Vavassori (Amundi): integrare, ma con benefit fiscale

La previdenza complementare, al di là della volontarietà di adesione prevista dalla normativa, rappresenta sempre più una necessità, anche in considerazione degli effetti sul pil della crisi economica che è derivata dal Covid-19. Quali gli elementi da considerare per costruire una integrazione pensionistica? Ecco il parere di Nadia Vavassori, head of business unit pension saving funds di Amundi sgr.

Domanda. Perché è importante aderire a una forma pensionistica complementare?

Risposta. Attivare la previdenza complementare per sé e per il proprio nucleo famigliare non è più un atto procrastinabile, perché per integrare in maniera consistente l’importo che sarà erogato dalla pensione pubblica sono solo due le possibilità: o si hanno a disposizione grossi importi oppure occorre un arco temporale medio-lungo durante il quale effettuare i versamenti. Possiamo dire che quanto prima si parte, tanto minore sarà lo sforzo lungo il percorso di accumulo e più interessanti e importanti saranno i risultati in futuro. La previdenza complementare copre un rischio economico, ovvero quello di vivere a lungo, con l’obiettivo di erogare una pensione integrativa che consenta di mantenere lo stile di vita di quando si era in piena attività lavorativa.

D. La pandemia ha fatto emergere la differenza tra dipendenti e autonomi. Rivolgendo l’attenzione a questi ultimi qual è il momento giusto per iniziare ad accantonare per la pensione complementare?

R. Sicuramente la pandemia ha ulteriormente aggravato la differenza tra le diverse tipologie di lavoratori, ma in tutti si è fatta strada quella sensazione di precarietà e di incertezza sul futuro che deve essere interpretata come un’opportunità per rivedere le proprie priorità colmando eventuali mancanze: tra le prime, c’è indubbiamente quella di attivare un piano previdenziale per tutelare il proprio futuro. Occorre iniziare subito e anche chi ha un contratto di lavoro non continuativo deve farlo, utilizzando il più possibile soluzioni flessibili che consentano di modificare nel tempo importo e frequenza dei versamenti.

D. Il fondo pensione si arricchisce sempre più anche di un ampio set di servizi e garanzie accessorie. Quali?

R. Facendo un paragone con il ciclo produttivo di un’impresa, possiamo dire che esattamente come questa si tutela dagli imprevisti coprendone il rischio, anche il risparmio previdenziale deve essere coperto nella fase di accumulo da garanzie accessorie che avranno lo scopo di aiutare il completamento del progetto previdenziale al verificarsi di eventi imprevisti. Ad esempio il nostro fondo pensione aperto Seconda Pensione offre tre tipi di coperture assicurative volontarie, annuali e rinnovabili, che si attivano in caso di premorienza o invalidità del sottoscrittore nella fascia di età tra i 18 e 65 anni.

D. Entro la fine dell’anno dovrebbe avere luogo un nuovo intervento di riordino del sistema previdenziale. Quali sono i suggerimenti che darebbe?

R. La previdenza complementare in Italia ha bisogno di nuove risorse con cui essere alimentata. La destinazione del Tfr a partire dal 2007 ha rappresentato senz’altro un primo tentativo di reperire queste risorse, partendo da elementi di reddito già esistenti e per loro natura già differiti nel tempo come erogazione da vincolare alla costruzione della pensione di scorta. Ma questo intervento ha riguardato solo una parte della popolazione attiva e cioè solo coloro che potevano e possono godere di contratti di lungo periodo e stabili. Se si guarda all’evoluzione degli ultimi anni, è evidente come il mercato del lavoro sia attraversato da una profonda trasformazione e questo ripropone la necessità di individuare ulteriori elementi che aiutino tutte le tipologie di lavoratori, ma anche coloro che non hanno ancora iniziato un percorso lavorativo. Innalzare il plafond di deducibilità fiscale, che è fermo a 5.164 euro annuo dai tempi del cambio della lira in euro, consentirebbe di sfruttare l’ottimizzazione fiscale per incrementare i versamenti. Sarebbe efficace anche ridurre ulteriormente la tassazione dei rendimenti degli investimenti previdenziali, con un regime nettamente più favorevole rispetto ad altre forme di investimento finanziario. (riproduzione riservata)

Fonte: