulenza, «il cliente finale progressivamente vuole acquistare non solo un singolo prodotto etico e green ma vuole acquistare da un’impresa etica e green che, quindi, giustifichi il proprio agire».

L’accordo di collaborazione Ungdcec – Ecocerved. Accompagnare le imprese nel percorso di misurazione e rendicontazione della sostenibilità, attraverso adeguati strumenti informativi e con un supporto tecnico specialistico in materia. È il principale obiettivo dell’accordo di collaborazione siglato da Fondazione centro studi Ungdcec (organo scientifico dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili) ed Ecocerved, società che opera, a fianco delle Camere di commercio, per assistere le imprese nell’espletamento dei principali adempimenti amministrativi di tipo ambientale.

«L’acquisizione di competenze specifiche nell’ambito della sostenibilità e della rendicontazione è imprescindibile per le imprese e per noi professionisti in un contesto in continua evoluzione come quello attuale», evidenzia Francesco Puccio, presidente Fondazione centro studi Ungdcec, «l’accordo con Ecocerved permette di sviluppare esperienze e consapevolezza al fianco del tessuto imprenditoriale del nostro paese, costituito prevalentemente da pmi».

La partnership è nata in seguito alle attività sviluppate dalla commissione di studio in materia dell’Unione, presieduta da Sara Pelucchi, che sottolinea come sia «importante condividere best practices e coinvolgere le imprese nel percorso da intraprendere verso la rendicontazione di sostenibilità, che richiede un cambio di paradigma e un’analisi specifica per individuare, misurare e rappresentare la strategia e il valore generato dall’impresa dal punto di vista finanziario ma anche secondo parametri ambientali, sociali, legati alla governance di impresa e ai capitali intangibili». Il bilancio di sostenibilità rappresenta per le imprese uno strumento per ampliare o consolidare la propria rete di clienti o ancora per accedere, in via preferenziale, a fondi e finanziamenti.

«Il progetto che stiamo avviando in partnership con le Cciaa ha l’obiettivo di supportare le imprese, in particolare le pmi, che spesso non hanno accesso a proposte calibrate sulle loro dimensioni e capacità», conclude Andrea Acquaviva, direttore generale di Ecocerved.
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