Unipolis: ripensare la mobilità urbana per un futuro più sicuro e sostenibile

In quali città vivranno le ragazze e i ragazzi che oggi si trovano nella fascia degli under 29 e che nel 2060 entreranno gradualmente a far parte della cosiddetta Terza Età? Dal punto di vista della mobilità vivranno in ambienti più sicuri e quindi più sostenibili?

Se lo è chiesto la Fondazione Unipolis, che ieri ha presentato la nuova ricerca “Cambiamo strade, cambiamo futuro”. Attraverso l’utilizzo di proiezioni sulla base dei dati attuali sulla sicurezza stradale esce un quadro allarmante per la generazione che oggi ha meno di 29 ma che nel 2060 si ritroverà anziana, in una Italia in generale più invecchiata.

In Italia, nell’arco degli ultimi due decenni, in particolare dal 2001, data di inizio del Programma d’azione europeo per la sicurezza stradale, un numero sempre minore di persone ha perso la vita o è rimasta ferita a causa di un incidente stradale.

Dal 2001 al 2010, i morti sono passati da 7.096 a 4.114 (-42,4%) e i feriti da 373.286 a 304.720 (-18,9%). Un trend positivo che è proseguito nell’ultimo decennio: in Italia si è registrato un calo dei morti rispetto al 2010 del 23%, più alto del valore medio
europeo (-22%).
Infatti, oggi l’insicurezza stradale – e l’oggettivo non raggiungimento degli obiettivi delle strategie nazionali ed europee che dal 2001 ad oggi si sono succedute – colpisce la società italiana polarizzando il maggior numero delle vittime fra i giovani e gli anziani. Se si proiettano gli attuali dati sulla mortalità stradale fino ai prossimi quaranta anni e si confrontano gli stessi con le tendenze demografiche emerge uno scenario in cui i morti in incidenti con più di 65 anni aumenteranno del 50%, con punte particolarmente elevate fra le persone di 80 anni e oltre che avranno percentuali raddoppiate.

Nel 2060 è previsto un miglioramento del tasso di mortalità per incidenti stradali tra i giovani tra i 15 e i 29 anni. Al contrario, il tasso di mortalità stradale che riguarda gli anziani nel 2060 sarà ancora più alto rispetto ad oggi e da 61 arriverà a quota 100.

In particolare, è previsto un aumento di circa il 10% dei morti e dei feriti fra le persone che hanno tra i 65 e i 79 anni, per poi arrivare al raddoppio dei decessi e delle persone con lesioni fra chi ha 80 anni e oltre.
In sintesi, nel 2060 per le due fasce d’età 65 -79 anni e 80 anni e oltre è previsto un aumento sia nei numeri assoluti sia nelle percentuali di incidenza sul totale delle vittime e dei feriti. Se il trend sopra descritto sarà confermato, l’Italia non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di dimezzamento della mortalità da incidenti stradali né nel 2030 né nel 2050 e, addirittura, le proiezioni al 2060 prevedono un aumento delle vittime della strada over 65.

In un contesto futuro caratterizzato dall’aumento della vita media, da città abitate da quasi la metà della popolazione mondiale, da aree urbane in cui si verificano i tre quarti degli incidenti stradali e quindi di una conseguente maggior presenza di anziani su strade e marciapiedi, va dunque ripensata l’organizzazione degli spazi nei centri urbani.

In particolare, alcune possibili soluzioni sono il ridurre l’utilizzo di auto private in favore dei mezzi pubblici, usare auto meno inquinanti, incrementare le strade a velocità limitata e gli spazi verdi, aumentare le piste pedonali e ciclabili protette, adottare misure per favorire car pooling, car e bike sharing nonché agevolare sistemi tecnologici di regolazione del traffico.
Più in generale, occorre però pensare a un diverso paradigma dello sviluppo in cui la mobilità urbana diventi sinonimo di mobilità sostenibile: una mobilità che dia nuovo ritmo alle comunità urbane, con una rinnovata qualità della vita, più sicura e più in sintonia con l’ambiente.

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