Ape sociale, requisiti facilitati

ISTRUZIONI INPS SULLA PROROGA PER L’ANNO 2022. AGGIORNATA LA LISTA DELLE PROFESSIONI GRAVOSE
di Daniele Cirioli
Ape sociale più facile per chi perde il lavoro. Dal 1° gennaio, infatti, non serve più il decorso di «un trimestre in stato di disoccupazione» per fare domanda dell’assegno di accompagnamento alla pensione. Non solo. Ne può beneficiare, inoltre, anche chi perde il posto di lavoro nel periodo di prova (periodo durante il quale c’è libertà di recesso tra le parti) e chi sia stato licenziato per cessazione dell’attività aziendale. A spiegarlo, tra l’altro, è l’Inps nella circolare n. 62/2022, illustrando la proroga al corrente anno della misura di «pensionamento» operativa dal 2017. Tra le altre novità, il nuovo elenco delle «attività gravose» tra cui maestri elementari, artigiani e personale dei servizi di pulizia.

Mettersi a riposo prima. L’Ape sociale dà la possibilità di mettersi a riposo prima del tempo, in attesa di maturare l’età per la pensione di vecchiaia (oggi pari a 67 anni), a chi ha almeno 63 anni di età e versa in situazione di disagio economico-sociale, mediante l’erogazione di un sussidio mensile il cui importo massimo è di 1.500 euro lordi (a carico dello stato). Queste le condizioni per il diritto: aver cessato l’attività lavorativa; non essere titolare di una pensione diretta; trovarsi in una delle «particolari» situazioni tutelate; far valere un minimo di 30 anni di contributi (36 anni per chi svolge attività cosiddette «gravose»); maturare una pensione di vecchiaia d’importo non inferiore a 1,4 volte l’importo della pensione minima dell’Inps (circa 734 euro mensili).

Le «situazioni» per il diritto. Potenziali interessati all’Ape sociale sono tutti i lavoratori iscritti all’Inps, compresi quelli della gestione separata, che si trovano in una delle situazioni indicate di seguito.

A) Stato di disoccupazione. La prima situazione per il diritto all’Ape richiede il possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni e dello stato di disoccupazione per licenziamento, dimissioni per giusta causa o per risoluzione consensuale, intervenuta nell’ambito della procedura di licenziamento economico, e aver concluso la fruizione dell’intera indennità di disoccupazione spettante (Naspi, Dis-Coll). Rientrano in questa categoria anche i lavoratori il cui stato di disoccupazione deriva dalla scadenza naturale di un contratto a termine, a patto che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro, periodi di lavoro dipendente per una durata di almeno 18 mesi. Fino al 31 dicembre 2021, c’era l’ulteriore condizione che lo stato di disoccupazione fosse in atto «da almeno tre mesi». La legge Bilancio 2022 l’ha eliminata, facilitando l’accesso all’Ape. Inoltre, l’Inps ha precisato che, alla luce della consolidata giurisprudenza, il recesso del datore di lavoro durante o all’esito del periodo di prova, essendo un «licenziamento individuale» dà diritto all’Ape sociale. Come pure lo status dei soggetti disoccupati a causa della cessazione dell’attività aziendale (le sedi Inps stanno procedendo a esaminare le domande alla luce dei nuovi chiarimenti).

B) Caregivers. La seconda situazione per il diritto all’Ape richiede il possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni e, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, l’assistenza al coniuge, alla persona in unione civile o a un parente di primo grado, convivente, con handicap grave (ex legge n. 104/1992); ovvero a parenti di secondo grado (conviventi), qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto 70 anni d’età oppure siano anche loro affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (divorziati). Per individuare le patologie invalidanti, in presenza delle quali la domanda di verifica delle condizioni di accesso all’Ape sociale può essere presentata anche da parenti di 2° grado o affini entro il 2° grado, l’Inps ha spiegato che, in assenza di un’esplicita definizione di legge, si fa riferimento soltanto alle patologie a carattere permanente, vale a dire: patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali; patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

C) Invalidi civili. La terza situazione per il diritto all’Ape richiede il possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni e il riconosciuto dell’invalidità civile di grado almeno pari al 74%.

D) Professioni gravose. La quarta situazione per il diritto all’Ape comprende i lavoratori dipendenti in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni, che alla data della domanda di accesso all’Ape svolga da almeno 7 anni negli ultimi 10, ovvero da almeno 6 anni negli ultimi 7, in via continuativa, una o più delle previste attività gravose (si veda la tabella). Possono usufruire della riduzione del requisito contributivo a 32 anni esclusivamente:

– gli operai edili con contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili e affini (nell’ambito dei codici Istat presenti in tabella);

– i ceramisti con codice di classificazione Istat 6.3.2.1.2;

– i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta con codice di classificazione Istat 7.1.3.3.

Sconto speciale alle mamme. Uno sconto speciale è previsto a favore delle lavoratrici donne e, in particolare, alle «madri»: hanno diritto allo sconto di un anno del requisito contributivo di accesso all’Ape per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni. Ai figli legittimi sono equiparati quelli naturali e gli adottivi. Pertanto, le madri con due figli possono accedere all’Ape con 28 anni di contributi (34 anni, se risultano addette a lavori gravosi), mentre quelle con un figlio con 29 anni di contributi (35 anni per i lavori gravosi).

Due le domande. Il procedimento di riconoscimento e attribuzione dell’Ape sociale prevede la presentazione di due distinte domande, con tempistiche differenti. Per prima cosa occorre il riconoscimento del diritto. Cosa fatta dall’Inps, a seguito di domanda da parte dell’interessato, comunicando: il riconoscimento del diritto all’Ape con indicazione della prima decorrenza utile, ovvero con differimento della decorrenza (in caso d’insufficienza delle risorse finanziarie); rigetto della domanda, qualora non sussistano le condizioni per il diritto. A questo punto, se c’è diritto, il beneficiario può fare la seconda domanda, che è quella di liquidazione. Non c’è un termine; tuttavia, si tenga conto che l’Ape sociale verrà erogata a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Gli effetti delle novità. Attenzione. L’Inps ha precisato che coloro che avevano perfezionato i requisiti per l’accesso al beneficio negli anni precedenti e che non hanno presentato la relativa domanda di verifica, nonché i soggetti decaduti dal beneficio (ad esempio, per superamento dei limiti reddituali) e che intendono ripresentare domanda, devono tener conto delle modifiche intervenute e che sono operative dal 1° gennaio 2022.

Resta fermo, invece, che i soggetti in possesso dell’atto di «certificazione del diritto all’Ape», conseguito negli anni passati, potranno presentare domanda di accesso all’Ape anche successivamente al nuovo termine di scadenza della sperimentazione, cioè il 31 dicembre 2022.
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